Sondaggi: non vince nessuno, paese ingovernabile - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Sondaggi: non vince nessuno, paese ingovernabile

parlamento-vuotoBersani avanti di cinque punti, ma Berlusconi accorcia le distanze. E’ l’ultima fotografia della situazione offerta dai sondaggi, da quello della Demos, per l’occasion. Il Pd sotto il 30%, il Pdl supera il 20. Sale Grillo., ivario dimezzato tra i principali competitor rispetto alla precedente rilevazione. Monti in lieve calo. E’ evidente, c’è una fascia consistente di elettori, gli indecisi, forse il 30 per cento. Finiranno in braccio a Grillo? Facciamo finta di continuare a pensare ai due schieramenti principali. Il centrosinistra è sempre davanti, come accade da mesi. Ma il centrodestra si è avvicinato. Il margine che divide le due coalizioni principali si è ridotto a 5 punti e mezzo. Non poco. Ma un mese fa il distacco era più che doppio. E dieci giorni fa sfiorava i 10 punti. A due settimane dal voto, dunque, il sondaggio dell’Atlante Politico di Demos presenta una competizione più aperta di quel che, solo in gennaio, si sarebbe potuto immaginare. Tanti fattori in gioco. Lo scandalo Mps ha, sicuramente, creato un clima sfavorevole al Pd. Ha associato l’immagine del centrosinistra al dissesto di una Banca simbolo dell’area rossa. In tempi in cui le banche appaiono simboli (negativi) delle difficoltà incontrate dai cittadini e dalle imprese. Il centrodestra, invece, beneficia del protagonismo di Berlusconi. Le sue “proposte choc”: non sono credibili. Ma, paradossalmente, anche per questo viene preso sul serio, da alcune componenti di elettori. Perché il Cavaliere è “irresponsabile”. Disposto a tutto, pur di vincere le elezioni. Governare, si sa, è un’altra storia. Ma domani è un altro giorno. Si vedrà. Intanto, è da una settimana che si discute di Mps e di rimborso dell’Imu. Con l’effetto di generare un clima d’opinione sfavorevole al centrosinistra. E di “scongelare” gli elettori indecisi. Negli ultimi giorni si sono ridotti di oltre 5 punti. Oggi sono intorno al 25%. Si tratta, principalmente, di elettori delusi, che, in parte, stanno “tornando a casa” (Berlusconi). Difficile non rivedere l’ombra del 2006. La rimonta di Berlusconi, proprio nelle ultime settimane prima del voto. Eppure le differenze, rispetto ad allora, sono evidenti. Nel 2006 si confrontavano due coalizioni che aggregavano praticamente tutti i partiti. Grandi, piccoli e piccolissimi. I due candidati premier disponevano di un buon livello di consenso. Prodi intorno a 40%. L’inseguitore, Berlusconi, al 36%. Oggi Bersani sfiora il 46% (in calo rispetto alla rilevazione più recente). Ma Berlusconi è poco sopra il 24%. Pochino, per chi divide il Paese, da vent’anni.
Oggi vi sono almeno due altri concorrenti, che non hanno possibilità di vittoria, ma sono in grado di complicare il gioco. E, comunque, di svolgere un ruolo importante nel prossimo Parlamento. Monti e la sua coalizione di Centro, in lieve calo, superano, comunque, il 16%. Soprattutto al Senato, è difficile pensare a una maggioranza, senza un accordo con il Professore. Il quale, proprio per questo, marca i confini a sinistra. Polemizza con Bersani. Gli chiede di smarcarsi da Vendola. Per non perdere consensi ed elettori a destra. Per segnare il perimetro del suo spazio politico, lì al centro. E poi ci sono Beppe Grillo e il M5S. Il soggetto politico che ha guadagnato di più, in questa fase. Nell’ultima settimana: oltre 3 punti. Come la fiducia verso il Capo: cresciuta anch’essa di 3 punti, nell’ultimo mese. E di 10, rispetto a dicembre. L’impressione è che la crescita del M5S sia ancora in corso. Il principale rischio è la frammentazione. È il pericolo – evidente – che nessuno, alle prossime elezioni, vinca davvero. E sia in grado, in seguito, di governare. Il rischio, suggerito da questi dati, è l’ingovernabilità. Perché, con questi numeri, è difficile immaginare una maggioranza stabile e solida, soprattutto al Senato. Ma è ancor più difficile misurarsi con le istituzioni e i mercati internazionali. Assumere scelte impegnative e dolorose, per il Paese. Affrontare il malessere sociale. Prodotto dalla crisi economica e dall’anomia politica di questi tempi.
Mancano ancora due settimane. E molto può ancora cambiare. Ma i protagonisti dello scontro sembrano aver già finito le munizioni. Redazione Online News

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Source: Online-news.it

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