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Guai (giudiziari) grossi per Michele Baldi, l’uomo nuovo del clan Zingaretti

Nicola Zingaretti (a sin.) abbracciato a Michele Baldi, capolista della sua lista, oggi rinviato a processo

Nicola Zingaretti (a sin.) abbracciato a Michele Baldi, capolista della sua lista, oggi rinviato a processo

Lassù qualcuno non ama il governatore Zingaretti, inseguito dai media come una muta di cani insegue la selvaggina. E’ un continuo rinfacciare consulenze, sprechi, assunzioni dirigenziali in eccesso e senza necessità. Ma ora c’è nuovamente il fuoco amico, come qualche mese fa. L’Espresso picchia di nuovo, e lo fa con perfida delicatezza: ci si capita per caso sul pezzo di Clemente Pistilli parcheggiato tra le pieghe della foliazione on line. Imputato l’uomo di Zingaretti, richiesto il rinvio a giudizio per Michele Baldi, capogruppo in Regione della lista del governatore del Pd, sotto inchiesta per aver presentato firme false in occasione delle elezioni. E’ l’ennesimo personaggio della cerchia di Zingaretti ad avere a che fare con la magistratura. L’immagine di una giunta votata alla pulizia e alla trasparenza è molto, molto appannata.

Non più indagato, ma imputato, scrive Pistilli. La Procura della Repubblica di Perugia è andata avanti nell’inchiesta sul consigliere regionale Michele Baldi, capogruppo nel Lazio della “Lista civica Nicola Zingaretti”, passato da un polo all’altro, da esponente di An a uomo di fiducia del governatore di centrosinistra. Il sostituto procuratore Manuela Comodi ha chiesto il rinvio a giudizio del politico, accusato di aver presentato firme false per candidarsi presidente sempre alla Pisana nel 2010, con il “Movimento per Roma e per il Lazio”, finito nei guai per essere stato indicato tra i sottoscrittori anche un gip di Latina che, scoperto il falso, denunciò tutto alla Digos.

Il 29 ottobre il giudice Lidia Brutti deciderà se disporre un processo per Baldi. Non è roba da poco. E c’è da dire che Zinga ha una particolare abilità nel mettersi nei guai da solo. Non basta la valanga di fedelissimi trapiantati dalla Provincia in Regione. C’è dell’altro. Perché tirarsi dietro Michele Baldi, che pure ha ramazzato 14mila preferenze alle Regionali dando un solido contributo al candidato governatore? Baldi è in politica da sempre, a Roma. Prima nei consigli circoscrizionali, in Campidoglio e infine in Regione, militando prima in Alleanza Nazionale, poi in Forza Italia, fondando la civica “Movimento per Roma” e approdando infine nel centrosinistra, primo nella lista che porta il nome di Zingaretti, eletto e capogruppo della stessa in consiglio regionale.

Una carriera lunga trenta anni, unita a quella presso l’Ufficio esteri del Credito Romagnolo, nel CdA di San Paolo Factoring, di Efibanca, nella Banca di Credito Cooperativo di Roma e a lungo nel Consiglio di Amministrazione della AS Roma. ” Tra politica, calcio e banche, al capogruppo è arrivata però anche qualche grana giudiziaria – scrive l’Espresso – Nel 2010 Baldi tentò di strappare la poltrona a Renata Polverini. Voleva diventare presidente della Regione Lazio con il “Movimento per Roma”, ma le firme raccolte per presentare la lista finirono sulla scrivania della Digos di Latina. Il gip Nicola Iansiti scoprì per caso di essere tra i sottoscrittori di quella lista insieme ai suoi familiari, tra cui la figlia Serena, un’attrice, senza che il magistrato e i suoi cari avessero mai firmato per quel partito. Il giudice, coordinatore dell’ufficio gip di Latina, presentò una denuncia, i poliziotti scoprirono che anche altre firme erano false e, essendo coinvolto un magistrato, il caso finì a Perugia. Chiuse le indagini, il pm Comodi, convinta della responsabilità di Baldi, ha chiesto il giudizio per lui e per un consigliere provinciale del Partito democratico di Latina, Mario Cassoni, che autenticò gli atti incriminati. Il consigliere regionale è accusato di falsità in scrittura privata, visto che sedici persone hanno disconosciuto le firme apposte sui documenti utilizzati per presentare la lista, e Cassoni di violazione della legge elettorale, per avere dichiarato falsamente che quelle firme erano state apposte in sua presenza.

Il prossimo 29 ottobre, a Perugia, il giudice Lidia Brutti deciderà se rinviare i due imputati a giudizio. In quella data Baldi e Cassoni potrebbero però anche chiedere un rito alternativo ed essere così processati dallo stesso giudice Brutti. Una grana per il consigliere regionale, che nel suo primo intervento alla Pisana aveva sostenuto: “Lanciamo una grande sfida per la legalità”. E bravo Pistilli. Ora come ne verrà fuori Zingaretti-faccia-di-bronzo?

a cura della Redazione

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