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Blitz della Lorenzin al S.Camillo, ‘eccellenza’ con bagni in tilt

LORENZIN SANCAE’ una Beatrice Lorenzin ‘in incognito’ quella che, questa mattina, è entrata nell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma. In jeans, maglietta e giacca, il ministro della Salute si è diretta, a piedi, innanzitutto al Pronto soccorso: ”Voglio vedere, da comune cittadina, come funzionano i nostri ospedali”.  Al Pronto soccorso, alcune decine di persone erano in attesa. Un tabellone elettronico segnala i codici verdi, gialli e rossi, in attesa o in visita. Quindi una ‘puntata’ ai bagni: su tre uno solo è funzionante, mancano la carta e il sapone per le mani.  ”Inaccettabile”, commenta Lorenzin, ”considerando l’alto tasso di infezioni nei nosocomi”. Una donna è lì dalle 4 di questa mattina: il ministro le parla e quindi va a chiedere notizie del marito della signora, in osservazione. Il punto, dice, è ”che qui, come altrove, i medici fanno un lavoro straordinario, ma poi il resto è spesso abbandonato a se stesso”. Il nodo, però, è sempre quello dei tagli: ”Stiamo razionalizzando al massimo – spiega Caterina Amodeo, direttore sanitario – ma ora dobbiamo lavorare ‘col bilancino’. Il sapone? Con i tagli della Spending review abbiamo ridotto le remunerazioni alle ditte, e queste risparmiano su di noi”. La ‘colpa’ è anche nel ”sistema contorto”: spesso le ditte in appalto per i servizi sono in regime transitorio e ciò va appunto a discapito del servizio.

Il ministro ascolta, quindi decide di visitare la Cardiochirurgia, ‘fiore all’occhiello’ del nosocomio a livello nazionale. Un’eccellenza riconosciuta: il S.Camillo si colloca infatti al 5/o posto in Italia per la qualità del reparto cardiochirurgico, secondo il Piano esiti del ministero. Eppure i problemi sono tanti e gravi: manca il personale a causa del blocco del turn-over (si sopperisce con lo straordinario a ‘titolo gratuito’) e le tecnologie sono obsolete. In media, nel reparto si facevano 1000 interventi al cuore l’anno; quest’anno sono stati solo 500, con una lista di attesa di 8-9 mesi. La causa? ”Mancanza di personale e risorse. Da 4 mesi – spiega il primario, Francesco Musumeci – la cardiochirurgia è chiusa per ristrutturazione. Tanti i ritardi. Speriamo di poter riprendere presto”.Ma i passi avanti ci sono stati: ”Da 200 mln di indebitamento al 31/12/2010 – spiega il direttore generale Aldo Morrone – ora siamo a -135 mln, ciò grazie ai controlli sugli acquisti di beni e servizi e la lotta agli sprechi”. Una mattinata da ‘semplice cittadina’ per toccare con mano i problemi reali. Problemi che Lorenzin ha tutta l’intenzione di affrontare: ”Il nodo del blocco del turn-over è uno dei punti del Patto per la salute, che contiamo di approvare entro dicembre”, dice ai medici. Quanto alle fondamentali carenze in infrastrutture e tecnologie, si tratta di un fattore ”cruciale, anche in vista della sfida della sanità transfrontaliera”, osserva il ministro. Per questo, non si può non intervenire: ”Nella legge di stabilità – annuncia – ho chiesto 2 mld di euro da finalizzare proprio alle infrastrutture ospedaliere italiane”.

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