E’ bufera sulla selezione dei nuovi direttori generali. Tutto da rifare? - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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E’ bufera sulla selezione dei nuovi direttori generali. Tutto da rifare?

refgghiE’ bufera sulla selezione dei nuovi direttori generali, e  per la Giunta Zingaretti  forse qualche nuova grana in arrivo. Dunque c’è una pioggia di interrogazioni sulle procedure adottate  per scegliere i nuovi manager di Asl e ospedali. Gli aspiranti pare siano scesi a 180 (dai 581 iniziali)  con uno screening effettuato  dai tre commissario dell’Agenas  (sempre questa agenzia di mezzo, sulla cui terzietà si potrebbe discutere a lungo); sulla base delle ovvie discriminanti  come l’esperienza manageriale specifica almeno quinquennale, i risultati conseguiti in tale esperienza in quanto a conti e a budget. E sabato  prossimo per questi 180 ci sarà nella sede di Roma Tre un inedito test attitudinale scritto. Ciò che può far sorridere, visti i curricula dei sopravvissuti alle selezioni, ma che evidentemente servirà a chi deve fare le scelte finali per escludere questo o quello.  Ma la tensione cresce, ed è ovvio, visto che la pattuglia dei prescelti alla fine dovrà realizzare sul campo la politica decisa dalla Giunta. E arrivano le interrogazioni dell’opposizione, durissime e articolarte. Il capogruppo Pdl in Regione Luca Gramazio solleva dubbi sulla regolarità dell’avviso pubblico (criteri aggiuntivi introdotti dopo la presentazione dei curricula). Si può inficiare tutto a questo punto della partita? Gramazio suggerisce a  Zingaretti di riaprire la selezione o di scegliere lui direttamente e pubblicamente le persone adatte.   I grillini Davide Barillari e Devid Porrello dal canto loro denunciano la presenza tra gli idonei di due rinviati a giudizio, chiedono informazioni sul lavoro svolto dalla commissione per la selezione dei candidati e i criteri di scelta dei commissari medesimi.  Paventano scarsa chiarezza e irregolarità pesanti. La Regione fa orecchie da mercante, tutto regolare.  Il paradosso è che per legge Zingaretti poteva fare le sue scelte da solo, in cinque minuti, senza ipocrisie, senza mettere in piedi questo circo. Valli a capire i politici.

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