Schiaffo in faccia al Modello Roma. Per ogni romano 4mila euro di debiti - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Schiaffo in faccia al Modello Roma. Per ogni romano 4mila euro di debiti

RomaGli ultimi dati sanciscono il record negativo della regione che al 30 settembre 2013 ha accumulato 22 miliardi e 228 milioni di debiti: il triplo degli abitanti di regioni più virtuose. Il “keynesismo de noantri” non ha prodotto sviluppo sul territorio, il nuovo debito è servito per finanziare una spesa corrente fuori controllo. Nascosti, ma neanche troppo, si alimentano problemi irrisolti, dalle abitazioni ai trasporti, mentre crescono le sacche di povertà e il disagio. Quanto di più lontano da un modello di sviluppo sostenibile.
Buchi nel bilancio, il rischio default, enti locali e società pubbliche trasformate in carrozzoni succhiasoldi e con management inadeguate: il lascito del ventennio horribilis finisce sotto la lente del quotidiano economico Italia Oggi che realizza una analisi dettagliata del Modello Roma mettendo a confronto le azioni degli amministratori capitolini, il pil e le spese.
La requisitoria parte dal 1993, quando al Campidoglio salì il quarantenne Francesco Rutelli, fino ad arrivare agli ultimi dati del ministero dell’economia che sanciscono il record negativo della regione di Roma che al 30 settembre 2013 ha accumulato 22 miliardi e 228 milioni di debiti: vale a dire che per ripagare i debiti degli enti locali ogni cittadino dovrebbe sborsare 3993 euro, il triplo degli abitanti di regioni più virtuose come l’Emilia-Romagna e la Lombardia che hanno rispettivamente 5 e 12 miliardi di euro di debiti.
Il “keynesismo de noantri” non ha però prodotto sviluppo sul territorio. La crescita economica di Roma e della sua regione non è stata significativamente diversa da quella del Nord Italia, nonostante il prodotto interno lordo della Capitale sia più alto di quello nazionale, ma comunque inferiore a quello di Milano che come abbiamo visto produce un debito minore, risultando molto più virtuosa. I dati evidenziano quindi come il nuovo debito è servito per finanziare una spesa corrente fuori controllo.
Un fallimento del cosiddetto Modello Roma che nel 2004 l’allora primo cittadino Valter Veltroni aveva modo di decantare come baluardo contro una crisi di cui allora non si vedevano che qualche lieve preambolo. Doveva essere un Modello sinonimo di concentrazione e di un’amministrazione che ispiri fiducia e attragga investimenti: a conti fatti non è andata così. Un ventennio dopo la sua ideazione ha partorito tanto nuovo debito pubblico e molto meno sviluppo economico, ma anche il primato del dirigismo centralista sullo spirito del mercato. Nascosti, ma neanche troppo, si alimentano parecchi problemi irrisolti, dall’abitare ai trasporti, mentre crescono le sacche di povertà e il disagio. Quanto di più lontano da un modello di sviluppo sostenibile.

email

Bisogna effettuare il login per inviare un commento Login