Il mostro che fa cassa - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Il mostro che fa cassa

Tredici anni e quattro sindaci dopo la delibera - adottata all’unanimità dal consiglio comunale dell’epoca che prevedeva il suo abbattimento - il “mostro” della Tangenziale Est resiste ancora e serve a “fare cassa”. Avvisi difficilmente traducibili ne vietano il transito notturno e centinaia di automobilisti ci cascano e si ritrovano multe salate da pagare.

tangenziale-est-300x209Il “mostro” dopo 13 anni e quattro sindaci non è stato ancora abbattuto. E’ il tratto della Tangenziale Est che nel 1975 fu costruito con travi d’acciaio e piloni di cemento, conosciuto con il nome di sopraelevata, compreso tra viale Castrense (San Giovanni), la circonvallazione Nomentana, via Prenestina e la circonvallazione Tiburtina . Da due anni quella strada è controllata da Sirio Ves 1.0, una telecamera in grado di fotografare i veicoli privati che violano l’ordinanza del sindaco, il divieto di accesso dalle 23 alle 6, sette giorni su sette. La chiusura notturna sarebbe utile per tutelare la vivibilità dei cittadini che abitano negli edifici a ridosso della Tangenziale. Invece possono derogare al divieto di transito i taxi, gli autobus e le ambulanze. Insomma, un traffico niente male al contrario di quanto promesso. In effetti, la sopraelevata, per l’amministrazione comunale sarebbe una sorta di “Pozzo di San Patrizio”. A chi non è mai capitato di entrare distrattamente sulla rampa della Tangenziale senza rendersi conto del divieto? Pensiamo anche a chi non abita nella metropoli romana. Ci casca come un pero, perché i cartelli (di notte la vista è meno aguzza) sono talmente piccoli che quando si legge il divieto si è già dentro per essere automaticamente “pizzicati” e multati all’istante. Migliaia, del resto, sono le multe elevate in quelle sette ore di chiusura ogni giorno che vanno a rimpinguare le casse del comune di Roma. Entrate sicure a cui il Campidoglio non vorrebbe certo rinunciare. Peccato, però, che il Campidoglio sia inadempiente. Sono trascorsi più di 13 anni da quel 20 luglio 2000, momento esatto in cui l’intero consiglio comunale ritenne opportuno votare a favore la delibera per eliminare la sopraelevata di S. Lorenzo dal Cimitero Verano a Viale Castrense e a Via Prenestina. Fu la giunta Rutelli a decidere che, finalmente, “il mostro” potesse essere demolito e realizzare un nuovo assetto viario. Dopo oltre un decennio non solo non è accaduto nulla per la nuova rete viaria, ma alcuni consiglieri che all’epoca sedevano gli scranni dell’Aula Giulio Cesare e decisero l’abbattimento della Tangenziale Est, oggi sono di nuovo in Campidoglio accanto al sindaco Ignazio Marino. I nomi? Enzo Foschi, Luigi Nieri, Silvio Di Francia. A parte Foschi che poi ha preso la strada del consiglio regionale, Nieri e Di Francia sono rimasti a governare il comune di Roma poi con la giunta Veltroni per altri otto (lunghi) anni. C’è da dire che la protesta dei residenti, negli anni, si è fatta piuttosto rabbiosa e quei politici non hanno avuto scrupolo di cavalcarne la rabbia e la speranza. Esempi? Il 13 dicembre 2001, a Repubblica, l’attuale vicepresidente del comune di Roma, dichiarava: «L’assessore Nieri promette: la abbatteremo», Il Corriere della Sera il 3 aprile 2001 titolava:«Demoliremo la sopraelevata. Veltroni: non è degna di una società civile», e ancora, i giornali dell’epoca erano piuttosto espliciti: La Repubblica, 8 dicembre 2000, metteva in risalto anche il finanziamento previsto: «Addio sopraelevata. Dalla finanziaria 20 miliardi per abbatterla». Nel 2004 il progetto. Passano “soli” quattro anni. La tecnica individuata dal Campidoglio per l’abbattimento delle rampe era quella dell’affettatrice: con i ponteggi mobili a protezione dei tram e del traffico sottostante, che avrebbero consentito appunto di affettare la strada che oggi poggia sui piloni. Alternativa alle sopralevata, invece, sarebbe stata l’allargamento della Prenestina da largo Preneste a Porta Maggiore: la corsia preferenziale dei bus restava, ma il doppio senso di marcia avrebbe permesso di smaltire verso il centro e senza intasamenti i 2000 veicoli, che (numeri dell’epoca) utilizzano come scorciatoia quei 750 metri di sopraelevata. Il costo era previsto in 10 milioni di euro. Un progetto che comprendeva anche il restyling di strade, marciapiedi, cassonetti, parcheggi, panchine e alberi. Lo aspettiamo da 13 anni. Il Campidoglio spieghi perché i cittadini meritano solo di essere multati su quel tratto e chi li amministra può essere inadempiente e non pagare mai. Stefania Pascucci

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