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ENOTECHE DI ROMA/ Centro-vini Arcioni, il negozio di dolciumi che diventò un’enoteca che diventò un brand

arcioni-248x300Gli americani direbbero che i fratelli Arcioni – Claudio, Marcello, Massimo – sono “all about business”. Visitando il centro–vini di via Nemorense 57 (angolo con Piazza Crati), o semplicemente raggiungendoli al telefono, li si trova costantemente indaffarati. Non è un caso che oggi dirigano un piccolo impero eno-gastronomico di cui l’enoteca (comunque tra le migliori nella Capitale) è “solo” la colonna portante. Il padre Mario, nel 1932, abbandonò la professione di orafo e aprì un negozio di dolciumi in una zona che all’epoca confinava con l’aperta campagna – Piazza Crati era l’ultimo baluardo cittadino prima dei campi. Ai dolci, nel tempo, si aggiunsero il caffè, il gelato artigianale e una selezione di altre delicatezze. L’iniziale crescita del locale fu interrotta dalla seconda guerra mondiale (Mario combattè e passò anche un periodo di prigionia) dopo la quale si dovette sostanzialmente ripartire da zero. Il negozio, però, riprese rapidamente quota e nel 1956 la nuova generazione di Arcioni iniziò il proprio tirocinio. La freschezza di idee della gioventù diede presto i suoi frutti. Claudio e Massimo intravidero nel vino in bottiglia un’opportunità commerciale importante. Iniziarono a girare la Francia e il Nord Italia alla ricerca delle prime etichette e nel 1967, nella cantina del Bar Torrefazione del padre, aprirono l’enoteca Arcioni, tra i primi a Roma. Fu un’idea vincente: da quel momento il locale crebbe rapidamente, anche grazie al boom delle cantine imbottigliatrici nel corso degli anni 70, e il nome degli Arcioni iniziò ad essere accostato al vino di qualità. Ciò che si vede oggi è un ampliamento – un’evoluzione nel solco della tradizione – di quel nucleo iniziale. Il locale è stato ingrandito e migliorato sia nella parte dell’enoteca, sia in quella di dolciumi e torrefazione (dove spicca un grande banco frigo di gelato artigianale). I tavolini all’aperto su Piazza Crati mettono voglia di accomodarsi. Nell’enoteca le bottiglie di vino (più di 1500 etichette) sono suddivise per regione, in grandi scaffali che coprono le pareti fino al soffitto – notevole la selezione di champagne. E’ anche presente un vasto assortimento di distillati, rhum, whisky, birre artigianali, liquori. Salta all’occhio l’attenzione al packaging, di cui Claudio Arcioni è il principale motore, grazie all’esperienza acquisita in giro per il mondo, dalla Francia alla Russia. Non a caso uno dei settori dell’attività, oggi, è il reparto cosiddetto “Arcidoni”, che vende articoli da regalo legati agli “oggetti del bere” nella loro più ampia accezione: il locale a ciò dedicato si trova letteralmente a pochi passi di distanza dal centro-vini, ed è affidato a Gabriella, consorte di Massimo. Vi si trovano anche accessori per la casa, suppellettili. stoviglie di pregio, e ovviamente qui si preparano con stile cesti e confezioni regalo per presentare al meglio i prodotti acquistati due portoni più in là. Non è l’unica attività “a latere”. Gli Arcioni si occupano della distribuzione per alberghi, ristoranti ed enti, e svolgono attività di consulenza per gli stessi soggetti riguardo il vino, gli amari e i distillati. Oramai è in gioco anche la terza generazione degli Arcioni: i nipoti di Mario sono già parte attiva dell’attività di famiglia. Dal ’93 (anche in questo caso gli Arcioni sembrano aver anticipato la moda) Jacopo e Andrea gestiscono il wine bar di Via della Giuliana – un tempo vecchia fiaschetteria di quartiere – portando avanti la cultura della mescita di qualità e celebrando il rito tutto italiano dell’aperitivo. Massimiliano, invece, gestisce l’agenzia di rappresentanza e distribuzione vinicola, creata nel ’72 dal padre Massimo, che oggi ha preso il nome di “Brindarte” e opera sul territorio di Roma e Provincia. Riassumendo, gli Arcioni vendono vino al calice, al dettaglio, all’ingrosso, fanno consulenze sul vino e rappresentano brand vinicoli. Si diceva, appunto, “all about business”. Lorenzo Marziali

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