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Povero Cavaliere, ha la patente di leader ma non il passaporto

berlusconiPovero Cavaliere, ha la patente di leader ma non il passaporto. In queste giornate confuse, di scioperi, forconi, risse parlamentari e televisive, di imbarbarimento generale, Silvio Berlusconi riesce quasi ad intenerire. Ha un partito, lo paga e se lo gestisce, si agita, proclama, interagisce attraverso i media. Cerca alleanze con i suoi più acerrimi nemici. Con scarsi risultati. Potrebbe essere ai domiciliari, in attesa dell’affidamento ai servizi sociali, ma nessun magistrato si azzarda a fare scattare le manette. La patente di leader politico, per giocare nel cortile di palazzo Grazioli, gliela lasciano volentieri, convinti che non possa nuocere al paese: ma quando il Ppe lo invita (e conoscendo il cavaliere quell’invito sarà stato costruito ad arte) a Bruxelles ci si accorge che il viaggio dipende dalla benevolenza dei giudici. Che da diverse settimane ormai gli hanno ritirato il passaporto. E che hanno dovuto scegliere se applicare la legge o meno. Decisione neanche tanto sofferta, e il cavaliere se l’è presa, toccando per la prima volta con mano la precarietà della sua situazione. Lui pensa alla revisione del processo e si rammarica pubblicamente che non si farà in tempo per la prossima campagna elettorale. Peccato

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