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All’Ares 118 i conti non tornano più, M5S all’attacco

ares-118I conti non tornano più all’Ares 118, l’azienda regionale dell’emergenza sanitaria. La gestione pubblica delle ambulanze ha fatto tilt. In un solo anno il buco di bilancio è incredibilmente raddoppiato, dal 2011 al 2012 la perdita di esercizio è passata da 8 milioni a 17 milioni di euro. Causa principale sarebbe la disdetta della convenzione con la Croce Rossa italiana, in realtà il ricorso al trasporto privato in convenzione e le chiamate a “spot”, per quelle associazioni che “prestano” le
ambulanze al 118, ha fatto registrare un incremento annuo dei costi fino a 13 milioni. Il servizio è, invece, peggiorato. Aumentano i casi in cui si muore d’infarto in attesa di una risposta dalla centrale operativa e dell’arrivo dell’ambulanza. Eppure i tempi sono stabiliti dalla legge. L’auto medica in città deve arrivare entro 8 minuti dalla chiamata e non superare i 20 per le zone extraurbane, ma la mancanza di mezzi e operatori del soccorso mette decisamente a rischio la vita delle persone che devono essere trasportate con urgenza in ospedale. Una situazione drammatica e inquietante. Problema tecnico o politico? La politica, da destra a sinistra, d’altronde, da sempre ha svolto un solo “lavoro”, provvedere alla spartizione del potere amministrativo: accade anche all’interno dell’Ares 118, con la scelta dei nomi della terna dei manager: dal direttore generale al direttore sanitario, al direttore amministrativo. Meritocrazia? Certa è la contiguità con il politico protettore del nominato. Fino a qualche settimana fa a governare il 118 Antonio è stato Antonio De Santis, voluto dal Pdl romano alla carica di direttore generale. Rossella Carucci ora ricopre due cariche alla centrale di via Portuense: “facente funzioni” di direttore generale e direttore sanitario. Candidata a Formia per il rinnovo del consiglio regionale nel marzo 2010 (prese 24 voti) con la lista Polverini, fu premiata dalla stessa governatrice che la volle all’azienda regionale dell’emergenza sanitaria per il secondo posto nella gerarchia aziendale. Il caso più interessante è quello dell’attuale direttore amministrativo dell’Ares, Giosuè Calabrese, piazzato lì nel maggio2011 a decidere di appalti, assunzioni e soprattutto a far quadrare i conti, dall’Udc che fu, quella di Cesa e Ciocchetti, all’epoca vicepresidente della giunta Polverini. Calabrese proviene da un piccolo comune reatino, è un ex impiegato di banca. Fulminato dalla politica negli anni Novanta, sarà presidente della Provincia di Rieti per quasi un decennio (1995-2004), poi si farà ancora rieleggere in consiglio per diventarne poi presidente (fino al 2009). Passa dalla casacca della Margherita- Pd a quella dell’Udc. L’ex presidente della Provincia di Rieti rimane “disoccupato” solo due anni, poi il buon Ciocchetti gli trova una nuova poltrona: direttore amministrativo all’Ares 118. Quel posto, però, come prescrive la legge, dovrebbe essere riservato ad un vero tecnico e non certo ad un impiegato della politica come Calabrese. Gli effetti? Il bilancio e i conti dell’emergenza sanitaria sono in profondo rosso, i due bandi per la gara dell’assegnazione del servizio precedentemente svolto dalla Croce Rossa sono stati bocciati dalla Regione Lazio, il sistema laziale dell’emergenza stenta a ritrovare la strada dell’efficienza di qualche anno fa. Insomma le cose non vanno, i conti sono poco chiari, la gestione lascia a desiderare. E gli effetti sul territorio si vedono. Il Movimento5Stelle alla Regione Lazio, Davide Barillari in testa, ha aperto un fronte di indagine sulla Azienda regionale per l’emergenza inventata da Storace, vuole vederci chiaro nella vicenda della centrale del soccorso; da qualche tempo il consigliere regionale indaga, chiede documenti, bilanci, fa domande (come al solito) “scomode” a chi è abituato a gestire l’Ares come una azienda personale. E tra qualche giorno lo stesso Barillari – che è anche componente della commissione sanità alla Pisana – presenterà un pacchetto di interrogazioni a risposta scritta sulla questione Ares al presidente della giunta Nicola Zingaretti. Sarebbero segnalati, dagli stessi operatori del 118, diverse anomalie: casi di gestione fuori dalle regoleper il personale impegnato, soccorritori senza alcun contratto di lavoro costretti ad effettuare 20 turni al mese da 12 ore, spesso senza pause di riposo. Scandalosa sarebbe la mancanza di formazione o quei corsi effettuati senza un vero contenuto.
Ancora, non sarebbero chiari i requisiti della selezione dei soccorritori (anche se la Conferenza Stato-Regione ha fissato regole precise per l’assunzione). Non ci sarebbero controlli tra gli infermieri, molti dei quali non risulterebbero iscritti all’ordine. Scorrendo i testi delle interrogazioni un particolare inquietante balza agli occhi. «Non esiste una lista attendibile di operatori presenti nelle ambulanze che hanno l’abilitazione – scrivono Davide Barillari e Devid Porrello – all’uso del defibrillatore o di altri documenti che attestino la formazione degli operatori». Affidarsi a questa sanità può essere pericoloso? E’ d’obbligo augurarsi che la Giunta dia risposte chiare su una questione che riguarda la salute dei cittadini, ed eviti di adottare il classico comportamento del rinvio perenne “al prossimo consiglio” come usa solitamente fare il presidente del consiglio regionale Leodori. Una scusa per non rispondere. Per non chiarire. Stefania Pascucci

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