Dove va la Casa del Jazz? - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Dove va la Casa del Jazz?

Casa del JazzChe succede alla Casa del jazz? L’interrogativo, purtroppo, è tutt’altro che retorico anche perché i segnali provenienti da quelle parti sono poco incoraggianti.

Ma procediamo con ordine. Alla fine di dicembre è scaduto il contratto di Giampiero Rubei quale direttore della struttura; tale scadenza non è certo piovuta dall’alto, era nota da tempo e quindi il Comune avrebbe potuto pensarci per tempo; invece, come al solito si nicchia, si perde tempo. Al momento i nomi che si fanno per la successione a Rubei sono soprattutto tre: Luciano Linzi, produttore discografico di vasta esperienza che già diede buona prova di sé come primo direttore della Casa del jazz;   Paolo Damiani, contrabbassista, responsabile del dipartimento jazz presso il Conservatorio di  Santa Cecilia; Filippo Bianchi, giornalista, scrittore, organizzatore. A questi vanno aggiunti Flavio Severini (ma un suo passaggio dall’Auditorium mi sembra poco probabile) e Marco De Persio la cui candidatura è stata promossa dalla “Associazione Culturale Controchiave” (ma anche in questo caso dubito che ci sia una pur minima possibilità di successo). Insomma i candidati rimangono i tre sopra citati, sulle cui competenze non credo ci sia alcunché da obiettare… Peccato che ad accomunarli sia un solo elemento: il fatto di essere più o meno smaccatamente targati “sinistra”. Come al solito i politici predicano bene e razzolano male, malissimo; in sede di campagna elettorale il neo sindaco Marino aveva blaterato di professionalità di competenza, di merito; e adesso che fa? Anche quando si tratta di procedere ad una nomina di non grossa rilevanza dal punto di vista politico, una nomina che dovrebbe essere guidata solo da parametri tecnico-professionali,  guarda solo all’interno della propria parrocchietta. Adesso qualcuno potrà pensare che sto scrivendo queste note per interesse personale avendo lavorato molto alla Casa del jazz sotto la gestione Rubei. Ebbene, chi pensa ciò, o è in malafede (ipotesi assai probabile) o è poco informato: ricordo che sono stato uno dei pochissimi giornalisti – se non l’unico – a criticare Rubei (e gli scritti rimangono) per un evidente conflitto di interesse e sono stato l’unico giornalista , nel corso di una conferenza stampa al riguardo, a chiedere espressamente conto e ragione di questa nomina, sentendomi rispondere dall’allora assessore Croppa “Rubei è, senza discussione, l’uomo giusto al posto giusto”. Insomma nessun interesse personale ma solo il gusto di guardare e riferire le cose così come sono.

Ma purtroppo i guai della Casa del jazz non si fermano qui; la settimana prossima torneremo sull’argomento e ne vedremo ancora delle belle. Gerlando Gatto

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