Abbiamo toccato il fondo - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Abbiamo toccato il fondo

Marino aveva promesso grandi cose con il piano-tombini, soldi spesi, interventi 25mila sul mezzo milione necessario. Una goccia nel mare. Dimissioni? Neanche a parlarne. Ora si è accentuata l’emergenza-buche. Ma non c’è un euro

pag.1_04Abbiamo toccato veramente il fondo, questa volta. E’ stato un week pesante, pesantissimo per Roma, per le aree della provincia messe alle corde da un’ondata di maltempo devastante. Ci vorrà tempo per rimarginare le ferite, per rimettere in ordine le cose. Perché alle ferite sul territorio, ai danni materiali e psicologici di decine di migliaia di persone si aggiunge il danno sociale, politico. Abbiamo toccato il fondo ma qualcuno ci ha lasciato affondare. Continua il balletto indecente dell’”a nostra insaputa”, dello scarico di responsabilità. Dopo il disastro – che i giornali hanno ampiamente e drammaticamente illustrato nei giorni scorsi – la devastazione delle inchieste avviate dalla Amministrazione. La macchina della Protezione Civile si è mossa in ritardo, ci hanno informato male, avevano sottovalutato la violenza e l’impatto del fenomeno. E le aree lasciare scoperte, abbandonate a loro stesse, e finite sott’acqua; e gli sfollati, e le idrovore mal funzionanti.  Qualcuno ci ha provato subito. Tutta colpa della passata amministrazione, che non ha provveduto a correggere errori e situazioni a rischio, che ha tollerato abusi e condotte illecite, che non ha mantenuto oliata e in efficienza la macchina deputata a gestire le emergenze come quella che la capitale ha dovuto affrontare nel fine settimana. Un film già visto. Le gag di Alemanno che spalava la neve, che imprecava contro la Protezione Civile e invocava l’esercito. Ci ha rimesso le penne e non è stato rieletto, il sindaco di allora. Ma Marino nella sua inossidabile presunzione non ha fatto una piega, grottesco nei suoi stivali nuovi di zecca, a coordinare i soccorsi come in camera operatoria. E’ riuscito anche in questa occasione a dire un mare di sciocchezze, di banalità, lamentando di non poter fare di più. Il suo cerchio magico è abituato ad altre emergenze, non sa che fare con anfibi e teli cerati anti-pioggia, i suoi controllori della Cabina di Regia in Campidoglio si sono defilati, a loro tocca la politica, non la lotta all’acqua che cresce e tutto porta via. Adesso mentre ilCampidoglio chiede aiuto e solidarietà all’amico e sodale  governatore Zingaretti ( ce lo regali uno stato di emergenza?) scatta la resa dei conti, mentre i nodi di una crisi politica vengono al pettine. Così il Pd e Sel rischiano la faccia, ma anche i voti di una opinione pubblica esasperata e preoccupata di essere finita nelle mani di un gruppo di apprendisti stregoni. Ma come salvare capra e cavoli? Come convincere i romani che non è successo niente, che poteva andare anche peggio, che si è fatto il possibile quando è evidente il contrario?  E’ il tempo delle indagini, della ricerca di un capro espiatorio. Il sistema comunale di protezione civile è andato a regime con 24 di ritardo, non c’è stato un reale coordinamento.  Eppure gli uomini si sono prodigati oltre il limite, la solidarietà, l’abnegazione non sono mancate.  In sostanza l’allarme non è scattato subito, le idrovore hanno funzionato male, tombini, pozzetti e fogne non hanno fatto il loro dovere. Ottocento pagine di manuale pubblicato sul sito della Protezione civile capitolina non sono state evidentemente digerite. Caccia al colpevole, come sempre, e autocritica mai. La parola dimissioni non viene nemmeno sussurrata nei corridoi e negli uffici del Campidoglio, ci mancherebbe altro.  E pensare che  c’era stato un piano tombini, che per mettere a norma e in sicurezza un sistema erano stati messi sul piatto tre milioni e mezzo di euro. Buttati. Agghiacciante l’involontaria ironia delle dichiarazioni di Marino, settembre scorso:  il prossimo acquazzone non ci troverà impreparati. Ma le foto dei romani che liberano i tombini da soli hanno fatto il giro del mondo. Marino stura il tombino si canta sul web. Imbarazzante, come la raccomandazione della Protezione Civile di non parcheggiare vicino alle caditoie. Forse qualcosa si sarebbe potuto evitare con una buona azione di prevenzione, ma Marino e i suoi pensavano ad altro, pensavano in grande. Che vergogna. Ora c’è un problema in più, le bombe d’acqua dei giorni scorsi hanno moltiplicato le buche su un manto stradale già abbandonato a se stesso. Roma è una serie ininterrotta di piccoli e grandi crateri, le voragini non si contano. Pericolosissime.Non c ‘è un euro? E se si usassero stipendi e indennità della Giunta e degli staff? Improponibile, quei soldi servono ad altro. Eppure è così semplice, togliere soldi da altri capitoli di spesa – anche importanti – e metterli su questo tipo di emergenze, magari chiedere aiuto agli sponsor privati. D’altra parte per salvare Roma è su questo quadrante che si deve per risparmiare nel medio periodo. Sulle piccole cose che aiutano i romani a sopravvivere in attesa di tempi migliori. Possono rinunciare per ora ai Fori illuminati come a Hollywood, alla Casa della Scienza, alla Nuvola di Fuksas, ma non alla vita quotidiana. Non servono piste ciclabili, ma migliore qualità della vita ( a proposito, che fine ha fatto l’assessore?) . Non quella che intende Marino,ma quella di cui la gente ha bisogno per tirare fino alla fine del mese. Serve più sicurezza, servono migliaia di vigili in più sulle strade, servono più mezzi pubblici sulle strade. Cose ovvie, scontate. Che questa amministrazione evidentemente non è un grado di dare alla città.

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