INCHIESTA/C'è la crisi, rinuncio al dentista. Ma forse una via d'uscita c'è - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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INCHIESTA/C’è la crisi, rinuncio al dentista. Ma forse una via d’uscita c’è

dentisti2C’è la crisi, le famiglie risparmiano dove possono, le spese sanitarie non di assoluta necessità e urgenza sono le prime ad essere tagliate. Si soffre, ma non ci si cura, come emerge in modo inquietante, ad esempio, dai dati relativi al quadrante odontoiatrico. La sindrome della “poltrona vuota” ha contagiato una buona fetta dei 58.242 dentisti italiani ( uno ogni mille abitanti contro una media Ue di 1 ogni 2000; prima di noi ci sarebbero solo Grecia e Irlanda.) Il calo dei pazienti ha toccato il 30/35% soprattutto nel centro nord con punte elevate a Milano e nell’hinterland. A Roma la situazione è piuttosto critica, poco poco più di mille dentisti  nella capitale (tremila nel Lazio) a fare i conti con la volatilizzazione della clientela. E pensare che  dove il Servizio Sanitario Nazionale copre solo il 5% delle prestazioni ovvero  interventi di base, carie, estrazione, pulizia,  con liste di attesa che arrivano anche a sei mesi. Tutto il resto è in regime di intramoenia e i costi sono piuttosto alti, soprattutto per impianti e protesi.  Proprio in questi giorni Zingaretti ha inaugurato al Policlinico Universitario Umberto primo quello che ha definito “il più grande centro di odontoiatria sociale d’Italia”. Puro marketing, un centro non fa la differenza in una città come Roma. L’alternativa a tenersi il dolore spendendo lo spendibile in analgesici fin che è possibile? Il fenomeno del “turismo odontoiatrico” – qualcuno li chiama”viaggi della speranza “ -verso paesi e prestazioni che possano coniugare qualità a un prezzo più contenuto, i quali però impiegano tecnologie e metodologie chirurgiche non consone agli standard delle nazioni più progredite. Si stima che nel 2011 circa 100.000 pazienti italiani si siano rivolti per cure dentarie all’estero [Croazia-Slovenia-Ungheria-Romania-Bulgaria-Albania-Tunisia] incentivati, appunto, da costi molto più convenienti di quelli praticati in Italia. La spesa complessivamente sostenuta è stimata equivalente a c.a. € 450.000.000,00.  I dentisti, quelli bravi soprattutto, si difendono come possono, si consorziano, tentano di reagire. Il presente e il futuro sono rappresentati da poliambulatori e  cliniche private e specializzate nella cura e nella salute dentale. Le pubblicità ammiccano sornione dai cartelloni pubblicitari che promettono cure sicure e garantite, prezzi modici e tempi rapidi. Ci sono delle organizzazioni importanti, con centri sparsi lungo tutto il territorio, che stanno colonizzando Roma. Vitaldent, ad esempio, sbarcata da un decennio ormai nella capitale. Impenetrabile, i laboratori sono a piano terra, sembrano negozi, difficile parlare con i responsabili, difficile avere informazioni che non siano quelle basiche. Inutili per un’inchiesta. Prezzi non banali, anzi, si paga tutto cash o facendosi finanziare l’intero importo. Ci sono i centri clinici Bludental. Puntano molto sul web, il loro sito offre servizi mirabolanti (i prezzi sono di mercato) e massimo confort alberghiero, oltre alla sicurezza garantita dagli impianti avveniristici. Ma ci si può fidare di quel che si legge? E si può provare, verificare rischiando di sacrificare la propria dentatura? E ancora Ars Dental,  pagamenti e finanziamenti fino a 5 anni, le Cliniche dentali Bona, aperte anche la domenica, le Cliniche LCO (sedi all’Eur e a Prati),  tutte debitamente monitorabili via web.  Ultima arrivata in ordine di tempo la catena “Dentalcoop”, una organizzazione pioniera nello sviluppo di cliniche odontoiatriche di nuova generazione, che vantano rigorosi protocolli e standard operativi. L’azienda è nata circa dieci anni fa a San Dona’ di Piave (Ve) con l’obiettivo dichiarato di fermare il turismo odontoiatrico nei paesi dell’est, facilmente raggiungibili dal territorio veneto. Oggi è una piccola corazzata del settore,  con 47 sedi, 450 medici e oltre 400 tra assistenti, infermieri e addetti all’accoglienza.  La sfida per la conquista del mercato è appena cominciato, ma la new entry ha buone possibilità di affermarsi (1 -continua)

Francesco Vitale

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