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RIETI/Costretti a curarsi altrove, tempi troppo lunghi per una radioterapia

ospedale-rieti-San-Camillo-de-Lellis-300x199Il tempo che le resta da vivere potrebbe essere più breve di quello della lista di attesa aperta per accedere alle cure necessarie per combattere il riaffacciarsi di un tumore che combatte da alcuni anni. Protagonista del caso è una 60enne reatina residente nel capoluogo, che alcune settimane fa si è vista costretta a rivolgersi ad una struttura sanitaria fuori regione per eseguire alcuni cicli di radioterapia. Tutto questo perché al de Lellis avrebbe dovuto aspettare poco meno di tre mesi.

Una attesa che la donna, come spiega lei stessa «non può e non vuole subire», certa che aggredire il male nell’immediato è l’unico modo per restare in vita più a lungo possibile.

La donna è affetta da una neoplasia alla mammella su cui i medici sono intervenuti più volte. Nei mesi scorsi, il riaffacciarsi del male avrebbe costretto la 60enne a rivolgersi al nosocomio, attraverso i canali di prenotazione istituzionali, per espletare alcuni cicli radioterapici i cui tempi però, le sarebbero stati prospettati con margini di attesa troppo, troppo lunghi. Una attesa che la donna, avrebbe deciso di evitare prenotando le cure altrove.

Sul caso interviene il direttore sanitario Pietro Scanzano, responsabile della Asl di Rieti in attesa dell’insediamento della nuova manager, la reatina Laura Figorilli. «Esiste una priorità clinica che garantisce ai pazienti di poter accedere al programma di trattamento nel più breve tempo possibile. Cosa naturalmente che avrebbe consentito alla donna, nel caso in cui le sue condizioni cliniche fossero ritenute di urgenza-priorità, di sottoporsi alle cure del caso evitando la lista di attesa che risulta essere di un mese e mezzo, al massimo».

Negli ultimi anni il reparto di Radioterapia diretto dal primario Mario Santarelli, vera eccellenza della sanità reatina, è stato oggetto di attenzione per tempi di attesa e contestuale mobilità passiva. Il 19 settembre del 2011 Santarelli, presente anche il responsabile dell’oncologia Vincenzo Capparella, tenne una conferenza stampa in cui denunciò l’impossibilità di inserire alcuni pazienti in lista a causa dell’attesa di tre mesi e il dirottamento in centri limitrofi. I due medici asserirono che andava «garantita l’equità dell’accesso ai servizi ed ai trattamenti superando la disomogeneità ed i disagi logistici dei pazienti». Sul grave disservizio tornò l’8 marzo del 2012 l’ex direttore generale Rodolfo Gianani. In una lettera alla Regione il manager denunciò i tre mesi di attesa e la carenza di organico a cui la stessa è ancorata. Stesso discorso il 23 agosto dello stesso anno. Gianani, all’epoca, scrisse: «Radioterapia: la lista di attesa è di tre mesi. Oltre tale limite non è possibile andare e le cure diventano inefficaci”». Su tale grave situazione il dirigente tornerà più volte fino allo scorso autunno. Ma fin qui è stato tutto invano.

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