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Umberto I, Alessio scarica l’Osa

Bufera al Policlinico, settecento operatori a rischio

Policlinico Umberto IE’ storia vecchia, che riaffiora periodicamente nei momenti più caldi delle riorganizzazioni aziendali. Per il Policlinico Universitario Umberto I si profila un piccolo terremoto che il manager Mimmo Alessio è convinto di  poter gestire e – con un pizzico di malizia – di girare a suo vantaggio. Parliamo della questione Osa, la cooperativa che con settecento lavoratori assicura da tempo immemorabile una discreta copertura alle esigenze alberghiere e assistenziali del Policlinico. Una emergenza lavorativa oltre che sanitaria. I 700  dell’Osa rischiano tra alcune settimane di rimanere senza lavoro e senza contratto,il direttore generale delll’Umberto I di Roma, vorrebbe sostituire la coop con delle società interinali e questa volta sembra determinato a dare la spallata finale. Se n e parla da giorni, comunicati sindacali criptici, dichiarazioni aziendali generiche. Un particolare: diOsa quasi non si parla, meno se ne capisce fuori dalle mura del Policlinico (e della facoltà di Medicina) meglio è.  Anche perché la cooperativa in questione è una piccola portaerei del settore, attiva in tutta Italia e anche all’estero. Da tempo è impigliata nella morsa mortale dell’affaire Policlinico, da tempo tentava di sganciarsi, ma a delle condizioni precise.  Quei lavoratori sono gli ostaggi, al centro di logoranti e interminabili trattative.  Osa è composta da un esercito silenzioso ma laborioso, fatto di medici, farmacisti, operatori sanitari che attraverso 11.830 cooperative ogni giorno, da anni, dà cure e servizi a oltre 7 milioni di cittadini. Un esercito attivo, soprattutto  nell’ambito dell’assistenza primaria che resta il vero fanalino di coda del nostro sistema sanitario. E all’Umberto I ci sono appunto 700 persone della cooperativa sociale, inserite nei punti più sensibili del policlinico, dal pronto soccorso, alla terapia intensiva, fino alle emergenze più varie. Questi lavoratori sono lì da anni e meriterebbero di diventare parte integrante dell’ospedale con servizi a loro attribuiti. Ma per  Alessio è arrivato il momento di mettere il punto alla telenovela. Partendo da un presupposto, la cooperativa non sarebbe legittima, né legittimata. D’altra parte optare per una società interinale significherebbe mandare allo sbaraglio quei 700 professionisti, precari e senza garanzie. E’ il giro di boa di una vicenda che si trascina, si diceva, già in passato c’erano state proroghe e ripensamenti sul futuro dell’Osa. Con Alessio tutto ha avuto una sorta di accelerazione, con la richiesta di una ricognizione, di un progetto, di regole nuove. Dall’inerzia alla spallata senza mediazioni? Rischiano di saltare 700 stipendi, rischia l’annientamento del lavoro di un “pacchetto” di professionisti socio-sanitari che potrebbero essere un vero punto di forza in una strategia di assistenza sul territorio. Al di là delle questioni tecniche, c’è sotto qualcosa? Interessi, politica? Cercheremo di scoprirlo  (1- continua)  Francesco Vitale

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