I segreti della “Pasta madre” - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

I segreti della “Pasta madre”

Parla Rita Monastero, chef e docente di cucina

Rita Monastero

Rita Monastero

Sempre più persone stanno riscoprendo il piacere del cibo di alta qualità preparato in casa. Per il pane e una infinita lista di prodotti da forno la cosa migliore è utilizzare il lievito madre. Serve un po’ di tempo per averne cura, ma può dare grandi soddisfazioni. Rita Monastero, chef, (oppure lovely cheffa, come si fa chiamare da amici e allievi), docente di cucina,  nel suo ultimo libro “Pasta Madre (Gribaudo editore) svela tutti i segreti  per usare la pastamadre con risultati eccellenti e senza difficoltà. Una guida completa per chiarire ogni dubbio e prendersi cura del lievito madre: dalla nascita ai rinfreschi, dalla conservazione alle tecniche per riportarlo in condizioni ottimali in caso di errori o dimenticanze.

Rita Monastero ha ereditato il gusto del buon mangiare   dalla sua famiglia. Tutto è iniziato dall’esperienza in un corso di cucina a cui la allora piccola Monastero partecipò. Galeotto fu il docente e fatale l’aula di lezione. “Da quel momento desiderai fortemente scippargli il posto – rivela la chef –  e trovarmi al di là di quel tavolo da lavoro”.  La sua determinazione e la successiva formazione in ambito gastronomico le hanno fatto seguire quel percorso che poi l’hanno portata a raggiungere alcuni traguardi importanti.

Una passione per la cucina ma soprattutto un grande amore per il pane che per Monastero è la vita e la base di tutto. “Io amo mangiarlo in tutte le sue declinazioni, ma soprattutto amo farlo perché regalare un pane a lievitazione naturale è un grande gesto di amore; vuol dire sei nel mio cuore e ti ho pensato ininterrottamente per due giorni, quelli della lavorazione. Mi sono presa cura del pane che ti dono come mi prenderei cura di te; l’ho impastato, accarezzato, coccolato come farei con te se ti avessi qui”.

Ogni lievito ha la sua storia, anche quello che Rita Monastero custodisce, anzi, accudisce con amore e dedizione, come un figlio. Ha molti anni di vita, ma nello stesso tempo “è giovincello”: se lo è ritrovato quasi per caso tanti anni fa, dono di una sua allieva che a sua volta lo aveva ricevuto da un ristoratore siciliano. “Fra noi è stato subito amore a prima vista – racconta la chef – ed è scattata subito una forma di adorazione totale verso questa creatura viva; io davvero lo sento come un figlio e penso anche di provocare una sorta di sconcerto in mia figlia – quella umana”.

Francesco Vitale

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