Amatrice perde l'ospedale e vuole lasciare Lazio. Mercoledì referendum | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Amatrice, chiude l’ospedale. Città pronta al referendum per lasciare il Lazio

Ospedale AmatriceLa protesta era nell’aria da mesi ad Amatrice, il comune reatino di 2.600 abitanti, patria degli spaghetti all’amatriciana, che da anni si ritrova a fare i conti con i tagli regionali alla sanità e con il rischio, oggi molto concreto, di perdere l’ospedale «Francesco Grifoni». Il sindaco Sergio Pirozzi, che guida una maggioranza di centrodestra, le ha tentate tutte prima di arrivare alla convocazione di un consiglio comunale straordinario che il 20 agosto, alle 21 presso il Centro culturale San Giuseppe, dovrà decidere se indire o meno un ambizioso referendum consultivo per lasciare il Lazio e portare Amatrice in Abruzzo. Nel mirino della giunta Pirozzi, forte del consenso e delle preoccupazioni dei cittadini, c’è la decisione della Regione, per ora solo annunciata, di declassare l’ospedale di Amatrice a Casa della salute privandolo di reparti e personale di cui aveva goduto finora. «Una Regione – ha detto Pirozzi – che considera presidi ospedalieri in area disagiata quelli di Monterotondo, Bracciano e Subiaco e non quello di Amatrice non ci rappresenta più. Andremo fino in fondo per difendere il nostro ospedale e la nostra non è una provocazione». Pirozzi invita il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, a visitare l’ospedale di Amatrice e a confrontarsi con il Comune «prima di assumere una decisione così scellerata». «Vorrei ricordargli – ha aggiunto il primo cittadino amatriciano – che siamo a 1000 metri, a 67 chilometri dal primo ospedale attrezzato, quello di Rieti, e in una zona ad altissimo rischio sismico. Siamo stanchi e se l’attenzione della Regione verso i territori lontani dalla Capitale è questa non ha alcun senso rimanere nel Lazio». In merito alla proposta di referendum, Pirozzi spiega che servirà il sì dei due terzi del Consiglio comunale «poi saranno i cittadini a decidere dove andare», ma è evidente che la scelta ricadrà sull’Abruzzo e sulla provincia di Ascoli Piceno, il cui confine è a una manciata di chilometri da Amatrice. «Abbiamo percorso tutte le strade – prosegue Pirozzi – abbiamo dialogato con tutti, con la Regione e con la Asl, ma se la situazione rimane questa non ci fermeremo e andremo altrove. Anche Amatrice vuole la clausola di salvaguardia prevista dall’ emanando decreto che, così come è stato proposto dal commissario Zingaretti, ci penalizzerà – conclude – trasformando il nostro ospedale in casa della salute, a differenza di quelli di Monterotondo, Bracciano e Subiaco considerati disagiati».

email

Bisogna effettuare il login per inviare un commento Login