Festival di Roma: arrivano Costner e Gere, ma Muller sterza "su festa e pubblico" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Festival di Roma: arrivano Costner e Gere, ma Muller sterza “su festa e pubblico”

Prevalgono le star maschili (almeno fra quelle annunciate finora) tra i divi in arrivo alla nona edizione del Festival internazionale del film di Roma (16-25 ottobre). Richard Gere ci sarà per la prima europea di Time out of mind di Oren Moverman (in gara in Cinema d’oggi) nel quale interpreta un senzatetto che prova a ritrovare un rapporto con sua figlia. Clive Owen sarà protagonista anche di una masterclass per The knick, la serie diretta da Steven Soderbergh (su Sky Atlantic dall’11 novembre) che il festival proporrà interamente. È previsto un incontro con il pubblico anche per Kevin Costner, interprete della commedia Black and White. Tra le dive emergenti ci sarà Rooney Mara, per il corale Trash di Steven Daldry. Tra gli altri film più attesi c’è L’amore bugiardo di David Fincher, con Ben Affleck e Rosamund Pike, che ha appena aperto il New York Film festival. Alice nella città, la sezione autonoma rivolta al pubblico più giovane, proporrà il nuovo blockbuster Marvel, I guardiani della galassia, e si è in piene trattative per portare qualcuno del cast a Roma. Il pubblico di adolescenti aspetta #Scrivimi ancora, la commedia romantica di Christian Ditter, tratta dall’omonimo bestseller di Cecelia Ahern, con gli emergenti Lily Collins (Shadowhunters) e Sam Claflin (Hunger Games, Posh). I nostalgici degli anni ’80 potrebbero essere incuriositi dal documentario Soul boys of the western World/Spandau Ballet: il film di George Hencken, che porterà al Festival la band New Romantic. Sarà in prima europea Stonehearst Asylum di Brad Anderson (protagonista anche di una masterclass), tratto da un racconto di Edgar Allan Poe, con Jim Sturgess, Kate Beckinsale, Ben Kingsley e Michael Caine. Tra i titoli in arrivo dal Festival di Toronto sono già dati fra i favoriti ai premi della stagione per le performance dei protagonisti Nightcrawler di Dan Gilroy con Jake Gyllenhaal e Still Alice di Richard Glatzer e Wash Westmoreland con Julianne Moore e Kristen Stewart. È stato accolto da ottime critiche anche Tusk, il nuovo thriller horror di Kevin Smith, in programma a Roma nella sezione Mondo genere.

«Abbiamo abbandonato l’idea del Festival e ora si sterza sulla festa per volontà dei soci fondatori e del Mibact»: così il direttore artistico del Festival di Roma, Marco Muller, ha spiegato oggi, con il giusto distacco, il ritorno della nona edizione del Festival di Roma (16-25 ottobre) alla sua antica vocazione di festa. E lo ha fatto per un’edizione davvero popolare, nel segno della commedia e che si apre alla totale abolizione della giuria internazionale per fare spazio al giudizio del solo pubblico che comporrà le cinque giurie distinte per le sezioni del Festival. Che questa sia la vera anima dei festival futuro, nessuno lo sa davvero, ma Muller sposa questa filosofia dopo essere stato introdotto stamani da ben due assessori; quello della regione e quello del comune, assenti il sindaco Marino e il presidente della regione Zingaretti. Così ad intervenire sono stati Lidia Ravera, per la Regione, e Giovanna Marinelli, per il Comune. La prima ha spiegato come non ci siano «più distinzioni tra film e documentari e che non ha più senso tenere ormai separati cinema e tv» (forse evocando la fusione spesso annunciata del Festival di Roma con il RomaFictionFest), mentre la Marinelli ha parlato di un’edizione di «passaggio in cui torna l’idea della Festa». Tra le tante cose emerse durante la conferenza stampa, il budget complessivo del Festival che si riduce a 6 milioni, ripartiti esattamente al 50% tra fondazione Cinema per Roma e sponsor (un bel calo se si pensa che nove anni fa si parlava di 17 milioni di euro). Comunque per Marco Muller, all’ultimo anno di mandato (il suo contratto scade a dicembre, l’idea stessa del festival è di fatto cambiata: «è invecchiata – dice – e bisogna sperimentare nuove strade». E a margine dell’incontro stampa di stamani glissa sulla sua riconferma:«dipenderà da quello che succederà con questa edizione. Bisogna aspettare»). Sull’anima popolare di questo festival, pieno di cinema sud-americano, sono molti gli esempi. Intanto, il premio alla carriera a Tomas Milian (su cui non è stato fatto alcun cenno in conferenza stampa), e poi Soap Opera di Alessandro Genovesi e Andiamo a quel paese di Ficarra e Picone, due commedie doc che avranno l’onore di aprire e chiudere la manifestazione. E questo in un festival che si annuncia popolato, insieme ad alcune star internazionali a prevalenza maschile, come Richard Gere, Kevin Costner, Clive Owen, Rooney Mara, Geraldine Chaplin e Wim Wenders, da volti nostrani come Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Diego Abatantuono, Ricky Memphis, Ale e Franz, Chiara Francini, Ficarra e Picone, Fatima Trotta, Nino Frassica. Ed è nel segno del pop anche la musica di questa edizione in cui ci saranno degli Spandau Ballet, i cinque componenti del mitico gruppo anni ’80, per accompagnare la proiezione del film di George Hencken, che racconta la loro storia. Sul fronte festival classic, troviamo a ‘Cinema d’oggì 12 Citizens del cinese Xu Ang; ‘We are young, we are strong’ di Burhan Qurbani, regista tedesco di origini afgane; ‘Lucifer’ del fiammingo Gust van Den Berghe e il thriller ‘The lies of victors’ di Christoph Hochausler. Ci sarà poi la celebrazione alla carriera di Takashi Miike e la presentazione del suo prossimo As the Gods Will. Per le master class attesi anche Asia Argento; il regista cult Park Chan-Wook e Walter Salles. Non mancherà per la tv che crea invidie allo stesso cinema, The Knick di Steven Soderbergh serie televisiva che si annuncia già cult. Infine, alla presentazione del Festival, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, la protesta da parte di un gruppo numeroso di sostenitori di Franco Califano che al segno ‘Tutto il resto è noià ha contestato l’esclusione dalle selezioni del Festival del film di Stefano Calvagna dedicato al cantautore romano ‘Non escludo il ritornò.

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