Bancarotta, sequestrato l'intero patrimonio della famiglia Capriotti | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Bancarotta, sequestrato l’intero patrimonio della famiglia Capriotti

I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, su ordine del Tribunale della Capitale, hanno sequestrato a 3 imprenditori già arrestati per reati di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale beni per circa 60 milioni di euro. Tra i sequestri, ville, automobili di lusso e 25 milioni di euro su un conto a Montecarlo. I particolari dell’attività saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 di oggi presso l’ufficio del Procuratore Aggiunto della Repubblica di Roma Nello Rossi, a piazzale Clodio.Costituiscono l’intero patrimonio dei costruttori edili di Roma Enzo, Angelo e Roberto Capriotti i beni per 60 milioni di euro sequestrati, ai fini della confisca, dalla guardia di finanza in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma. I tre furono arrestati con l’accusa di bancarotta nell’agosto scorso. In particolare, i sigilli, come riferito dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai militari del Comando Provinciale, sono stati apposti ai beni di quattro società (M&C, Sve.spa, Sve Marine e Svefin) appartenenti al gruppo Capriotti. Tra questi 32 immobili di cui sette di pregio situati tra Roma, Milano e una villa di 26 vani nel parco nazionale del Circeo con accesso diretto al mare conti correnti, mandati fiduciari per circa 33 milioni di euro nonchè una barca a vela denominata «Ruby Lady» del valore di 4,5 milioni di euro. Il sequestro dei beni, sollecitato dal pm Stefano Rocco Fava, è stato disposto sulla base di una norma del 2011 che estende l’aggressione patrimoniale da parte della magistratura non solo ai mafiosi, ma anche a soggetti socialmente pericolosi che abbiano accumulato ricchezza anche grazie ad attività criminose e che dichiarino redditi sproporzionati al proprio patrimonio. Nel corso di una conferenza stampa è stato precisato che i Capriotti, con interessi anche a Panama ed in Brasile, sono tuttora attivi con le loro società in alcune costruzioni e ristrutturazioni di ospedali. Ma il sequestro dei beni, è stato precisato, non avrà alcuna ricaduta sull’attività dei cantieri.

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