Piano casa, l'idea della Regione: meno cemento e affitti sociali. Critici gli ambientalisti | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Piano casa, l’idea della Regione: meno cemento e affitti sociali. Critici gli ambientalisti

Dopo dieci mesi, tredici sedute, un maxiemendamento presentato e poi ritirato, bagarre e proteste, ore di braccio di ferro e una sessione fiume fino alle prime ore del mattino la Regione Lazio ha un nuovo Piano casa. Una legge «che indirizza in maniera chiara la pianificazione urbanistica, contrasta il consumo del suolo e aiuta le persone con un reddito basso a ottenere un’abitazione a condizioni favorevoli», ha sintetizzato il presidente Nicola Zingaretti, che ha visto dal suo scranno alla Pisana all’alba il voto del Consiglio regionale, presieduto da Daniele Leodori, dopo una notte di dibattito. L’opposizione, pur in parte appagata dall’ approvazione di alcuni emendamenti, ha bocciato il provvedimento: «Peggiorativo, ipocrita, una brutta copia di quello della giunta precedente» i commenti di centrodestra e M5s. La legge 75/2013, quella approvata a maggioranza stamattina alle 5, non è in effetti un nuovo Piano ma consiste in una serie di modifiche al Piano Polverini-Ciocchetti, che a sua volta andava a modificare la legge precedente. Modifiche tutt’altro che secondarie. Innanzitutto la durata: il vecchio Piano scadeva il prossimo 31 gennaio, ora dei benefici si potrà godere fino al 31 gennaio 2017. Sparisce – punto su cui l’opposizione ha dato battaglia all’assessore al Territorio Michele Civita – il premio in cubatura del 10% per le costruzioni su aree libere: unica premialità il cambio di destinazione d’uso. E se la percentuale da destinare ad housing sociale scende dal 30 al 10%, cresce invece dal 30 al 43% per gli interventi sull’esistente (cioè sugli edifici dismessi ristrutturati o demoliti-ricostruiti). La percentuale sale ulteriormente del 10% se l’housing viene ‘spalmatò su altri palazzi dello stesso costruttore, in realizzazione o già costruiti e vuoti. Viene inoltre introdotta la ‘monetizzazione degli standard urbanisticì, cioè dove non sarà possibile realizzare i servizi accessori, l’equivalente in denaro sarà girato agli enti locali e vincolato alla costruzione di opere pubbliche. Grazie al Piano casa, inoltre, gli agricoltori potranno trasformare parte della loro azienda in ‘attività compatibilì, come agriturismi, ristoranti di prodotti tipici o ippoterapie. Francesco Storace de La Destra, pur bocciando il Piano nell’insieme, ‘incassà regole più forti per il mutuo sociale (e le dedica all’amico scomparso Teodoro Buontempo), mentre i consiglieri M5s fanno passare il principio per cui per realizzare gli ampliamenti previsti dal Piano bisognerà verificare non solo l’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria (strade, fogne, luce, acqua) ma anche secondaria (scuole, chiese, impianti sportivi). Ma il loro giudizio sul Piano resta negativo: «Assomiglia troppo a quello che ci lasciamo indietro – afferma il pentastellato Gianluca Perilli – con relativa cementificazione e minaccia per il territorio». Per gli Ncd Pietro Di Paolo e Pino Cangemi invece la somiglianza, sebbene «peggiorativa», con il vecchio Piano è segno dell’«ipocrisia» della maggioranza che a suo tempo lo osteggiò apertamente. Ma per il capogruppo Pd Marco Vincenzi col Piano «la programmazione urbanistica compie un salto di qualità, coniugando sviluppo equilibrato, semplificazione burocratica, trasparenza e certezza dei tempi». La maggioranza ha votato compatta a favore, nonostante qualche perplessità espressa nei giorni scorsi da singoli consiglieri come Cristiana Avenali (Per il Lazio), già dirigente di Legambiente.

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