Gesconet, la Finanza anche in Campidoglio: "Indagini su appalti relative al periodo 2010-2012" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Gesconet, la Finanza anche in Campidoglio: “Indagini su appalti relative al periodo 2010-2012”

Secondo la procura, per oltre dieci anni sarebbe stata praticata una «sistematica» evasione dei debiti tributari, utilizzando 250 tra società e cooperative. Fatture false per sottrarre allo Stato 160 milioni

Si allarga l’inchiesta su Gesconet, il Consorzio di facchinaggio, pulizie e trasporti responsabile, secondo la procura di Roma, di una mega evasione da oltre 1,7 miliardi e che nel corso di almeno un decennio ha gestito, quasi in regime di monopolio, appalti affidati da diversi soggetti pubblici: gli uomini del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza si sono presentati nella sede del Comune di Roma e in quella della Regione Piemonte, per acquisire la documentazione relativa ai lavori ottenuti dalla società. Sono stati inoltre richiesti gli atti alla Camera dei Deputati, un altro dei soggetti che hanno avuto rapporti con la Gesconet. L’ulteriore accelerazione dell’indagine, dopo le perquisizioni e il sequestro preventivo un mese fa di un centinaio di milioni di beni tra uffici, abitazioni, aziende, mandati fiduciari e oltre 100 rapporti bancari, promette dunque nuovi sviluppi, anche se al momento sul registro degli indagati restano i nomi di Pierino Tulli, il dominus di Gesconet, del suo ex braccio destro Maurizio Ladaga e di tre collaboratori. Partita nel 2010 in seguito ad una verifica fiscale effettuata dall’Agenzia delle Entrate, l’inchiesta ha portato alla luce una «contabilità parallela e riservata» accantonata su conti all’estero, dal Lussemburgo alle Antille, da Singapore a San Marino, che sarebbe servita alla Gesconet – è l’ipotesi della procura – per pagare tangenti ai funzionari pubblici e, anche, ai politici, che avrebbero così favorito il consorzio nell’assegnazione degli appalti. Una prima conferma della loro tesi, inquirenti e investigatori l’avrebbero trovata nelle parole di uno degli indagati, che avrebbe ammesso che quei soldi servivano proprio per le mazzette. In un file di un computer sequestrato due anni fa in una cassaforte del gruppo, inoltre, è stato trovato un elenco di enti pubblici che hanno assegnato gli appalti negli anni tra il 2010 e il 2012 e accanto alcune cifre, per un valore complessivo di 300mila euro. Soldi che sarebbero soltanto parte delle tangenti pagate. Quegli enti indicati nella lista erano appunto il Comune di Roma, la Regione Piemonte e anche la Camera dei Deputati, che nel solo 2011 – stando ad un’interrogazione presentata dal M5s – ha dato in appalto lavori al Consorzio per 1,5 milioni. Dalla Regione Piemonte la Gesconet avrebbe invece ottenuto un appalto di 633mila euro l’anno per tre anni, per la gestione del servizio di trasloco di arredi e mobili presso gli uffici regionali. Ma i finanzieri non si sono fermati agli enti presenti nell’elenco: perquisizioni e acquisizioni di documenti sono state infatti effettuate anche nella sede dell’Arpa del Piemonte e in quella dell’Agenzia territoriale per la casa della provincia di Torino, entrambe nel capoluogo piemontese. I documenti richiesti, inoltre, non riguardano soltanto gli anni indicati dal documento trovato ma tutti i rapporti avuti dagli enti con la Gesconet dal 2007 al 2012. Segno che gli inquirenti sospettano che il giro di tangenti sia molto più ampio. «In relazione alle perquisizioni effettuate questa mattina – sottolinea il Campidoglio in una nota – Roma Capitale precisa che le indagini su eventuali violazioni delle regole che presiedono alla scelta del contraente per il conferimento di appalti pubblici si riferiscono al periodo 2010-2012», dunque alla giunta guidata da Gianni Alemanno. «L’attuale amministrazione – prosegue la nota – ha offerto la massima collaborazione alla Guardia di Finanza e agli organi inquirenti per facilitare lo svolgimento delle loro indagini». Sostiene la procura di Roma che la Gesconet, per oltre dieci anni, ha praticato una «sistematica» evasione dei debiti tributari, utilizzando 250 tra società e cooperative. Con un complesso sistema di fatture false, sarebbero stati sottratti allo Stato circa 160 milioni. Ma non solo: i conti dell’ultimo anello della catena, le cosiddette ‘cooperative finalì venivano svuotati con dei prelievi in contanti – tra il 2005 e il 2009 con questo sistema sono stati prelevati 83,2 milioni – che servivano per alimentare i conti all’estero. I soldi rientravano poi in parte in Italia e – secondo gli investigatori – servivano per le mazzette.

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