Franceschini: "Per l'Italia un turismo sostenibile" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Franceschini: “Per l’Italia un turismo sostenibile”

Musei separati dalle soprintendenze, aperture ai privati e defiscalizzazioni per i mecenati, investimenti sulla tutela del patrimonio e su un’opera lirica gestita con efficienza. Con il governo Renzi, spiega alla stampa estera il ministro della cultura Dario Franceschini, l’Italia punta sulla valorizzazione della sua storia e dei suoi tesori artistici per colmare un gap che durava da troppi anni e sfoderare «un’arma economica fenomenale nel mondo della globalizzazione». Guardando con favore anche a progetti come quello che vuole ricostruire l’arena del Colosseo, ma «senza il rischio di trasformare il Paese in una Disneyland della cultura», assicura il ministro Pd. Che spiega di guardare ad un modello di turismo «sostenibile e di alta qualità, che punta ai grandi numeri, ma in modo intelligente». L’occasione è un incontro con i giornalisti delle testate straniere per parlare a tutto tondo delle vicende culturali italiane. Franceschini introduce, racconta la «rivoluzione silenziosa» avviata dal suo ministero, la decisione di scardinare i tabù che in questo settore in Italia hanno sempre opposto turismo e cultura, tutela e valorizzazione, pubblico e privato. Il ministro ricorda le nuove opportunità offerte dall’Art Bonus, con gli incentivi fiscali al 65% per chi dona a favore del patrimonio culturale pubblico. Poi snocciola i dati del successo per i musei a fronte dei cambiamenti di orari e tariffe (da gennaio a ottobre 2014 rispetto all’analogo periodo 2013 sono aumentati gli incassi del 7%, pari 7,8 milioni di euro, i visitatori del 6%, ovvero 2 milioni in più, e i visitatori gratuiti del 4%, pari a 900 mila persone in più) e sottolinea con soddisfazione la chance per il Mezzogiorno di Matera eletta per il 2019 capitale europea della cultura. Le domande dei giornalisti stranieri però hanno in molti casi un tono preoccupato. Dalla rappresentante olandese che lamenta un’accoglienza «non adeguata» per i turisti stranieri al Foro romano o a «Pompei, dove la situazione è disastrosa» al giornalista tedesco che si lamenta degli scioperi a Pompei, fino alla rappresentante di un media svedese che punta il dito sulla capitale troppo affollata dai turisti e gli chiede preoccupata: «Ma non c’è il rischio che l’Italia si trasformi in una Disneyland della storia?». Dall’archeologia alla musica, al teatro, sono in tanti a fare domande sulla crisi delle fondazioni liriche, sulle vicende del teatro dell’Opera e dell’Eliseo sotto sfratto. Ma per «un paese così povero – gli chiede un giornalista francese – non sono troppe 14 fondazioni liriche e 4 mila musei?». Mentre, sempre dalla Francia c’è chi, ascoltate le parole sulla valorizzazione, vorrebbe dal ministro di Renzi anche una presa di posizione sulla ricerca della Battaglia di Anghiari di Leonardo sotto il dipinto del Vasari a Palazzo Vecchio di Firenze, vecchia battaglia di Renzi quando era sindaco. E il giornalista del Daily Mayl vorrebbe sapere se «c’è la possibilità di rifare nell’arena del Colosseo i giochi degli antichi romani». Franceschini risponde ad uno uno, respinge le critiche su Pompei («stiamo lavorando ci sono 11 cantieri aperti», «sulle assemblee ho preso una posizione dura, ma si è trattato di due mattine»). Spiega che anche sugli scioperi, dopo l’accordo arrivato per l’opera di Roma, «l’atteggiamento sta cambiando», rivendica con orgoglio la particolarità italiana che ci porta ad avere tanti musei e tanti teatri lirici. E ribadisce convinto l’idea di «una intelligente ricostruzione» dell’arena del Colosseo anche per svolgervi «spettacoli di qualità» («magari musica classica o un dramma antico»). Valorizzare è fondamentale, ripete, così come investire nella cultura. In ballo c’è un emendamento Pd alla Legge di Stabilità che prevede, a partire dal 2016, l’istituzione di un Fondo di 100 milioni di euro per il restauro del patrimonio. Il ministro si augura che arrivi in porto: «sarebbe una prova di coerenza».

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