Lazio senza mafie, firmato il patto Regione-imprese: "Porte chiuse ai collusi" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Lazio senza mafie, firmato il patto Regione-imprese: “Porte chiuse ai collusi”

Via dalle associazioni di categoria imprenditoriali chi «si macchia di comportamenti corruttivi e illeciti». Porte chiuse per i collusi con le mafie. È quanto prevede il ‘Patto per la Legalità e il contrasto all’economia criminalè firmato questa mattina dalla Regione Lazio e da tutte le principali sigle associative regionali, da Unindustria a Confcommercio e Confesercenti, da Cna a Confagricoltura. L’accordo è stato siglato nel corso dell’evento conclusivo del primo Meeting regionale della legalità ‘Lazio Senza Mafiè, organizzato dalla Regione attraverso l’Osservatorio sulla sicurezza, il progetto Abc e Sviluppo Lazio, e che dal 26 novembre a oggi ha visto alternarsi a Roma incontri, dibattiti, convegni sul tema della legalità e dell’antimafia. La Regione, con il patto, si impegna a sostenere le vittime del racket, a premiare nei bandi chi scommette sulla legalità, a sottoscrivere un protocollo sugli appalti, proseguire l’azione di trasparenza della Pa e di contrasto ad abusivismo e contraffazione. Gli imprenditori, invece, promettono di modificare i propri statuti e mettere in campo progetti su lotta alla corruzione, rispetto delle norme fiscali e di sicurezza sul lavoro, oltre che a sostenere chi denuncia estorsioni e usura. «Ci stiamo preoccupando di ricreare l’ambiente in cui si fa impresa, fattore cruciale per la produttività» ha affermato l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio Guido Fabiani, mentre per l’assessore alle Infrastrutture Fabio Refrigeri «questo protocollo fa parte di come una amministrazione deve fare le cose». Positiva la risposta degli imprenditori: «Legalità – il commento del presidente di Confcommercio Roma Rosario Cerra – significa anche concorrenza leale», mentre Unindustria, ha assicurato il vicepresidente Attilio Tranquilli, «è impegnata per un Lazio senza mafie». Molti gli interventi della mattinata di lavoro: il presidente dell’Osservatorio regionale Giampiero Cioffredi ha sottolineato come le mafie stiano delineando un ‘modello Laziò fatto di «grandi investimenti e alleanze con clan autoctoni». Sulla radice del legame tra mafie e imprese si è concentrato il coordinatore della Dda di Roma Michele Prestipino, mentre il dirigente della Mobile della Questura di Roma Renato Cortese ha ricordato indagini e arresti andati a buon fine negli ultimi mesi, in particolare nella Capitale.

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