'Ndrangheta, agevolavano il clan Bellocco: 3 arrestati | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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‘Ndrangheta, agevolavano il clan Bellocco: 3 arrestati, aiutavano i latitanti a Roma

– Due anni e mezzo dopo hanno preso i fiancheggiatori. I tre uomini che aiutarono la latitanza dei cugini ‘ndranghetisti Umberto e Francesco Bellocco, dell’omonimo clan del Reggino, arrestati a Roma nel 2012. Nella capitale facevano affari illeciti e avevano un covo con videosorveglianza e dispositivi anti-intercettazione. I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno individuato e portato in carcere Alessandro Mazzullo, Leopoldo Cosentino e Achille Rocco Gioffrè, tutti calabresi. Il primo avrebbe trovato ai due mafiosi l’appartamento in zona Casalotti, in periferia; agli altri due sarebbero state intestate le auto e le moto usate dai Bellocco, ai quali avevano anche procurato dei documenti falsi. Mazzullo, considerato affiliato alla ‘ndrina dei Gallico, nel 2012 fu trovato in possesso di un cartoncino raffigurante ‘il volto sacrò identico a quello di Umberto Bellocco. Per gli inquirenti si tratta di un simbolo di appartenenza alla ‘ndrangheta. Gli arresti di oggi a Roma e a Palmi, in provincia di Reggio Calabria. I carabinieri del Nucleo investigativo della capitale, assieme ai colleghi calabresi, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta dalle Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Roma. I tre arrestati sono accusati di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena per aver agevolato la cosca Bellocco, attiva a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, e nei comuni vicini. L’inchiesta è nata dopo l’arresto dei cugini Bellocco a Roma il 24 luglio 2012 e ha permesso di ricostruire la rete che li ha aiutati nella latitanza nella capitale. I due ‘ndranghetisti, considerati di «spessore criminale», si erano stabiliti in città da qualche mese ed erano impegnati in attività illecite. Il covo in zona Casalotti aveva un impianto di videosorveglianza. All’interno numerosi telefoni, computer portatili, Jammer (disturbatore di frequenze, usato contro le intercettazioni telefoniche), ricevitori radio, macchine conta banconote, bilancini elettronici e un blocco con cifre e appunti in codice. Nonchè l«Epistola di Leone IV’, utilizzata dagli affiliati della ‘ndrangheta nel rito di iniziazione dei nuovi affiliati. I cugini Bellocco disponevano inoltre di tre auto e due moto nuove, intestate ai prestanome e sequestrate. Le indagini del Nucleo Investigativo hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre fiancheggiatori arrestati oggi.

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