Moro, parte civile via Fani: "Indagate Marini, interrogò le Br" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Moro, parte civile via Fani: “Indagate Marini, interrogò le Br”

– Una memoria per chiedere di tornare ad indagare a 360 gradi sui molti «buchi» giudiziari di via Fani; dai due della Honda mai identificati ma certamente presenti quel giorno; allo sparatore che fa gran parte del lavoro mentre ai Br identificati si inceppano i mitra; ai bossoli senza data e con particolari caratteristiche che sono proprie di quelli in uso a forze «non convenzionali»; al ruolo di uno dei primi uomini ad arrivare a via Fani dopo la sparatoria, quel Bruno Barbaro parente di un addestratore di Gladio e con ufficio davanti al luogo dell’eccidio dei 5 uomini della scorta di Aldo Moro il 16 marzo di 37 anni fa. Si ricomincia e, a stretto giro, il Procuratore generale presso la corte di Appello di Roma, Antonio Marini, che aveva compiuto un inusitato gesto di richiesta degli atti al Gip dopo che il suo predecessore aveva richiesto l’archiviazione del procedimento nato da una inchiesta giornalistica, risponde indirettamente dicendo che ha la stessa intenzione avanzata dai familiari delle vittime di via Fani rappresentati dall’avvocato Valter Biscotti: interrogherà i Br, tutti, anche gli «irriducibili» che non hanno mai collaborato con la giustizia. Gli spunti sono tanti. Uno per tutti, riassuntivo: «La prima perizia balistica del 1978 stabilì che uno degli assalitori sparò da solo oltre il 53% dei proiettili». «Nel 1994 una seconda perizia sostenne che un solo uomo sparò tra il 34 e il 59% del totale dei colpi». E tutto ciò a fronte del fatto che i Br raccontano quasi tutti che le loro armi si incepparono. Fiore, pur cambiando il caricatore non sparò un solo colpo e «l’irriducibile» Mario Moretti ha parlato di «capacità militare approssimativa» del commando con una preparazione tecnica «che avrebbe fatto ridere un caporale di qualsiasi esercito». Sempre Moretti ha sostenuto che neppure Bonisoli «sa come ha fatto a sparare con tanta precisione» verso Iozzino. Alfredo Buonavita disse che a via Fani «in soldoni avevamo quattro armi scassate, e quattro persone di cui qualcuno se la faceva pure sotto per cui questo favoleggiare sulle armi sofisticatissime dei Br cade un pò nel ridicolo». Ma la novità della richiesta dei familiari è quella di riaprire indagini anche su Giovanni Senzani, il capo Br che entra in gioco solo nel 1979 anche se già dal 1977 affittava una sua casa di Firenze ai Br poi presenti in via Fani. «Che Dio mi aiuti», dice Antonio Marini conscio della sfida giudiziaria che ha davanti ma anche di un grave problema personale: ha un cancro e vuole assolutamente rispondere alla richiesta di verità dei familiari degli agenti di via Fani. «I familiari delle vittime giustamente reclamano che sia fatta piena luce in questa tragica vicenda». «Mi ripropongo di riascoltare tutti i brigatisti che hanno partecipato all’agguato mortale di Via Fani, compresi gli ‘irriducibilì, nella speranza che il tempo trascorso, anche in espiazione di pena, possa aver cambiato la loro personalità, determinando un diverso atteggiamento nei miei confronti, nel senso di dichiararsi disponibili ad offrire il proprio contributo alla ricerca della verità» . «Insomma – dice – rinnoverò i miei sforzi diretti al completo accertamento dei fatti, in particolare alla identificazione dei due criminali a bordo della moto Honda che non possono assolutamente rimanere impuniti».

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