Carceri, a Valmontone i detenuti studiano da fiorai e coltivatori | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Carceri, a Valmontone i detenuti studiano da fiorai e coltivatori

Grazie all’innovativo progetto «L’orto e il vivaIo» il Comune di Valmontone (Rm) si appresta a formare e ad avviare al lavoro, nel settore agricolo e florovivaistico, cinque ex detenuti, che si occuperanno della produzione di piantine da orto e piante ornamentali da utilizzare per gli arredi a verde e nei giardini pubblici. L’iniziativa è stata presentata stamani mattina dal presidente del Consiglio Regionale del Lazio Daniele Leodori, dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, dal sindaco di Valmontone Alberto Latini, il vice Sindaco Eleonora Mattia (delegata alle Politiche Sociali) e l’assessore all’Ambiente Veronica Bernabei. Il progetto «L’orto e il vivaIo» beneficerà di un finanziamento di 50mile euro della Regione Lazio del bando «Innova Tu». L’iniziativa – incentrata sul reinserimento sociale e lavorativo di soggetti a fine detenzione – è stata realizzata insieme alla Cooperativa Sociale Gestcom, alla Cooperativa La Sonnina e all’associazione L’umana Dimora, in sinergia con il carcere di Rebibbia. Su un terreno agricolo comunale sarà realizzata una serra dove i lavoranti, dopo la formazione curata da due tecnici agronomi, produrranno piante da orto ed ornamentali. L’Amministrazione comunale sosterrà il progetto creando un circolo virtuoso che, attraverso la filiera corta, permetterà di creare un mercato per i prodotti del vivaio. Al progetto partecipano anche l’Università Agraria di Valmontone, che fornirà altri terreni, e la Coldiretti Roma, per promuovere con la rete dei Farmer’s Market di Campagna Amica i prodotti del vivaio. «Regione Lazio e Comune di Valmontone hanno fatto una scelta coraggiosa – ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni -: investire sul recupero degli ex detenuti. Istruzione e lavoro sono le migliori armi a nostra disposizione per sconfiggere la cultura della illegalità e per avviare, in carcere, il percorso di recupero dei detenuti stabilito dall’articolo 27 della Costituzione. Il nostro ‘Modello Laziò ha consentito di incrementare, in dieci anni, del 600% il numero di detenuti iscritti all’Università e di avviare al lavoro, tramite le coop sociali oltre mille ex reclusi».

email

Bisogna effettuare il login per inviare un commento Login