Arrivano i poli civici: ambulatori e baby sitter per contrastare la povertà | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Arrivano i poli civici: ambulatori e baby sitter per contrastare la povertà

Contrastare le nuove povertà dando un aiuto concreto che vada incontro alle necessità dei cittadini, dai servizi sanitari alle babysitter, ambulatori di strada, asili nido, accoglienza abitativa per piccoli nuclei di popolazione in difficoltà, opportunità di inclusione nel mondo del lavoro, agricoltura sociale e integrazione culturale. Con questo obiettivo nasceranno a Roma i poli civici, e cioè luoghi fisici o reti di servizi di quartiere nei quali convergono enti pubblici e privato sociale. La previsione di crearne alcuni sparsi sul territorio romano è contenuta in una delibera di iniziativa consiliare, ideata dal gruppo Sel in Campidoglio e presentata oggi nel quartiere di Tor Bella Monaca nel quale esiste già una struttura simile. Per crearli si mette in piedi un Ufficio di scopo dell’ Amministrazione centrale, cogestito da un coordinamento interdipartimentale e da una tecnostruttura, che operi in stretta collaborazione con i Municipi; poi Municipi stessi istituiscono le Assemblee popolari e dopo un’operazione di ricognizione dei bisogni dei singoli quartieri si avvia la fase di sperimentazione. Per finanziarsi potranno usufruire di forme di defiscalizzazione e di un ‘centro di costò autonomo da finanziare mediante qualificazione della spesa in sede di bilancio e scorporando dai singoli dipartimenti voci di spesa relative a servizi e attività. Inoltre, i poli civici potranno avere spazi del patrimonio pubblico inutilizzato o tra i beni confiscati alle mafie. L’assessore capitolino alle Politiche Sociali Francesca Danese, presenta all’illustrazione della delibera al Centro di Medicina solidale a Tor Bella Monaca, ha definito «importante la tessitura di legami che vadano da qui al cuore della città, passando attraverso questi modelli di aggregazione: i poli civici dovranno avere l’obiettivo di essere una sorta di ‘bus socialì che portino le persone a uscire dal quartiere». Il capogruppo di Sel in Campidoglio e primo firmatario della delibera, Gianluca Peciola, ha poi sottolineato che «noi viviamo il territorio e pensiamo di dover sostenere le tante esperienze sempre più informali disseminate all’interno della città, organizzando meccanismi di mutuo aiuto dove non arrivano le reti ufficiali e supportando chi interviene ‘dal bassò».

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