Consulcesi: "Maxi rimborso per 10 mila ex specializzandi: restituiti 70 milioni di euro" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Consulcesi: “Maxi rimborso per 10 mila ex specializzandi: restituiti 70 milioni di euro”

Una cifra «record»: 60 milioni di euro di rimborsi riconosciuti nelle ultime settimane dallo Stato a «diecimila in Italia, di cui duemila romani o che hanno studiato a Roma», ex-specializzandi in medicina. Una somma, a cui si sono aggiunti negli ultimi giorni altri 10 milioni, derivante da «sentenze favorevoli ai professionisti della sanità che si erano visti negare il corretto trattamento economico per gli anni di scuola post-laurea». Sono i principali dati presentati da Consulcesi, associazione al fianco di oltre 60mila medici solo in Italia, in una conferenza stampa odierna nella sede dell’Ordine dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri di Roma. Ai 373 milioni di euro già riconosciuti fino a oggi agli specialisti, spiega l’amministratore delegato di Consulcesi SA, Andrea Tortorella, «se ne potrebbero aggiungere presto altri, con una rapidità data da una giurisprudenza ormai consolidata e favorevole al professionista e dalla presa d’atto della Presidenza del Consiglio. Lo Stato, infatti – nota – mai come adesso paga spontaneamente e subito chi vince, già dopo la notifica della sentenza, per risparmiare su spese e interessi». E «il rischio concreto per le casse pubbliche – sostiene Consulcesi – è di dover pagare oltre 4 miliardi di euro». Perciò l’associazione ha ottenuto la presentazione di 3 Ddl, per arrivare a «un accordo transattivo che garantisca il diritto dei medici ed eviti allo Stato un esborso eccessivo». Intanto, afferma il responsabile dell’area legale di Consulcesi Group, l’avvocato Sara Saurini, «la prossima azione di rimborso è prevista per il 10 aprile: sono migliaia i professionisti ancora in attesa di vedersi rimborsare ciò che è loro diritto ricevere. Resta inoltre alta la nostra attenzione anche sul fronte della mancata applicazione della direttiva europea 88/2003, vagliando e predisponendo azioni collettive a tutela dei medici sottoposti a turni massacranti». La vicenda alla base dei rimborsi, spiega Consulcesi, risale agli inizi degli anni Ottanta, con la promulgazione di tre direttive europee «che imponevano dal 1983 agli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai medici durante gli anni della scuola di specializzazione in medicina». Ma «lo Stato non ha corrisposto le borse di studio dovute ai medici immatricolatisi tra gli anni accademici 1982-1983 e 1990-91». Con l’apertura, inoltre, si ricorda, di un «secondo fronte» per gli iscritti tra il 1994 e il 2006: in cui «le borse di studio sono state pagate, ma non comprendevano il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive». Creando così «un enorme contenzioso di fronte ai tribunali di tutta Italia da parte dei camici bianchi ingiustamente discriminati» e vedendo anche «una condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea». «È un ottimo risultato e il giusto riconoscimento di quanto spettava a tanti professionisti della sanità – ha commentato il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, Roberto Lala – le sentenze positive stanno creando una sorta di ‘ondatà della quale le istituzioni, in primis il Parlamento, devono tenere conto, con l’obiettivo di arrivare a un atto transattivo». E Massimo Maria Barbieri, uno dei medici rimborsati, dichiara: «Siamo contenti, finalmente siamo riusciti a ottenere dopo anni i riconoscimenti che ci spettavano. È un giorno di festa».

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