1 maggio, per San Giovanni un quarto di secolo. Ma Taranto sfida Roma | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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1 maggio, per San Giovanni un quarto di secolo. Ma Taranto sfida Roma

Da una parte Goran Bregovic, gli Almamegretta, la Pfm e i Bluvertigo; dall’altra Subsonica, Caparezza, Marlene Kuntz e Francesco Baccini. È una guerra pacifica a colpi di musica e di artisti quella partita tra le due piazze protagoniste del 1 maggio: San Giovanni a Roma, che festeggia il quarto di secolo, e il Parco Archeologico delle Mura Greche a Taranto che invece è alla terza edizione, continua a crescere e punta a superare le 100 mila presenze del 2014. Cinquecento chilometri a dividere le due manifestazioni e qualche vecchia – neanche troppo – ruggine. Gli organizzatori di entrambi gli eventi buttano acqua sul fuoco, scambiandosi un reciproco buon lavoro, ma in passato non sono mancati i dissidi tra il Concertone romano e quello «Alternativo». In particolare a scatenare gli animi, e soprattutto i social, fu l’anno scorso un tweet della Cisl che definì Taranto «una saga paesana». «Ma la saga continua e siamo sempre qui, cresciamo – dice l’attore tarantino Michele Riondino, fondatore e anima della manifestazione pugliese che, come il Mennea interpretato in tv, vuole arrivare davanti a tutti -. Il primo anno abbiamo messo la freccia, il secondo ci siamo affiancati, ora tentiamo il sorpasso». Ma quello che tiene a sottolineare è che «non siamo contro la manifestazione musicale. La contrapposizione con Roma è sui sindacati e sulle scelte scellerate che hanno fatto a Taranto. Per questo non potrà esserci gemellaggio. Ciò che forse ci differenzia è che chi decide di venire a esibirsi qui, lo fa perchè è mosso da una motivazione forte». Quello che rivendica Taranto, evento autofinanziato creato dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, è il diritto a vivere, senza «il ricatto lavorativo e istituzionale» incarnato dall’Ilva. «A Taranto si muore di lavoro o di cancro – aggiunge ancora un agguerrito Riondino -, vengono negati i diritti di cittadinanza. Ed è per questo che come tema abbiamo scelto ‘Legalità; quale Giustizia?’». La musica, in Puglia, diventa così un pretesto per chiedere, tra le altre cose, la chiusura di tutte le fonti inquinanti, la riconversione industriale di Taranto, l’impiego degli operai Ilva e dell’indotto nelle operazioni di bonifica, l’esenzione ticket per tutti i residenti per patologie legate all’inquinamento. Massimo Bonelli (iCompany) e Carlo Gavaudan (Ruvido Produzioni), organizzatori del 1 maggio di Roma, azzerano gli attriti con un messaggio affidato a una nota: «Da parte nostra c’è grande simpatia e rispetto per tutte le piazze d’Italia che, come noi, festeggiano il primo maggio. Una festa importante e di grande significato». Sul palco di San Giovanni, al netto di annunci dei prossimi giorni, saliranno (in ordine alfabetico): Almamegretta, Enzo Avitabile, Alessio Bertallot, Alpha Blondy, Bluvertigo, Goran Bregovic, Alex Britti, Mimmo Cavallaro, Teresa De Sio, Emis Killa, Ghemon, Irene Grandi, Kutso, Lacuna Coil Levante, Lo Stato Sociale, Ylenia Lucisano, Med Free Orkestra, Nesli, Noemi, Pfm, Enrico Ruggeri, Daniele Ronda & Folklub, Santa Margaret, James Senese & Napoli Centrale, Tinturia, Tarantolati di Tricarico, Paola Turci, Mario Venuti & Mario Incudine. I protagonisti di Taranto saranno invece: Officina Zoè, Bestierare con il Muro del Canto, Iosonouncane, Velvet, Ilaria Graziano & Francesco Forni, Brunori Sas, Diodato, Bud Spencer Blues Explosion, Francesco Baccini, Andrea Rivera, Roy Paci & Aretuska, Subsonica, Marlene Kuntz, Caparezza, NoBraino, LNRipley, Fido Guido. Ai quali si affiancheranno nei prossimi giorni altri nomi: tra questi dovrebbero esserci Nina Zilli, Mannarino e Fiorella Mannoia. Non mancheranno anche interventi estranei alla musica, come quello del direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che nel clou dell’evento ripercorrerà la storia dei decreti salva-Ilva e della famiglia Riva. Ci saranno anche, in contrapposizione con il silenzio che arriva da istituzioni e chiesa locale, anche il sindaco di Messina Renato Accorinti, primo oppositore del Ponte di Messina, e don Plamiro Prisutto, parroco di frontiera in Sicilia in prima linea contro il petrolchimico del «triangolo della morte» Gela-Ragusa-Siracusa. A condurre sono stati chiamati Valentina Petrini, Valentina Correani, Andrea Rivera e Mietta.

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