25 aprile, per la Liberazione 42 eventi nel Lazio. Ma a Roma Anpi e Comunità ebraica divisi, nel giorno dell'appello alla libertà di Mattarella | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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25 aprile, per la Liberazione 42 eventi nel Lazio. Ma a Roma Anpi e Comunità ebraica divise. Nel giorno dell’appello del presidente di Mattarella

Una manifestazione a Porta San Paolo, un'altra in Campidoglio. Zingaretti: "E' il 70esimo, non una sola giornata di eventi"

Fino all’ultimo in polemica e domani divisi. Il 25 Aprile a Roma non ritrova una vera unità alla vigilia del 70/esimo anniversario della Liberazione, preceduto da settimane di diatriba tra l’Associazione nazionale partigiani (Anpi) della capitale e la Comunità ebraica. Domani mattina l’Anpi sarà a Porta San Paolo – luogo di combattimenti simbolo contro i nazisti – e di pomeriggio andrà in piazza del Campidoglio per la cerimonia organizzata dal Comune. Niente corteo quindi quest’anno e niente ebrei nè rappresentanti della Brigata Ebraica – che contribuì alla Liberazione – al fianco dei partigiani. Ci saranno invece a Porta San Paolo le bandiere palestinesi – «una presenza non invasiva», assicura il presidente dell’Anpi di Roma Ernesto Nassi -, che gli ebrei chiedevano di non ammettere, «perchè in guerra stavano con i nazisti». «L’Anpi è per statuto al fianco di chi lotta», rilancia Nassi, «la Brigata ebraica si è esclusa da sola». Gli ebrei hanno partecipato alla Liberazione sia come «partigiani sia come militari in divisa nelle file della Brigata ebraica – afferma il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna -. Chi nega questo fatto offende la memoria di chi cadde, la verità storica e la coscienza dell’Italia». La Comunità ebraica non sarà in Campidoglio perchè domani è Shabbat, il riposo del sabato, ma in un messaggio che sarà letto dal palco il presidente Riccardo Pacifici ringrazia il Comune per l’iniziativa, che li fa sentire parte della festa. Ci saranno invece sostenitori della Brigata ebraica – composta non solo di ebrei – e il vessillo della formazione che combattè con gli Alleati fino alla Liberazione. Pacifici auspica che tutte le forze politiche si sentano coinvolte nella ricorrenza, ma senza alcuna riconciliazione con chi ancora afferma idee razziste. Un appello per far prevalere «lo spirito unitario antifascista» affinchè non «si creino steccati nel fronte democratico» viene dall’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (Aned). «Perchè la Festa della liberazione non accetta discriminazioni», si afferma. Anche l’Aned si era detta come gli ebrei non disponibile a «sfilare accanto alle bandiere dei movimenti pro Palestina», quindi parteciperà all’evento in Campidoglio. A parte il consueto corteo dei centri sociali in periferia, i partigiani forse resteranno soli a Porta San Paolo.

) Non appena il Parlamento lo ha eletto presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha dribblato tutti ed ha fatto visita, privatissima, alle Fosse Ardeatine. Basterebbe questo particolare per comprendere quale considerazione abbia il capo dello Stato del «sacrificio di tanti» e quale importanza rivestano per lui la lotta di Resistenza e Liberazione alla vigilia del 25 aprile, «una festa di libertà e di speranza che ricorda quel che abbiano conquistato grazie al sacrificio di tanti e che abbiamo il diritto e dovere di conservare e preservare». Considerazioni condivise dalle massime cariche della Repubblica che domani celebreranno la Liberazione nelle piazze d’Italia: la presidente della Camera Laura Boldrini sarà a Reggio Emilia, a Casa Cervi, insieme al presidente del parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz. Il presidente del Senato Piero Grasso sarà a Roma in via Tasso. «La democrazia del nostro Paese è figlia della Resistenza, della guerra di liberazione, cioè della Costituzione», sottolinea il leader della Cgil Susanna Camusso. Fuori dal coro la voce di Matteo Salvini. Il leader della Lega Nord annuncia che resterà a casa con i figli per protestare contro «l’occupazione rossa di una festa che dovrebbe riguardare tutti» in quanto «la Resistenza non fu solo rossa ma fu bianca, fu liberale, fu democratica, e ci furono tanti parroci fatti fuori dai comunisti». Domani, invece, il presidente Mattarella sarà proprio a Milano per la cerimonia del 25 aprile. Vi giunge al termine di una settimana nel corso della quale è intervenuto più volte sulla «eredità» politica e civile della Liberazione, patrimonio da «custodire e preservare». Mattarella lo ha ribadito oggi nel corso della premiazione di un gruppo di scolaresche al Quirinale: «La Liberazione è una festa di libertà e di speranza che ricorda quel che abbiano conquistato grazie al sacrificio di tanti». Proprio ai ragazzi ha voluto ricordare Ugo Forno, un ragazzo di 12 anni che, perdendo la vita, fu protagonista di una azione contro l’occupazione nazista a Roma il 5 giugno del 1944 con la quale impedì «la distruzione di un ponte da parte degli occupanti che avrebbe ritardato l’avanzata delle truppe di liberazione». «Dobbiamo fare in modo che non sia più necessario prendere delle armi per difendere la democrazia come fece quel ragazzino», è il monito della massima carica dello Stato. E il modo per farlo – spiega – è «applicare la Costituzione nei suoi valori». Sì, perchè «la Costituzione non va conservata in una teca come una reliquia» ma va «vissuta». «Custodire una memoria viva della nostra liberazione significa trasmettere un’esperienza che è stata sopratutto umana», aggiunge il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, anche lei al Quirinale per premiare i vincitori del concorso «Dalla resistenza alla cittadinanza attiva». Il presidente ha ricevuto al Colle anche le Associazioni Combattentistiche e d’Arma: «Nella nostra memoria condivisa è ben chiaro a tutti il valore resistenziale di quel rifiuto di cedere all’esercito nazista che ufficiali e soldati del rinato Esercito italiano opposero fino a pagare il prezzo della vita», ha sottolineato ricordando «l’apporto decisivo dei 600 mila militari internati nei campi di concentramento perchè negarono ogni collaborazione agli occupanti». Mattarella non può fare a meno di mettere in relazione gli eventi della Resistenza con le stragi di migranti nel Mediterraneo e l’oppressione dei terroristi: «La nostra umanità si ribella, settant’anni fa come oggi, di fronte alle vite spezzate – è il suo monito – . Ieri contro la sopraffazione nazifascista, oggi contro chi opprime intere popolazioni, etnie, gruppi religiosi, costretti a fuggire dal fuoco delle armi, dall’indigenza, dal sopruso, dal fanatismo religioso».(

Un appello per far prevalere «lo spirito unitario antifascista» affinchè non «si creino steccati nel fronte democratico» perchè la Festa della liberazione non accetta discriminazioni«. È l’appello dell’Associazione ex deportati ala vigilia della Festa della Liberazione che nel suo 70esimo anniversario a Roma vede le piazze divise tra Porta San Paolo con i partigiani e il Campidoglio con le istituzioni e gli ebrei non disponibili a »sfilare accanto alle bandiere dei movimenti pro Palestina«. »I valori dell’antifascismo, della Resistenza e della Liberazione, espressi dal 25 Aprile, costituiscono da sempre il patrimonio ideale fondante dell’Aned: i deportati – per la massima parte resistenti – sono quelli che hanno pagato il prezzo maggiore della barbarie nazifascista -dicono gli ex deportati- Ciò vale per i resistenti tutti, i partigiani, i militari del Corpo Italiano di Liberazione e degli eserciti alleati e per quelli della Brigata Ebraica«. »Una festa di popolo come è quella del 25 aprile non può accettare alcuna discriminazione, nè d’altra parte può escludere chi intende partecipare insieme agli altri con la propria identità antifascista -proseguono- Affermiamo l’inviolabile diritto di tutti i popoli alla libertà e per questi motivi l’Aned nazionale invita tutti a partecipare con spirito unitario agli appuntamenti organizzati in tutta Italia per celebrare la Liberazione, a cominciare dalla manifestazione nazionale di Milano«.«Quest’anno il 25 aprile è il settantesimo anniversario della Liberazione e quindi vogliamo dire innanzitutto grazie, grazie a coloro che hanno rischiato la vita per ridarci la libertà e grazie a tutti coloro che sono morti per costruire la democrazia nel nostro Paese». Così in un video su Facebook il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. «Proprio perchè è il 70mo – aggiunge – non chiuderemo il 25 aprile in iniziative dentro una sola giornata e abbiamo pensato a un programma che in 42 città del Lazio promuoverà da oggi e nei prossimi mesi, eventi, convegni, presenza nelle scuole, ricordi, proiezioni di film, ricostruzione delle storie della Liberazione in tutti gli angoli della nostra regione. Questo è un modo a nostro giudizio corretto – conclude – di ricordare, costruire memoria ed esser degni del sacrificio dei tanti che ci hanno permesso di essere un paese libero». Sul sito della Regione è disponibile una mappa interattiva con tutti gli appuntamenti.

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