Servizi scolastici, lunedì in giunta la riorganizzazione dell'offerta | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Servizi scolastici, lunedì in giunta la riorganizzazione dell’offerta

Approda domani in giunta la riorganizzazione dei servizi educativi del Comune di Roma. La delibera, prevista all’attenzione dell’esecutivo di Ignazio Marino domani, fa seguito all’intesa raggiunta a metà maggio con i sindacati sul nuovo contratto decentrato, che regola tra le altre cose il salario accessorio. Si punta in questo modo a superare l’atto unilaterale dell’amministrazione. «Sulla base di quello che domani verrà approvato in giunta stabiliremo se revocare, sospendere o confermare lo sciopero del 27 maggio», annuncia Fabio Mosconvini, della Fp Cgil Roma e Lazio. Queste le disposizioni che, salvo sorprese, domani dovrebbero avere il via libera dalla giunta. Negli asili nido, con un rapporto 1 a 7 educatrice-bambino, si prevede la sostituzione dell’educatrice a partire dalla prima assenza a tutela di bambini e lavoratrici; viene introdotta la conta dei bambini a inizio mattinata: se entro le 9.30 si supera il 75% delle presenze subentra un’ulteriore educatrice. Nella scuola dell’infanzia, dove il rapporto è 1 insegnante a 25 bimbi, restano le 30 ore frontali a contatto con i bambini a settimana, ma non più strutturate come 27 ore più 3, bensì tutte inserite nella programmazione. Si supera l’organizzazione più ‘verticisticà dell’atto unilaterale con una maggiore capacità decisionale tributata agli istituti all’insegna della collegialità. – Il sindacalista della Funzione Pubblica Cgil, Moscovini, ricorda i contenuti dell’intesa raggiunta circa dieci giorni fa con l’amministrazione comunale: «L’accordo prevede, analogamente a come avveniva in passato, che la maggior parte delle ferie vengano utilizzate nei periodi di chiusura delle strutture. Nel periodo restante in cui le scuole sono chiuse, le insegnanti sono a disposizione dell’amministrazione così come da contratto, ma non sono più obbligate ad andare nelle sedi dei municipi o nelle scuole chiuse come è accaduto paradossalmente a Pasqua».

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