Regione Lazio: "Polo unico formato dagli ospedali di Bracciano e Civitavecchia" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Regione Lazio: “Polo unico formato dagli ospedali di Bracciano e Civitavecchia”

– Un unico Polo formato dagli ospedali di Bracciano e Civitavecchia, sotto la competenza della Asl Roma F. È quanto prevede il decreto 97/2015 firmato dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che sancisce l’intesa al termine di un lungo braccio di ferro che risale al 2010, e che ha visto alcuni sindaci del territorio della provincia nord di Roma contrapposti, anche in sede di giustizia amministrativa, ai decreti commissariali di riorganizzazione della rete sanitaria. A presentare i contenuti del decreto è stato oggi a Bracciano lo stesso Zingaretti, di fronte a una platea di sindaci e amministratori del territorio. L’atto è stato firmato il 21 maggio scorso, e rimodula l’offerta ospedaliera e sanitaria dei due presidi, il ‘Padre Piò di Bracciano e il ‘San Paolò Civitavecchia. Il nuovo decreto, è stato spiegato, intende soddisfare il fabbisogno dell’utenza complessiva degli abitanti, circa 80 mila persone, oltre all’utenza che proviene anche da Asl confinanti. Nel dettaglio, Civitavecchia mantiene la funzione di ospedale sede di Dea di l livello e a quello di Bracciano va, invece, la funzione di Pronto Soccorso (uno dei punti su cui c’era stato maggiore contrasto) con un incremento dei posti letto, che salgono così a un totale di 57. Nello specifico, 25 posti letto sono nel reparto di Chirurgia, due in terapia intensiva post-chirurgica e quattro vengono assegnati all’Obi (Osservazione breve intensiva), un servizio che viene allestito per la prima volta all’interno del Padre Pio di Bracciano: una nuova modalità assistenziale, sottolinea la Regione, che consente la permanenza del paziente da zero a 36 ore. Al reparto di Obi vengono inviati dal Pronto Soccorso quei casi che non necessitano di ricovero immediato, ma di una terapia con osservazione per alcune ore e di un approfondimento diagnostico. I sindaci, ritenendoli penalizzanti per il ‘Padre Piò, impugnarono dapprima il decreto 80/2010, ottenendo ragione sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato, e poi anche il decreto 412/2014. Quest’ultimo ricorso è stato ritirato trovata l’intesa che ha portato alla firma del decreto 97.Nel corso della presentazione, nella sala conferenze dell’archivio storico di Bracciano, non sono mancati interventi che chiedevano maggiore chiarezza sul futuro dell’ospedale locale. In particolare una dottoressa del Padre Pio ha sottolineato come «il decreto è solo un primo passo, altrimenti è nulla. Servono deroghe e la possibilità di assumere personale medico, che non possiamo spostare da Civitavecchia. Mancano figure sanitarie in entrambi gli ospedali. Siamo oramai medici di frontiera, e non vorremmo correre il rischio che con il Giubileo ci sia la necessità di potenziare gli ospedali di Roma che hanno già organici nutriti. Quel foglio non rimanga dunque solo carta ben scritta, altrimenti torniamo in piazza». A lei, e ad altri interventi, ha risposto il dg della Asl Roma F Giuseppe Quintavalle: «Noi spesso bussiamo alla Cabina di regia dicendo che i nostri operatori sono allo stremo delle forze dopo anni di blocco del turnover – ha affermato – Si sta lavorando per un extra-permesso, oltre le deroghe, perchè un ospedale senza personale non funziona. Abbiamo chiesto dieci medici, di cui quattro chirurghi, quattro ortopedici e due anestesisti». Riguardo al reparto di Ostetricia «c’è il minimo dei 500 parti da rispettare. Possiamo garantire, con la rete dei consultori, l’assistenza alle donne, che va oltre il parto – ha aggiunto il dirigente – Ma non possiamo promettere oggi l’Ostetricia a Bracciano: non ci sarà. Abbiamo altre cose, lavoriamo su quelle». Sulla questione degli affitti a carico della Asl, Quintavalle, infine, ha spiegato che «stiamo già facendo economie che sono state apprezzate dai tavoli tecnici».

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