Incidente Roma, torna in libertà il 19enne accusato della strage in via Battistini. Per il gip "non guidava lui" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Incidente Roma, torna in libertà il 19enne accusato della strage in via Battistini. Per il gip “non guidava lui”

– A tre giorni dalla cattura torna in libertà Samuele H., uno dei giovani nomadi a bordo dell’auto in fuga che l’altra settimana ha travolto dei passanti alla periferia di Roma uccidendo una donna filippina e ferendo 8 persone. Il gip di Roma, al termine dell’interrogatorio di garanzia del 19enne accusato di concorso in omicidio, ha convalidato il fermo disponendo però la scarcerazione del giovane che era stato bloccato lunedì mattina dalla polizia in un campo agricolo dopo giorni di ricerche. Alla base della decisione ci sarebbe il fatto che il nomade non era alla guida della macchina, ma seduto sul sedile del passeggero e avrebbe chiesto al fratello di fermarsi. Un provvedimento che ha fatto scatenare l’immediata scia di polemiche. Per il senatore di FI Maurizio Gasparri è «assurdo, incredibile, vergognoso». «Non c’è Stato e non c’è giustizia – ha dichiarato – Ancora ieri i cittadini del quartiere dove è accaduto il terribile incidente hanno manifestato per chiedere sicurezza e certezza della pena. Ma questa decisione è uno schiaffo inferto alla famiglia della vittima, ai romani, a tutti coloro che credono nella legge». Sulla stessa linea il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che su Facebook ha scritto: «Non c’è nessuna prova che a guidare non fosse lui, ma sarà fuori di galera. Ad essere accusato sarà probabilmente il suo compare minorenne che data l’età avrà una condanna contenuta e lieve. Ecco come funziona la giustizia italiana. Sono disgustata: noi vogliamo certezza della pena e giustizia per le vittime». Rimangono, invece, in carcere il 17enne ritenuto il conducente della Lancia Lybra e la moglie coetanea. «Al volante c’ero io e quando ho visto l’alt del posto di blocco ho avuto paura ed ho accelerato» ha raccontato ieri durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip del tribunale dei minori. Il ragazzo, padre di un bimbo di 10 mesi, ha ricostruito le drammatiche fasi dell’incidente confermando le ipotesi degli investigatori. «Erano tutti seduti dietro – ha aggiunto -. Quando ho visto la paletta delle forze dell’ordine mi è preso il panico e ho proseguito. L’ultima volta che mi hanno fermato mi hanno picchiato». Gli inquirenti stanno continuando a indagare per ricomporre il puzzle e cercare di chiarire definitivamente la dinamica dei fatti. Nel registro degli indagati è finito anche il padre dei due nomadi. L’uomo, che nei giorni scorsi si era autoaccusato di quanto avvenuto per poi ritrattare, è accusato di concorso in omicidio.

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