Sequestrato porto turistico di Roma: quattro persone in carcere | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Sequestrato porto turistico di Roma: l’imprenditore Balini e 4 collaboratori in carcere. Sabella: “Ostia più vicino a Palermo che a Roma”

Altre 9 persone sono state denunciate a piede libero. Numerose le perquisizioni presso i domicili delle persone coinvolte, le sedi di diverse società e gli studi professionali

I finanzieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei componenti di un’ampia associazione criminale che fa capo a Mauro Balini, noto imprenditore e presidente del Porto Turistico di Roma. In corso il sequestro di beni all’interno del Porto per un oltre 400 milioni di euro.Tra i beni sequestrati nel Porto turistico di Roma, che si trova a Ostia, ci sono posti barca, parcheggi, strutture amministrative, commerciali e aree portuali.

 

Arrestato, questa mattina, dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, Mauro Balini, noto imprenditore operante nel settore turistico ed immobiliare, nonché Presidente del Porto Turistico di Roma, ubicato in Ostia Lido. Portati in carcere, assieme a lui, su ordine del Gip del Tribunale di Roma, Massimo Amicucci, Edoardo Sodano e Sergio Capograssi, avvocato con studio nella Capitale. I 4 arrestati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, riciclaggio, impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori. Altre 9 persone sono state denunciate a piede libero. Numerose le perquisizioni presso i domicili delle persone coinvolte, le sedi di diverse società e gli studi professionali di due avvocati e di un commercialista. Nell’operazione – eseguita dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma sotto la direzione della Procura della Repubblica della Capitale – sono stati sequestrati beni mobili e immobili, quote societarie e conti correnti bancari ed il diritto di superficie su oltre 1.300 beni demaniali, siti all’interno del porto turistico di Ostia (posti barca, parcheggi, strutture amministrative, commerciali e aree portuali) nonché, per alcuni di essi, il relativo diritto di utilizzo. Il valore commerciale di tutti i beni sottoposti a sequestro è stimato in oltre 400 milioni di euro. Le indagini, avviate nel 2012, per una ipotesi di bancarotta, hanno consentito di accertare come i quattro complici avessero scientemente portato al fallimento la A.T.I. S.p.a., società che aveva curato la realizzazione del Porto Turistico di Roma e che, sino al 2008, era concessionaria dell’infrastruttura, appartenente, peraltro, ad un gruppo di imprese riconducibili (direttamente e/o indirettamente) alla figura dello stesso Mauro Balini. Proprio quest’ultimo, con la complicità di fidati collaboratori e professionisti e grazie a «prestanomi» e «società schermo», aveva realizzato un complesso schema societario volto a distrarre fraudolentemente ingenti risorse, patrimoniali e finanziarie, in pregiudizio della fallita A.T.I. S.p.a., dei creditori e dell’Erario, per un passivo finale di oltre 155 milioni di euro. A Balini è stato, inoltre, contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori, per aver intestato a società apparentemente terze, il prestigioso attico sul litorale ostiense in cui vive, anch’esso sottratto fraudolentemente alla A.T.I., e un lussuoso catamarano, nella sua esclusiva disponibilità, acquistato, in larga parte, con risorse sottratte alla fallita mediante il descritto sistema di frode. Il disegno criminale nasce nel 2005, quando il Balini si precostituì un ingente credito nei confronti della A.T.I. S.p.a. per oltre 28 milioni di euro, simulando, tra l’altro, l’accollo – meramente contabile – di un debito in capo alla fallita originato dalla ricezione di false fatture emesse da società riconducibili a suoi fedeli sodali. Giustificando le operazioni come «restituzione finanziamento soci», Balini aveva, quindi, potuto prelevare ingenti somme dalle casse aziendali nonché distrarre beni immobili dal patrimonio sociale in favore di altre imprese a lui riconducibili. Nel 2008, in perfetta sintonia con il piano criminale in atto, la Porto Turistico di Roma S.r.l. – interamente posseduta dal Balini – aveva ottenuto, dalla A.T.I. S.p.a., la voltura della concessione sull’intera infrastruttura portuale, ed era, così, subentrata nella possibilità di realizzare l’ampliamento del porto, poi autorizzato nell’agosto 2013, incassandone i conseguenti ingenti profitti. La struttura attuale si sviluppa su una superficie di circa 22 ettari e dispone di 840 posti barca per lunghezze comprese fra gli 8 e i 60 metri. L’ampliamento del porto ne aumenterà la capienza sino a 1419 posti barca, mettendo a disposizione dei natanti circa 611 nuovi punti di ormeggio per imbarcazioni da diporto lunghe tra i 12 ed i 70 metri.

«La musica a Roma è cambiata, con la magistratura adesso c’è poco da scherzare. La squadra di Marino? Un bel gruppo, abbiamo isolato i cattivi e ora dobbiamo lavorare. La città si aspetta tanto e i romani si meritano risposte concrete. Siamo come gli uomini dell’ammiraglio Nelson prima della battaglia di Trafalgar». Alfonso Sabella, Assessore alla Legalità di Roma Capitale e delegato per il Sindaco al X municipio, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. Sabella ha commentato a caldo la notizia legata al sequestro del porto turistico di Ostia e all’arresto del presidente Balini: «Con la magistratura che c’è adesso a Roma ormai c’è poco da scherzare. Le regole esistono e si rispettano. Il segnale che sta dando la procura è molto importante ed è lo stesso segnale che vorremmo dare noi come amministrazione. Roma è diversa, è cambiata, bisogna rispettare la legge, chi sbaglia paga». Secondo Sabella c’è ancora molto da fare: «Si è fatto molto poco negli ultimi anni, di lavoro ce n’è ancora tanto da fare e la procura opererà al meglio. La vicenda del porto turistico di Ostia si inserisce in quel contesto paludoso che contraddistingue questa realtà. C’è una commistione letale tra imprenditoria, politica e criminalità organizzata. Il porto turistico di Ostia è stato al centro di alcune indagini anche del passato, oltre alle voci che circolano sul fatto che lì ci siano stati degli investimenti poco limpidi. Poi c’è il fatto che comunque all’interno del porto lavorava quello che ha sparato a Vito Triassi, mentre la famiglia Balini ha dato una concessione a un narcotrafficante come Cleto Di Maria. Insomma, in questa vicenda ci sono aspetti particolarmente inquietanti e la magistratura saprà svilupparli nel modo migliore». Sabella non è stupito di quanto accaduto: «Una vicenda di questo tipo non mi meraviglia affatto. A Ostia c’è una mafia diversa rispetto a mafia capitale. Molto più tradizionale, molto più simile a quella che io definisco la mia mafia, quella mafia con cui mi sono confrontato negli anni a Palermo. Ostia è più vicina a Palermo che a Roma da questo punto di vista, Roma come giustamente ha detto il procuratore Pignatone è troppo grande per essere governata da una sola organizzazione». Da Sabella un commento alla nuova squadra varata da Marino: «È un bel gruppo, ora bisogna far partire la fase 2 della giunta Marino. Abbiamo messo al sicuro le risorse dei cittadini romani e in qualche modo, con l’ausilio della magistratura, isolato i cattivi. Ora c’è soltanto da fare, dobbiamo lavorare. I cittadini romani hanno bisogno di risultati concreti, ora devono vedere i frutti del nostro lavoro. È il momento di dare grandissime risposte alla città, che le aspetta e se le merita. Ognuno deve fare la propria parte, ognuno deve fare il proprio dovere. Roma non è terra di nessuno. Questo è un momento in cui ci dobbiamo sentire come i marinai inglesi alla vigilia della battaglia di Trafalgar, quando Nelson disse ai suoi uomini tutti l’Inghilterra si aspetta che facciate il vostro dovere».

– Mauro Balini, presidente del Porto turistico di Roma e gli altri tre arrestati avrebbero scientemente portato al fallimento la Ati Spa, società che aveva curato la realizzazione del porto e che fino al 2008 era concessionaria dell’infrastruttura, svuotandola completamente dei propri beni e dirottandoli su società riconducibili al patron: è quanto ipotizzano gli investigatori che oggi hanno eseguito 4 arresti e sequestrato beni per oltre 400 milioni di euro. Le indagini della Guardia di finanza del Comando provinciale di Roma sono partite nel 2012, in seguito alla denuncia di una banca tedesca che vantava un credito di 25 milioni per un finanziamento concesso alla società. Secondo gli inquirenti, Balini, con la complicità di fidati collaboratori e professionisti, avrebbe creato un complesso schema societario per distrarre ingenti risorse patrimoniali e finanziarie all’Ati, portandola a un passivo finale di oltre 155 milioni di euro. A finire in manette insieme a Balini: Massimo Amicucci, Edoardo Sodano e Sergio Capograssi, avvocato con studio nella capitale. Gli arrestati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Altre nove persone sono state denunciate a piede libero. Trenta le perquisizioni effettuate dalle prime ore del mattino. Sono stati perquisiti anche tre studi professionali: due legali e uno di un commercialista.

«Si può plausibilmente ritenere che Balini sia il gestore delle attività economiche e finanziarie facenti capo a una delle strutture criminali insediate nel territorio di Ostia e che costituisca anzi il terminale, apparentemente legale, di quegli interessi criminali»: lo scrive il Gip di Roma Maria Grazia Giammarinaro nell’ordinanza con cui ha disposto l’arresto dell’imprenditore Mauro Balini, presidente del porto turistico di Roma e di altre tre persone.- Secondo il gip, questo scenario si desumerebbe tenendo conto «dei collegamenti esistenti tra Balini e Cleto Di Maria, coinvolto nell’operazione ‘Nuova Albà nonchè dagli incontri periodici tra Balini e la moglie di Roberto Giordani, verosimilmente volti a consegnarle le somme di danaro necessarie al suo sostentamento».

email

Bisogna effettuare il login per inviare un commento Login