Salario accessorio, Cgil: "A settembre nuova mobilitazione" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Salario accessorio, Cgil: “A settembre nuova mobilitazione”

– Non c’è pace in Campidoglio sul tema del salario accessorio. E i sindacati annunciano battaglia al rientro dalle ferie. Con in prima fila la Cgil. «Da settimane ripetiamo che la vertenza sul salario accessorio dei 24.000 dipendenti capitolini andava risolta prima della pausa estiva con la sottoscrizione di un nuovo contratto – dice il segretario della Fp Cgil Roma-Lazio Natale Di Cola – Il tempo è scaduto. Siamo stanchi delle continue promesse disattese dal sindaco. Dalla fine di agosto insieme alla mobilitazione dei lavoratori partita a luglio con la lo stato di agitazione proclamato con Cisl, Uil e Csa, metteremo in campo la nostra azione di informazione e denuncia sul fallimento e gli errori sulle politiche del personale. Spiegheremo a lavoratori e cittadini di chi sono le responsabilità della situazione che siamo costretti a vivere».«Gli unici fatti che dobbiamo registrare sono gli oltre mille euro persi da ciascun lavoratore dall’inizio dell’anno – spiega Di Cola – Lo stesso Sindaco Marino oltre due mesi fa si era impegnato garantendo che i problemi con il Mef, causa dello stallo, erano risolti: entro giugno si sarebbe voltata pagina mandando in soffitta il contratto unilaterale, che tanti danni ha procurato a lavoratori e cittadini. Nei giorni seguenti abbiamo chiesto incessantemente la riapertura del tavolo per trovare soluzioni ed evitare che a settembre, a pochi mesi dal Giubileo e alla riaperture delle scuole, i problemi sul salario fossero ancora tutti sul tavolo. Abbiamo ripetuto anche al vicesindaco Causi la nostra disponibilità a trattare anche a Ferragosto per risolvere la vertenza sul salario accessorio, perchè a settembre avremmo voluto occuparci dei tanti problemi che ancora attanagliano la macchina capitolina, le sue articolazioni e i vari settori». «Per l’ennesima volta – aggiunge – dobbiamo registrare un fallimento della Giunta Marino sulle politiche del personale. Un’amministrazione sorda alle richieste dei rappresentanti dei lavoratori si assume nuovamente la responsabilità di alzare la tensione».

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