Casamonica a Porta a porta, bufera su Vespa: fastidio per i vertici Rai. E quelle frasi che irritano Roma | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Casamonica a Porta a porta, bufera su Vespa: fastidio per i vertici Rai. E quelle frasi che irritano Roma

Il direttore di Rai1, Giancarlo Leone, si è schierato apertamente dalla parte del conduttore, le diverse posizioni però si riflettono nel cda dell'azienda. La figlia di "re Vittorio" si difende: "Abbiamo siamo sbagliato perché analfabeti"

Le prime critiche erano arrivate già ieri sera sui social network a trasmissione in corso, ma è questa mattina con le proteste del Pd capitolino che si è scatenata la bufera. Nel mirino, anche di M5s e Sel, è finito Bruno Vespa per la scelta di ospitare negli studi di Porta a Porta Vera e Vittorino Casamonica, figlia e nipote di Vittorio, i cui funerali show il 20 agosto avevano provocato non poche polemiche. Gli strascichi di quell’episodio, dopo le istituzioni romane, colpiscono ora Viale Mazzini, provocando la prima grana per i nuovi vertici. La presidente Monica Maggioni e il dg Antonio Campo Dall’Orto, pur evitando dichiarazioni ufficiali, non hanno nascosto il proprio fastidio. Il manager avrebbe commentato con i suoi collaboratori che «episodi come questo rendono evidente la necessità di una riflessione sul servizio pubblico che non deve mai essere perso di vista». Il direttore di Rai1, Giancarlo Leone, si è schierato apertamente dalla parte di Vespa, sostenendo che «ha affrontato la vicenda Casamonica con trasparenza e completezza d’informazione, senza fare sconti di alcun genere». Le reazioni hanno comunque spinto la rete a garantire uno spazio risarcitorio nella puntata di oggi, aperta con l’intervista all’assessore alla Legalità del Comune di Roma Alfonso Sabella. Ed è lì che il conduttore si è difeso: «Credo anche io che a Roma debba essere restituita la dignità, ma credo anche che questa città la dignità non l’ha persa a causa di Porta a Porta». Poi ha risposto alle critiche per l’assenza delle vittime dei reati contestati ai Casamonica: «Lasciateci fare il nostro mestiere – ha affermato Vespa – Quando Biagi ha intervistato Sindona, c’erano forse le vittime? E c’erano le vittime quando è stato intervistato Buscetta o quando Michele Santoro ha intervistato Ciancimino?». Le critiche più accese arrivano dal Pd e dalle istituzioni capitoline. «Porta a Porta e Rai1 riflettano – afferma il presidente del partito, Mario Orfini -: offrire un palcoscenico ai Casamonica è stato un errore grave che nulla c’entra con il servizio pubblico». Per il sindaco di Roma, Ignazio Marino, si tratta di un fatto «grave, oltre che paradossale. Credo che tutto ciò non sia accettabile in un servizio pubblico». Il vicesindaco, Marco Causi, si augura, invece, che «qualcuno alla Rai abbia il buongusto di chiedere scusa alla città di Roma, ai romani e a tutti i cittadini». Si muovono anche i parlamentari Dem dell’Antimafia, che annunciano l’intenzione di convocare i vertici del servizio pubblico e dell’Ordine dei giornalisti per chiarimenti sulla vicenda, e quelli della Commissione di Vigilanza. Il presidente della Bicamerale, Roberto Fico, che ha avuto un colloquio con Marino, annuncia «un’interrogazione ai vertici della Rai per pretendere immediati chiarimenti», affermando che il «codice etico va rispettato» e che «nessuno è intoccabile». In Rai al momento vengono esclusi provvedimenti disciplinari, ma sanzioni potrebbero arrivare dall’Ordine del Lazio che ha deciso di deferire i giornalisti coinvolti, Vespa compreso, al Consiglio di disciplina. Critiche a Vespa arrivano da Sel e Movimento 5 Stelle. «Rai, servizio pubblico paramafioso», è il commento apparso sul blog di Grillo. Di diverso avviso Forza Italia: «Bruno Vespa – sostiene Renato Brunetta – è un bravo giornalista che ieri, come sempre, ha fatto il proprio mestiere: dare notizie ai telespettatori». Le diverse posizioni si riflettono nel cda Rai, dove i più critici sono i consiglieri eletti dal Pd, Guelfo Guelfi e Rita Borioni. Per Arturo Diaconale quelle di Vespa sono scelte giornalistiche e «il servizio pubblico non è la manifestazione della morale dominante fissata dalla cultura politicamente corretta». «Non spetta al cda decidere se la decisione di Vespa sia opportuna o meno», sostiene Carlo Freccero, che avverte: «niente censure preventive per favore». Un’ora di trasmissione sulla principale rete televisiva del servizio pubblico, Rai1. Sui divanetti di «Porta a Porta», invitati dal padrone di casa Bruno Vespa, ci sono Vera e Vittorino Casamonica, rispettivamente figlia e nipote di Vittorio, i cui funerali in stile «il Padrino» hanno fatto il giro del mondo tra gigantografie del «Re di Roma» di bianco vestito e lanci di petali di rose rosse dall’elicottero sui cieli della Capitale. «Papà non era un boss. Era buono come papa Francesco, assomigliava a Wojtyla. A Natale regalava ad ognuno di noi una bottiglia di champagne», le parole della figlia Vera in diretta televisiva. «Il secondo sfregio a Roma», la sintesi dello sdegno politico e civile a 24 ore dalla messa in onda della puntata. L’immagine della carrozza trainata da sei cavalli neri davanti alla basilica Don Bosco di Roma fa da cornice alla puntata. Le note di «Via col vento» – sigla di Porta a Porta – lasciano spazio a quelle del «Padrino», le stesse che hanno risuonato il 20 agosto davanti alla chiesa dei funerali-show. «A mio padre piaceva quel film e quella canzone e noi abbiamo solo realizzato il suo desiderio», ha ribattuto Vera Casamonica alla domanda di Vespa sull’inadeguatezza di quel brano. «Io quel funerale lo rifarei tale e quale – ha sottolineato -, anche con l’elicottero ed i petali di rosa. È il nostro modo di celebrare matrimoni e funerali. E poi quale colpa abbiamo noi se il pilota ha sorvolato il centro di Roma dove non si poteva? Noi siamo analfabeti, era lui che doveva dirci che era vietato…». La donna difende a spada tratta il papà («Era ricco di famiglia, per questo aveva la Ferrari a 17 anni»), nonostante i trascorsi giudiziari tra assegni in bianco e reati vari, dall’estorsione alla truffa. Ma è sulla foto di «zio Vittorio» (come lo chiamavano in famiglia) vestito di bianco con una croce al collo che si lascia andare paragonandolo a papa Francesco. «Siete voi che avete interpretato male – dice chiamando in causa i giornalisti -. Quella è una giacca bianca che si trova dappertutto, non è vestito da papa. Aveva anche i pantaloni blu, che non si vedono. Lui era buono come papa Francesco». E quando Vespa le chiede di spiegare le frasi impresse sui poster affissi sulla facciata della chiesa («Re di Roma», «Hai conquistato Roma, ora conquisterai il Paradiso»), la figlia di Vittorio nega messaggi trasversali per ribadire il controllo del territorio. «Abbiamo sbagliato a scrivere quelle cose, volevamo dire che lui è il re dei nostri cuori. Ma noi siamo analfabeti», si difende ancora Vera, facendo spallucce e accennando un sorriso poco convincente.

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