James Tissot, ozi e agi del passato | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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James Tissot, ozi e agi del passato

– Donne bellissime immerse in giardini fioriti, in abiti sontuosi a teatro o nelle sale da ballo, eleganti e dinamiche in viaggio, scortate da corteggiatori o circondate da bambini in festosi pic nic: è l«800 ricco e felice di James Tissot, in mostra per la prima volta in Italia da domani al 21 febbraio negli spazi del Chiostro del Bramante. Esposte 80 opere tra le più significative del grande maestro, francese di nascita, ma britannico di adozione, pittore capace di rappresentare come pochi altri l’alta borghesia del suo tempo, tra influenze impressioniste e suggestioni preraffaellite. Presentata oggi alla stampa, ‘James Tissot’ è stata prodotta dal Dart – Chiostro del Bramante in collaborazione con Arthemisia Group e curata da Cyrille Sciama, che ha portato a Roma i capolavori più famosi dell’artista, celebrato a Londra come a Parigi, interprete acclamato e conteso del bel mondo internazionale, cantore dell’età vittoriana tra rivoluzione industriale e colonialismo, unico nel trasformare la quotidianità agiata e oziosa di dame e nobiluomini in imprese dal gusto eroico, a tratti vagamente esotico, con un occhio soggiogato dagli estetismi del sol levante. Figlio di un commerciante di stoffe e di una modista disegnatrice di cappelli (dalla quale eredita la passione per i dettagli alla moda), Jacques Joseph Tissot (Nantes, 1836 – Buillon, 1902), si colloca all’interno della corrente del Realismo sviluppatasi in Francia nel 1840, accanto a Courbet, Daumier e Millet. Al principio, però i suoi quadri sono prevalentemente di carattere storico e risentono dell’influenza della scuola olandese. Ma presto Tissot cambia soggetto alle sue opere, dedicandosi alla rappresentazione di ambienti e personaggi della Parigi mondana, soprattutto grazie alla capacità di esprimere magistralmente il fascino femminile. La sua precisione è così realistica da far apparire i suoi ritratti come fotografie istantanee: costumi e accessori, resi con dovizia e ricchezza di particolari, rivelano infatti i gusti dell’aristocrazia e sanciscono lo status dei personaggi immortalati nelle tele o nelle splendide grafiche. Una tecnica questa che approfondisce soprattutto durante il lungo soggiorno londinese, dopo aver lasciato una Parigi travolta dalla guerra franco-prussiana e quindi dall’assedio della città (1870-71). Importante in quegli anni l’incontro con una bellissima irlandese divorziata, Kathleen Newton, che diventa la sua musa ispiratrice, ritratta in molti celebri dipinti in particolare nella serie della convalescente. Malata di tisi, muore a soli 28 anni, facendo sprofondare Tissot in una profonda disperazione che lo riporta nella capitale francese. Lì torna a immortalare, tra gioia e tedio, la mondanità parigina che si avvicenda in salotti e balli, ma una nuova delusione sentimentale lo segna a tal punto da provocare nel pittore una vera e propria crisi mistica. La definitiva conversione al cattolicesimo lo porterà a passare il resto della vita a illustrare la Bibbia e a viaggiare per dieci anni in Medio Oriente e in Palestina. (

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