Raid razzista sul bus, "indiano di m..." e scatta la violenza contro un disabile | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Raid razzista sul bus, “indiano di m…” e scatta la violenza contro un disabile

Sono saliti a bordo di un bus, una linea della zona a sud della Capitale, e hanno subito individuato la loro vittima: un ragazzo di quasi 18 anni, disabile, di origini indiane. Pochi istanti ed è partita l’aggressione. Prima le offese: «Indiano di m…, sei solo un mangia riso» poi le botte. Così Moni Eduart (33 anni) ed Dauti Roland (32 anni), entrambi albanesi, si sono accaniti sul ragazzo affetto da una grave forma di disabilità psichica e fisica poi sono passati alle vie di fatto. Con un giornale arrotolato lo hanno cominciato a malmenare, colpendolo più volte alla testa. Una vero e proprio raid punitivo che ha per sfondo l’odio razziale verso il più debole. Il disabile non ha potuto fare altro che subire l’aggressione senza poter reagire in alcun modo. Una azione violenta che si è consumata intorno alle 8 del mattino di ieri, in un bus carico di pendolari e di studenti. I due bulli, nella quasi totale indifferenza dei presenti, hanno proseguito fino quando un compagno di scuola del giovane disabile è intervenuto in sua difesa. Non contenti i due, che hanno precedenti per furto, lo hanno strattonato e trascinato in fondo all’autobus per picchiarlo con colpi al volto e alle gambe. I presenti, secondo quanto accertato dalla polizia, non avrebbero in alcun modo allertato le forze dell’ordine, forse terrorizzati dalla violenza a cui stavano assistendo. Ad insospettirsi di quanto stava accadendo, però, una pattuglia della polizia che ha notato il trambusto a bordo della linea 764. Gli agenti hanno, quindi, deciso di seguire il percorso del bus. Alla fermata i due aggressori sono scappati in direzioni diverse ma alcuni passeggeri hanno fornito indicazioni ai poliziotti ai poliziotti che sono riusciti a rintracciarli e fermarli. Nei loro confronti la procura di Roma, il pm Gianluca Mazzei, contesta i reati di lesioni personali aggravate, di violenza privata e violazione della legge Mancino sull’odio razziale. Il giudice del tribunale monocratico ha convalidato il fermo disponendo, però, gli arresti domiciliari.

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