Jan Fabre, 24 ore contro la sbornia sociale | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Jan Fabre, 24 ore contro la sbornia sociale

«Stiamo attaccati a un pc o a uno smartphone tutto il giorno, frequentiamo i social e i rapporti diventano sempre più virtuali e impersonali: allora, uno spettacolo teatrale come questo serve a riscoprire lo stare assieme davvero, la nostra umanità», spiega Jan Fabre, a Roma per la realizzazione di ‘Mount Olympus – glorificazione della tragedia grecà della durata ininterrotta di 24 ore, dalle 19 di sabato alla stessa ora di domenica prossima all’Argentina per il festival RomaEuropa, con 27 interpreti tra performer, danzatori, musicisti, che per realizzarlo hanno provato con Fabre tutti i giorni, tutto il giorno, per un anno. Fabre, nato a Anversa nel 1958, è oggi considerato uno degli artisti più innovativi e eclettici della scena mondiale, sia con le sue opere artistiche, sia con le sue opere teatrali, in gran parte ospitate negli anni da RomaEuropa, mentre è dello scorso anno una sua grande mostra al Maxxi e ha sempre amato le maratone. «I riti dionisiaci in Grecia duravano tre giorni, noi siamo solo a un terzo, ma attraversare il giorno e poi la notte, passare dal sole alla luna, mangiare e riposare assieme finisce per influire nel profondo delle persone che vi partecipano – continua a dire – e quando si arriva, artisti e spettatori, al momento della stanchezza estrema, si crolla, si passa un confine in cui cedono le difese e si diventa tutti più veri, si abbandona ogni sovrastruttura, e lo dico in particolare per gli attori, e si tira fuori ciò che si ha di autentico dentro». Poi aggiunge che non si tratta di niente di psicanalitico, perchè a lui preme far esprimere la «fisiologia del corpo», su cui poggia il suo processo creativo. Per Fabre, i temi della vendetta e del potere sono eterni, le figure di Medea o Antigone sono ancora nostre contemporanee e lo spettacolo insiste su due linee principali, quella della catarsi e quella della dimensione del sogno: la prima, vista come liberazione grazie alla riscoperta della condivisione reale a oltranza; la seconda, associa vaticinii e profezie delle antiche tragedie a visioni oniriche e – dice – riflette, vista la durata del lavoro, un certo stato di insonnia. L’idea è nata sei anni fa, racconta l’artista, poi tre anni fa ha cominciato a scrivere con Miet Martens, che collabora con lui dal 1986, e Jeroen Olyslaegers cui poi si sono aggiunte le musiche di Dag Taeldeman, quindi all’inizio del 2014 ha cominciato a selezionare gli attori, mettendo assieme navigati professionisti con cui aveva lavorato più volte, altri performer adulti e un gruppo di giovani sotto i 30 anni, con cui «ci siamo regalati 12 mesi di prove»: prima tutti hanno seguito incontri di studiosi della tragedia greca e delle loro interpretazioni, poi vi hanno lavorato singolarmente improvvisando e cercando una propria strada, un personaggio in cui ritrovarsi, quindi, partendo da un testo cornice, strutture fisse che potessero fare da riferimento, da appiglio, ci si è influenzati tutti a vicenda, il corpo degli attori il musicista e le sue musiche l’azione dei corpi, così che ognuno potesse esprimere la propria individualità. E i performer, tra cui tre giovani italiani (Moreno Perna, Pietro Quadrino e Matteo Sedda), sottolineano la grande libertà e la collaborazione creativa che fa sì che ogni volta lo spettacolo sia davvero diverso a seconda dell’ambiente, dell’epoca, di come vengono vissute le 24 ore. Nasce così questa «immensa memoria in forma teatrale che ricompone la letteratura tragica e il senso del tragico della Grecia classica», in cui si fondono le varie arti, partendo dalla penombra di un mondo mitico per arrivare all’incontro di satiri e ninfe con uomini e dei dell’epoca barocca, tra il germogliare della ragione e lo sbocciare delle passioni. Uno spettacolo visionario e fluente, un’esperienza più fisica e emotiva che razionale. Lo spettacolo, già fatto in Francia, Grecia e Germania, i cui biglietti sono tutti esauriti da agosto, si potrà seguire in streaming sul sito www.egh.guru e vivrà vari collegamenti live nel corso delle 24 ore di rai radio3 con interventi di Enrico Ghezzi. Di Jan Fabre si è aperta anche la mostra ‘Gli anni dell’Ora Blù alla galleria Magazzini di Via dei Prefetti con disegni ispirati al percorso degli insetti e esce un volume di testi, edito da Editoria&Spettacolo, intitolato ‘Residuì (pp. 140 – 15,00 euro): sono «le rimanenze di ciò che da svegli ricordiamo dei nostri sogni, testi post mortem legati a ciò che sopravvive, scritti ognuno per un attore preciso».

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