Campidoglio, entro giovedì la decisione sulle dimissioni: il 2 novembre scade il tempo | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Campidoglio, entro giovedì la decisione sulle dimissioni: il 2 novembre scade il tempo

– Si apre oggi la settimana più importante e impegnativa per il sindaco dimissionario Ignazio Marino. La scadenza per il commissariamento del Comune di Roma cade il 2 novembre, esattamente 20 giorni dopo l’annuncio delle dimissioni, avvenuto l’8 ottobre. Sulla carta dovrebbe essere così, con la convocazione di una capigruppo massimo per giovedì per consentire la riunione dell’assemblea capitolina prima del 2 novembre, come vorrebbe Marino, che le motivazioni della sfiducia vuole sentirsele dire dalla sua maggioranza. Ma le cose potrebbero andare diversamente. L’opposizione ha chiesto infatti il 22 ottobre la convocazione di un Consiglio e il regolamento prevede che possano passare fino a 20 giorni da quella data, ovvero quelli partiti da quando Marino si è dimesso. Per evitare ‘colpi di scenà tra i consiglieri dem, in tanti nel Pd preferirebbero risolvere la questione fuori dall’Aula, con un chiarimento diretto tra il sindaco e il suo partito. Ma secondo alcuni rumors il premier Matteo Renzi sarebbe disposto ad un dialogo con il sindaco solo dopo la sua decadenza, ad oggi fissata al 2 novembre. E mentre il ‘marzianò Marino continua a sfornare provvedimenti, i rapporti col commissario del Pd Roma Matteo Orfini sono ormai deteriorati, come dimostra l’attacco che ha mosso al sindaco sulle nomine dell’Auditorium. Se invece Marino arrivasse a ritirare le sue dimissioni, diversi assessori dem (in prima fila quelli arrivati nell’infornata di quest’estate) sarebbero pronti a lasciare. C’è chi parla di otto-nove defezioni pronte su dodici persone in giunta. E nel limbo di Palazzo Senatorio c’è chi ipotizza persino una giunta nuova di zecca guidata da Marino. Tra le armi che potrebbe sfoderare il Partito Democratico per far desistere il sindaco ‘marzianò, oltre a quella politica della mozione di sfiducia, ci sono ancora le dimissioni in massa degli eletti o la bocciatura del bilancio a fine anno. Di certezze, seppure si avvicina la scadenza dell’era Marino. ce ne sono ancora poche.

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