Renzi: "Nuova pagina, sul Giubileo ci metto la faccia". Ora il dream team per l'Anno Santo | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Renzi: “Nuova pagina, sul Giubileo ci metto la faccia”. Ora il dream team per l’Anno Santo

Ora ci metto la faccia. È convinto non ci sia alternativa, Matteo Renzi. Per ridare una prospettiva a Roma e anche al Pd romano dopo il «disastro» Marino, non bastano i programmi e neanche i nomi. Servono i fatti. La sfida è così ardua che potrebbe non bastare il «miracolo» realizzato a Milano con l’Expo. Ma il Giubileo è una chance, una finestra di opportunità per mostrare un nuovo passo nella gestione «dell’ordinaria e della straordinaria amministrazione». E poichè manca solo un mese, non c’è più tempo da perdere. La prossima settimana dovrebbe arrivare il provvedimento con nuovi fondi e il varo del ‘dream team’ che dovrà realizzare l’impresa. Intanto, in un ideale passaggio di consegne tra Expo e Giubileo, c’è la designazione del prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca come commissario straordinario in Campidoglio. L’irritazione per lo spettacolo dato alla città e al Paese «per colpa di Ignazio Marino», non è ancora smaltita. E anche le recriminazioni delle truppe renziane per «la mancanza di polso» di cui ha dato prova il commissario romano Matteo Orfini in questi mesi. Ma non è il momento – è persuaso il premier – di aprire rese dei conti nel partito, nè di attardarsi a discutere con l’ormai ex sindaco. Perciò, ufficializzate le dimissioni dei consiglieri comunali necessarie a far decadere la giunta, Renzi consegna a Bruno Vespa poche, lapidarie, parole: «Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città, con la sua gente», replica al sindaco che lo ha indicato come «unico mandante» del suo omicidio politico. Poi sibila: «Al Pd interessa Roma, non le ambizioni di un singolo». Il chirurgo voleva usare la città come palcoscenico per la consacrazione sulla scena politica nazionale, ragionano dal Pd, come leader di una sinistra paladina della legalità. Ma, osservano, l’allarme lanciato da Raffaele Cantone, su una città che «non ha anticorpi» contro la corruzione, chiamano in causa anche lui, che ha guidato il Campidoglio per due anni. Non lo espelle dal Pd, perchè ha sempre detto di non avere intenzione di «cacciare nessuno» dal partito. Ma ora Renzi di Marino, spiegano i parlamentari a lui vicini, non vuole più sentire parlare. «Questa pagina si è chiusa – proclama il premier – Ora basta polemiche, tutti al lavoro». E l’invito è rivolto innanzitutto a quella minoranza Pd che parte subito lancia in resta, brandendo contro il segretario l’accusa di voler fare di Roma il laboratorio del «Partito della nazione». Aver firmato la decadenza della giunta grazie all’aiuto dei consiglieri di Alfio Marchini, di Ncd e di Raffaele Fitto, sarebbe solo il primo atto. Dopo – sospettano – ci sarebbe la candidatura di Marchini o del ministro Beatrice Lorenzin al Campidoglio, con una coalizione che, magari sotto le «mentite spoglie» del civismo, volge al centro. Ma Matteo Orfini assicura che le due ipotesi non esistono, che il candidato – a tempo debito – sarà di centrosinistra e scelto attraverso le primarie. Ma la precisazione non sembra bastare e dalla sinistra Dem invocano una riunione della direzione del partito, per squadernare il tema. «Per ora – risponde un dirigente Pd – non se ne parla. Di amministrative si discuterà a tempo debito. Con una discorso generale, che riguardi tutte le città in cui si andrà al voto: Roma, Milano, Napoli, Bologna…». Non sarà una passeggiata, da nessuna parte. Ma Renzi, assicurano al Nazareno, «si impegnerà in prima persona, come ha sempre fatto». Prima, però, il Giubileo. Si riparte da lì. Con uno stanziamento che fonti governative stimano intorno ai 300 milioni e una squadra forte, che sappia cogliere l’occasione per rimettere a posto la città. Perciò resta in campo l’idea di far gestire – in forte sinergia con il prefetto Franco Gabrielli, il commissario straordinario Tronca, l’Anticorruzione di Raffaele Cantone e gli uffici di Palazzo Chigi – a Marco Rettighieri, direttore di Expo e grande esperto in materia, il tema dei Trasporti. Il provvedimento che definirà poteri, ambito di azione e fondi è ancora in via definizione. Ma Renzi vuol fare presto. E metterci la faccia: «Expo dimostra che non scappiamo davanti alle sfide, ma le affrontiamo e vinciamo». Con la caduta di Ignazio Marino si aprirà ora, da qui a primavera quando i romani torneranno alle urne, la fase commissariale, quella che sarà chiamata alla sfida più difficile: far funzionare la città nei giorni più convulsi dell’Anno Santo, che aprirà il prossimo 8 dicembre e per il quale sono attese milioni di persone. Una fiumana che per dodici lunghi mesi si dovrà spostare agevolmente da una parte all’altra della Capitale, e che si andrà ad aggiungere ai romani nel premere su una rete già in sofferenza. Per questo nella mente del governo ci sarebbe l’idea di mettere in campo come superdelegato ai Trasporti Marco Rettighieri, direttore di Expo 2015 e già manager delle ferrovie. L’atto di dimissioni dei 26 consiglieri è stato inviato in serata alla Prefettura dal segretario generale del Campidoglio. Spetterà ora dunque a Gabrielli, in tempi rapidi indicare il nome del commissario. Entro 90 giorni, poi, sarà il ministro dell’Interno a proporre al presidente della Repubblica un commissario straordinario che traghetterà la Capitale fino alle elezioni, ed è plausibile che il commissario prefettizio venga poi confermato come commissario straordinario. Nel corso del mese sono molti i nomi che sono circolati per la ‘reggenzà: da quello di Angelo Tranfaglia, a quello di Riccardo Carpino, fino a Domenico Vulpiani. Sembra in vantaggio però Bruno Frattasi: napoletano, nato nel 1956, è già stato commissario a Gaeta e prefetto di Latina. Quello con protagonista Frattasi sarebbe «un bel piano», ha già ammesso Gabrielli. Che con ogni probabilità sarà il vero protagonista della gestione cittadina per il Giubileo, sebbene davanti alla parola ‘superpoterì si schermisca: «Mi limito – ha detto solo qualche giorno fa – a coordinare i vari soggetti istituzionali per presentarci all’8 dicembre al meglio». Con lui, però, nel ‘dream team’ sognato da Matteo Renzi, dovrebbero collaborare tecnici di esperienza, e sono circolati i nomi dell’ormai ex assessore Alfonso Sabella (che però ha di recente affermato che da lunedì «tornerà a fare il magistrato»), del sovrintendente dell’Opera di Roma Carlo Fuortes e soprattutto del presidente del Coni Giovanni Malagò. La caduta di Marino avrà conseguenze anche sulla Città metropolitana di Roma Capitale, di cui l’ex chirurgo è sindaco di diritto: a quanto si apprende da fonti di Palazzo Valentini, decade con lui dal ruolo i consiglieri delegati (gli ‘assessorì), ma rimane il vicesindaco Mauro Alessandri. Riguardo invece ai consiglieri metropolitani, decadono quelli che erano anche consiglieri comunali, e vengono surrogati da quelli espressione del territorio provinciale. In merito infine ai Municipi, la giurisprudenza e un parere del segretario generale del Campidoglio espresso lo scorso 13 ottobre sembrerebbero dare ragione a chi ritiene che essi debbano continuare a esercitare le loro funzioni anche nel corso della gestione commissariale, come del resto accadde nel 2008 dopo le dimissioni di Walter Veltroni.

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