Open bus, La Sapienza: "Sono lo 0,4% del traffico" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Open bus, La Sapienza: “Sono lo 0,4% del traffico”

– Il 91% del traffico romano viene dai privati, il 3% dai mezzi Atac, il 6% dal trasporto delle merci e lo 0,4% dagli open bus. Questi sono i risultati di uno studio dell’università La Sapienza presentato questa mattina a Roma. Lo studio, in particolare, ha l’obiettivo di mostrare come gli open bus non siano un problema per il traffico romano e come «risultino essere i migliori mezzi per visitare la città». Oggi, inoltre, è stata annunciata la prossima formazione di un osservatorio permanente, in vista del Giubileo, nell’ambito dell’ente bilaterale del turismo per la valorizzazione del trasporto collettivo dei passeggeri nella Capitale. L’auspicio di Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi, è che questo osservatorio «si possa unire a quello turistico». I dati, presentati dal professore Francesco Filippi, coordinatore dello studio, riguardano le corse degli open bus: «A marzo del 2015 erano 258 corse al giorno, per un totale di 1,5 milioni di chilometri l’anno contro gli oltre 9 milioni dell’Atac: gli open bus percorrono il 16% rispetto all’Atac». Filippi ha sottolineato come anche «le emissioni sono minime» rispetto all’impatto totale del traffico cittadino. Si è poi soffermato su alcuni numeri: «L’amministrazione autorizza solo 5 capolinea e 27 fermate». E il confronto con altre città europee non sorride a Roma: «A Londra – ha argomentato Filippi – ci sono 50 fermate autorizzate, a Barcellona 44». Dai coordinatori della studio vengono lanciate alcune proposte sugli open bus: «Diversificare i percorsi, aumentare il numero di fermate e far passare il servizio dall’amministrazione agli operatori». «È stato presentato oggi all’Hotel Royal Santina uno Studio del Centro di Ricerca per il Trasporto e la Logistica dell’Università La Sapienza riguardante le linee Open Bus nel Comune di Roma e il loro impatto sulla città. A commissionare lo Studio è stato il Comitato Trasporto di Linea (che riunisce marchi storici del ‘turismo su gommà quali Arrivederci a Roma, Carrani Tours, Green Line, Sata e Sit) che ha anche annunciato la prossima costituzione, in vista del Giubileo, di un osservatorio permanente nell’ambito dell’Ente Bilaterale del Turismo per la valorizzazione del trasporto collettivo passeggeri nella Capitale». Così una nota del Comitato Trasporto di Linea. «Di grande interesse i risultati esposti dal rappresentante del Comitato Paolo Delfini (Carrani Tours) e dal coordinatore dello Studio Professor Francesco Filippi (già Direttore del Centro di Ricerca per il Trasporto e la Logistica, Università di Roma La Sapienza) e ottenuti analizzando le corse/giorno effettuate dagli Open Bus, i chilometri anno prodotti e le emissioni generate – prosegue – Tra tutti, il dato più rilevante riguarda il livello dell’impatto dei Bus dedicati al trasporto turistico sul traffico del centro città che per chilometri percorsi – a dispetto delle polemiche spesso sollevate dai Municipi più centrali di Roma – rappresenta appena lo 0,4% del totale, contro un 90,9% del traffico privato (esclusi Atac e Ncc) e un 6,0% del trasporto merci. Anche i dati sulle emissioni sono risultati modesti: ai tanto contestati ‘bisontì – che garantiscono la mobilità di migliaia di turisti al giorno – vanno infatti attributi appena il 2% di SO2, il 5% di PM, l’8% di NOX e quote insignificanti di CO rispetto al totale». «I risultati della ricerca scientifica dell’Università La Sapienza confermano finalmente il grave errore di prospettiva fin qui commesso dall’Amministrazione capitolina – dichiara il rappresentante del Comitato Clara Fraticelli – I servizi di trasporto Open Bus offerti dalle aziende private romane contribuiscono infatti a limitare fortemente la congestione del traffico cittadino e suppliscono alle evidenti carenze della rete Atac, di per sé inadeguata a garantire la mobilità degli stessi residenti romani. Il contrasto alla nostra attività imprenditoriale è quindi un esercizio di miopia politica che muove da un preconcetto ideologico: serve soltanto a compromettere lo sviluppo tanto dell’offerta turistica quanto di un’importante risorsa economica locale». «Lo Studio – riferisce la nota – indica anche come migliorare la circolazione nel centro città (diversificando i percorsi degli Open Bus, anche rispetto all’attuale senso di marcia, e aumentando il numero di fermate) e valorizzare – come già avviene a Londra e Parigi – l’offerta turistico culturale oggi trascurata (ampliando l’area di copertura della rete Open Bus e rimettendo la definizione di nuove linee alla proposta degli operatori del turismo). In definitiva, secondo lo Studio, gli Open Bus risultano essere i migliori mezzi per visitare e valorizzare una città, in quanto non hanno bisogno di sovvenzioni pubbliche, vanno incontro alle esigenze dell’utenza, occupano uno spazio minimo per passeggero e inquinano poco».

email

Bisogna effettuare il login per inviare un commento Login