Acca Larentia, la destra ricorda i suoi morti: "38 anni senza colpevoli" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Acca Larentia, la destra ricorda i suoi morti: “38 anni senza colpevoli”

«Trentotto anni senza colpevoli, la giustizia italiana si conferma strabica, figlia di uno Stato che ha strumentalizzato ragazzi innocenti per consolidare la propria mediocrità e conservare il potere nelle mani sanguinanti dei governi della prima Repubblica. In Italia si poteva morire ammazzati a vent’anni senza che scattassero adeguate indagini e senza che fossero processati i tanti possibili indiziati di un’area politica il cui obiettivo dichiarato era spesso quello dell’eliminazione fisica dei militanti di destra. Nel giorno del l’anniversario della strage di Acca Larentia, la più efferata manifestazione della violenza politica degli anni ’70 insieme al rogo di Primavalle, rivolgo un appello alle massime istituzioni: al presidente Mattarella in qualità di presidente del Csm, organo di autogoverno della magistratura in grado di fare indagini sulle omissioni di alcuni magistrati che non hanno adeguatamente ricercato la verità su quei tragici avvenimenti, al presidente Renzi affinché assuma ogni iniziativa utile, nell’ambito della sue competenze, a trovare la verità storica e a promuovere un’operazione politica di trasparenza sui ministeri dell’Interno e della Giustizia per capire la rete di protezione che coprì i colpevoli di quella strage e il ruolo dei servizi segreti. Senza verità infatti non ci può essere giustizia e senza giustizia non ci sarà mai pace. Le istituzioni repubblicane hanno il dovere di ricongiungersi con le famiglie che all’epoca persero i propri cari. Fratelli d’Italia stamane si è recato come consuetudine in delegazione sul luogo della strage per deporre fiori sui tre punti dove sono stati uccisi Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Non erano ancora presenti testimonianze delle autorità pubbliche, nessuna corona, nessuna traccia. Ci auguriamo che la Regione, il Campidoglio e il governo nazionale diano entro poche ore un segnale di vita». È quanto dichiara in una nota il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale alla Camera dei deputati Fabio Rampelli.- «Dopo 38 anni Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, i caduti della strage di Acca Larentia, sono ancora senza giustizia. Questo rende ancora più riprovevole il fatto che Roma Capitale, sia pure nella sua gestione commissariale, non abbia inviato nessun rappresentante ufficiale a deporre la corona di alloro. Mi appello alla sensibilità del Prefetto Tronca perché questa grave dimenticanza non abbia a ripetersi nelle prossime occasioni di ricordo di giovani di destra e di sinistra caduti durante gli anni di piombo. La storia recente di Roma non può essere dimenticata se si vuole scongiurare il ritorno della violenza politica. Come ex sindaco mi ha molto colpito il fatto di essermi ritrovato solo con i vigili urbani e il cerimoniale di Roma Capitale, già il sindaco Marino, interrompendo una tradizione cominciata con Veltroni e continuata con il sottoscritto, non ha mai partecipato a queste cerimonie, ma oggi è stata la prima volta che non era presente neanche un delegato del commissario. Spero veramente che tutto questo non si ripeta più». Lo dichiara in una nota Gianni Alemanno. «Trentotto anni non bastano per cancellare il dolore che resta enorme della strage di Acca Larentia, quel lutto di una comunità che piange i suoi assassinati dall’odio comunista davanti una sezione del Msi. Franco, Francesco e Stefano, quante volte quei nomi – Bigonzetti, Ciavatta, Recchioni – sono risuonati nella nostra testa. Solo un miracolo, quella sera maledetta del 1978, evitò che la gragnuola di pallottole continuasse il suo triste martirologio con i nomi di Maurizio, Enzo, Pino». Lo scrive in un comunicato Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra e vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio ricordando la Strage di Acca Larentia del 7 gennaio 1978. «Oggi commemoreremo quei caduti, per i quali non è stata fatta giustizia, col rito religioso che si celebrerà all’interno della cripta della chiesa romana dei Sette Santi Fondatori, alle 18, in piazza Salerno. Fu infame logica stragista – prosegue Storace – per cui si doveva ammazzare chiunque uscisse in quel momento da quella sezione. In quell’eccidio emerse tutta l’infamia di un progetto, sangue chiama sangue, destinato a provocare lutti su lutti. E troppe volte ci chiediamo se sia stato vano quel sacrificio. Facevamo politica, eravamo invece in guerra. E fa rabbia enorme, oggi – aggiunge Storace – vedere l’odio che trasuda da un computer: chi strilla protetto da una tastiera non sa che cosa voleva dire, allora, ripararsi dalle P38 e dalle Skorpion. Si sparava, oggi si twitta. Eroi ieri, ridicoli oggi. In Parlamento si alzava in quelle ore Giorgio Almirante, a dare voce al dolore di tutti noi. Trentotto anni dopo vorremmo noi chiedere ai pochi deputati e senatori che hanno avuto in tasca la tessera del Msi o anche di An, di avere la voglia e la forza per chiedere e ottenere luce sulla strage. Fosse anche solamente una commissione d’inchiesta per raccogliere le carte e cercare e svelare chi ha negato e impedito che a Franco, Francesco e Stefano venisse resa giustizia, chi fece scappare gli assassini, chi evitò che pagassero per le loro responsabilità gli esecutori dell’agguato, chi nascose i mandanti. Oggi – conclude Storace – pregheremo per la verità su quel sangue nostro».

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