Marino attacca Renzi e prova a scombussolare i piani del Pd: "Se li avessi ascoltati sarei in cella" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Marino attacca Renzi e prova a scombussolare i piani del Pd: “Se li avessi ascoltati sarei in cella”

L'ex sindaco defenestrato dal suo partito, via notaio, presenta il suo libro Un marziano a Roma: nessuna grande novità nel volume. Sulla sua candidatura ammette che la decisione arriverà in poche ore

Piu’ che un sassolino, quello che Ignazio Marino si e’ tolto dalla scarpa ha l’aspetto di un macigno. Che cade tutto addosso al Pd e non risparmia nessuno, dal premier Matteo Renzi ai suoi ex assessori al commissario del partito romano Matteo Orfini, “un insetto che da solo puo’ distruggere un campo di grano”. In scena sono andate oggi le ‘Catilinarie’ due punto zero, con accuse di “accoltellatori” e “guastatori”. Marino non e’ piu’ sindaco, il Pd l’ha ‘epurato’ dopo 28 mesi di governo, e questo e’ il giorno della sua rivincita messa per iscritto nel libro presentato oggi ‘Un marziano a Roma’, sostantivo che molti hanno usato per definire la sua estraneita’ a certe logiche partitiche. Nessun pelo sulla lingua dunque: “Se avessi seguito tutti i consigli del Pd forse mi avrebbero messo in cella di isolamento”, dice sicuro. L’ex chirurgo dem non scioglie ancora il nodo sulla sua candidatura ma parla del partito che lui stesso ha contribuito a fondare, “un partito che non esiste piu'”. E su Roberto Giachetti, candidato del Pd in corsa per il Campidoglio, commette due errori: prima lo chiama Riccardo e poi Gianchetti. Durissimo l’attacco a Renzi: “Quando sono diventato sindaco Roma era in una situazione drammatica e bisognava sganciarla dalle lobby. Purtroppo questo non e’ quello che vuole il governo di Matteo Renzi: preferisce sedersi ai tavoli con le lobby e decidere li'”. E ancora: “Nell’allontanarmi questo governo, che risponde a Matteo Renzi, ha fermato molti dei cambiamenti che noi avevamo messo in atto”. E ce n’e’ anche per la Regione: “Il fatto che Roma abbia ricevuto, in 2 anni e mezzo, per il trasporto pubblico locale meno della meta’ di Milano e’ indice di una non piena collaborazione da parte del governo nazionale e regionale”. Ma il governatore Nicola Zingaretti replica: “Noi intanto stiamo aprendo cantieri, questo occorre a Roma”. Sugli ormai famosi scontrini che gli sono costati la carica da sindaco, Marino assicura di non aver “mai utilizzato denaro pubblico a fini privati. Anzi – spiega – ho utilizzato denaro privato per interesse pubblico”. E aggiunge, facendo ancora il nome del premier: “mi piacerebbe che la stessa trasparenza venisse utilizzata dal capo del Governo che, lo leggo sui giornali, ha speso in un anno come presidente della provincia di Firenze 600mila euro in rappresentanza, rapidamente archiviate dalla magistratura contabile”. Marino parla ai giornalisti di discontinuita’ della sua amministrazione e di Mafia Capitale: “Quando ricevetti il curriculum di Luca Odevaine (poi arrestato, ndr) lo esclusi perche’ aveva avuto ruoli di primo piano in amministrazioni guidate dal Pd in Comune e in Provincia e io preferivo professionisti meno legati al passato”. Non solo: “Prima dei primi arresti dell’inchiesta del procuratore Pignatone sulla criminalita’ organizzata a Roma il vicesegretario di Renzi alla segreteria nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, mi sollecito’ a nominare Mirko Coratti (poi indagato, ndr) vicesindaco allo scopo di ‘stabilizzare’ la giunta”. Ma Guerini smentisce “nuovamente e in modo categorico”. L’ex sindaco affronta anche l’episodio di Papa Francesco che al ritorno dal viaggio a Philadelphia disse di non averlo invitato lui: allora sui media “la frase piu’ gentile fu ‘Il Papa scarica Marino‘”, ricorda rivelando di aver poi avuto un incontro chiarificatore con il Pontefice il 1 febbraio. “Le sue parole furono strumentalizzate dalla politica”, osserva. Il libro era atteso e le reazioni non si sono fatte attendere, in primis quella di Orfini: “Non faccio il recensore di romanzi fantasy”. E Guerini commenta ancora: “Da Marino oggi solo tanto livore e parole offensive nei confronti del nostro partito”. E l’ex vicesindaco di Roma Marco Causi bolla come “un falso” i presunti consigli che avrebbe dato a Marino di lasciare Roma, divenendo irreperibile in modo da far decadere il Comune. Oggi pero’ Raffaele Cantone, presidente dell’Autorita’ nazionale anticorruzione (Anac) da’ atto all’ex sindaco di un “tentativo di discontinuita’ soprattutto nell’ultimo periodo”. “Depositeremo un atto ufficiale in merito all’analisi sugli appalti del Comune di Roma che, a suo tempo, ci venne richiesto anche da Marino. I dati dimostrano che nel 2015 c’e’ stata una forte riduzione delle procedure negoziate”, ossia senza gara.

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