Palazzo Madama, una storia tutta da scoprire - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Palazzo Madama, una storia tutta da scoprire

PalazzoMadamaNotteNon capita tutti i giorni di avere la possibilità di visitare i cosiddetti “palazzi del potere” ma a volte le opportunità nascono per caso e così, lo scorso sabato (2 luglio) mi sono trovato, grazie alla curiosità di mia moglie che aveva visto del “movimento” all’ingresso, a visitare uno dei luoghi chiave della politica italiana: il Palazzo del Senato. Questo edificio, noto a tutti come “Palazzo Madama”, situato nel cuore della Capitale, ha un concentrato di storia, arte e ovviamente politica da far restare il visitatore a bocca aperta e con un profondo senso di rispetto per le nostre Radici. La sua storia prende il via sul finire del 1400 d.C. sotto il pontificato di Papa Sisto IV. In origine, il terreno su cui sorge la costruzione, era stato di proprietà dei monaci benedettini per ben 5 secoli. Questi, vendettero la proprietà al Re di Francia il quale a sua volta, cedette una parte del terreno al suo tesoriere ed in quest’area venne fondato il nucleo originale del palazzo, destinato all’accoglienza dei pellegrini francesi in visita a Roma. Ma torniamo tra la fine del XV secolo d.C. e l’inizio del XVI: il figlio di Lorenzo de’ Medici (il Magnifico), destinato a passare alla storia con il nome di papa Leone X, nel 1505, acquistò ratealmente quella che per anni era stata la sua dimora. Dopo la cacciata della famiglia Medici da Firenze, l’ormai papa fece del palazzo la residenza romana della potente famiglia oltre che uno dei centri più importanti della cultura umanistica. Alla sua morte, nel 1521, l’edificio passò nelle mani di suo cugino, anch’egli divenuto Sommo Pontefice di Santa Romana Chiesa, sotto il nome di Clemente VII. Ma ciò che viene da chiedersi è l’origine del nome: perché Palazzo Madama? La risposta va ricercata nella storia di Margherita d’Austria, detta la “Madama” per i suoi modi gentili e raffinati. Margherita era figlia naturale di Carlo V e della sua amante Johanna van der Gheynst, nonché moglie del duca Alessandro de’ Medici. All’epoca, nonostante i titoli ed il potere, anche le più alte sfere della nobiltà (fino ad arrivare a Re ed Imperatori) si trovavano spesso ad aver bisogno di soldi per saldare debiti o finanziare progetti che rispecchiassero la loro grandezza. E così, spesso, si ricorreva a prestiti di banchieri influenti che però non avevano la garanzia di rivedere il denaro prestato. Per “appianare” la situazione senza creare attriti di sorta, si giungeva a dei compromessi che oggi sembrerebbero terrificanti ma che per quei tempi risultavano la soluzione migliore: dare in sposa la figlia del nobile ad uno dei membri della ricca famiglia di banchieri. Così andò per Margherita d’Austria. All’interno del Palazzo, è possibile notare, in una sala, raffigurato sul soffitto, uno struzzo (che dà anche il nome all’ambiente) con un nastro al collo che termina, dall’altro capo, sullo stemma de’ Medici. Ciò a rappresentare il legame che c’era tra la Madama Margherita e la famiglia Fiorentina. Una delle prime stanze che ci si trova ad ammirare è la “Sala Maccari” che prende il nome dall’Artista Cesare Maccari, autore degli affreschi alle pareti. I dipinti rappresentano scene della vita del Senato Romano e sono mirate a descrivere la grandezza della Roma Repubblicana. Sono impressi momenti storici come l’ingresso di Appio Claudio che viene condotto in Senato per esortare i romani a non accettare le condizioni di pace offerte da Cinea, l’ambasciatore di Pirro o il discorso di Cicerone “Quousque tandem” rivolto a Catilina, quest’ultimo rappresentato dall’Artista da solo con la testa china e lo sguardo rassegnato. Il percorso porta poi il visitatore ad uno dei periodi più importanti della nostra Storia: l’Unità d’Italia. Busti rappresentanti Mazzini, Garibaldi, Cavour e Re Vittorio Emanuele II sono esposti in bella vista assieme a dipinti altrettanto imponenti. Infatti, nel febbraio del 1871, si stabilì che il Palazzo avrebbe ospitato il Senato del Regno d’Italia ed il 28 novembre dello stesso anno, ci fu la prima riunione ufficiale dei Senatori. Superata la parte prettamente storica ecco che, come per magia, si viene catapultati in quella che tutti noi conosciamo come “Aula del Senato”. L’effetto è veramente emozionante. Di colpo ci si trova a ruotare su sé stessi a 360 gradi, “memorizzando” la classica disposizione delle postazioni dei senatori e lo scranno dove siede il Presidente, il Primo Ministro ed una parte dei membri del Governo. L’Aula venne costruita nel cortile un tempo adibito alle poste pontificie su progetto dell’Ingegnere Luigi Gabet. Interamente in legno, questo piccolo-grande anfiteatro vede un enorme tela ricoprire il soffitto detta “il Velario”, con la riproduzione di medaglioni contenenti le effigi di quattro giurisperiti, delle quattro virtù civiche e delle quattro capitali dei regni preunitari. Originariamente tappezzata di azzurro, che era il colore Sabaudo, la Sala, dopo l’esilio di Re Umberto, venne “foderata” di rosso, come richiamo al bordo rosso delle tuniche dei Senatori dell’antica Roma oltre che ad un colore apparentemente più luminoso. Dietro la poltrona presidenziale, due targhe: la prima cita la forma di governo oggi vigente in Italia, ovvero la Repubblica; la seconda invece, molto più antica, riporta le parole con cui Vittorio Emanuele II commemorò l’Unità d’Italia. Ovviamente non si può resistere alla tentazione di sedersi in una delle tante poltrone lì presenti è fingersi per pochi istanti Senatore della Repubblica Italiana. Una visita dunque che ha portato il sottoscritto e tutti i presenti ad una conoscenza più approfondita della nostra Storia, troppo spesso ignorata e che meriterebbe più approfondimento e più rispetto.

Stefano Boeris

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