Salta il concertone di capodanno per l’allerta terrorismo? - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Salta il concertone di capodanno per l’allerta terrorismo?

concerto-capodanno-2016-roma-negramaro-litfiba-770x513Controlli, servizi di vigilanza e posti di blocco ulteriormente rafforzati per il timore di attentati terroristici dopo il gravissimo attacco al mercatino di Natale di Breitscheidplatz, nel cuore della vecchia Berlino Ovest, che ha lasciato sull’asfalto dodici morti e 48 feriti. Allerta massima attorno ai monumenti e al Vaticano, ma anche nelle occasioni di grandi raduni come i festeggiamenti in piazza per l’ultimo dell’anno. Rimodulato il sistema di sicurezza per scongiurare l’emulazione a partire dalle «misure passive», prevedendo la possibilità di utilizzare anche dissuasori, barriere new jersey e transenne, e valutare – nel caso non fosse possibile garantire la massima sicurezza – che alcune manifestazioni possano essere vietate o spostate in altro luogo.

Sono le principali indicazioni contenute nella direttiva trasmessa dal capo della polizia, Franco Gabrielli, in accordo con il ministro Marco Minniti al termine della riunione che si è svolta al Viminale, convocata d’urgenza dopo l’attentato di lunedì sera a Berlino. A prefetti e questori è stato chiesto di convocare i Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica provinciale (previsto oggi a Roma) e in quella sede di controllare ogni situazione di possibile rischio, per predisporre misure di sicurezza idonee. Il prefetto Paola Basilone sta verificando tutti gli eventi in programma compresa la messa di Natale a San Pietro. Più di tutti potrebbe essere a rischio il concertone di Capodanno (già in attesa in Campidoglio di conoscere le sorti della manifestazione musicale: le buste con le proposte per l’evento in strada la notte di San Silvestro, infatti, sono state aperte solo lunedì).

I provvedimenti possono andare dalla predisposizione di zone di rispetto e prefiltraggio in caso di particolari eventi al posizionamento di barriere fino alla possibilità di vietare o spostare le manifestazioni in luoghi più sicuri. «Nel corso della riunione – spiegano dal Viminale – si è concordato di tenere alto il livello di attenzione intensificando le misure di vigilanza e di sicurezza a protezione degli obiettivi ritenuti più a rischio. Ma anche rafforzare i controlli nelle aree di maggiore afflusso di persone in occasione dello svolgimento di eventi o cerimonie previste per le prossime festività natalizie nonché verso luoghi che notoriamente registrano particolare afflusso di visitatori». Infine, su richiesta del ministro Minniti, il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa) sarà riunito in seduta permanente. C’è da dire che con la fine del Giubileo, che aveva visto misure di sicurezze straordinarie e il rafforzamento di militari e polizia stanziato nelle strade della città, l’ex ministro degli Interni Angelino Alfano, aveva già garantito che i rinforzi arrivati nel 2015 sarebbero rimasti a presidiare Roma e gli obiettivi sensibili, così da non sguarnire le altre attività di pubblica sicurezza. Per questa ragione, dei 2300 militari impiegati in questo periodo (alla fine ne sarebbero dovuti rimanerne mille) si è deciso di lasciarne 2000.

Allo studio su uno scenario più cittadino c’è il rafforzamento del controllo dei mezzi pesanti (come i Tir), ma anche pullman turistici e autobus di linea. Verifiche più incisive nei parcheggi (anche quelli dei centri commerciali) e nei cosiddetti stalli. Sotto la lente di ingrandimento anche gli autisti e i loro turni di lavoro. Ai raggi x non solo Roma, rafforzati i controlli anche per gli eventi alle porte della Capitale. Misure di sicurezza più rigide nei mercatini di Natale, presepi viventi e attività ludiche legate alle feste in arrivo.

Il ministero ha chiesto anche l’intensificazione dell’attività infoinvestigativa. Oltre alle sedi istituzionali, alle ambasciate e ai consolati, sono considerati a rischio i centri di cultura, le scuole straniere e gli uffici turistici. E soprattutto gli aeroporti, dove i controlli sono raddoppiati già negli ultimi mesi. La minaccia jihadista potrebbe arrivare con un passaporto inglese o, addirittura, dall’area Schengen. E il livello di attenzione è stato innalzato nei confronti di personalità legate a Usa, Israele, Gran Bretagna, Iran e Iraq e alle loro residenze, «al fine di prevenire eventuali azioni delittuose».

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