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Mazzette alle Asl dai centri privati, lo scandalo si allarga

sanita-scandaloLa corruzione della Asl Roma 1, prima di arrivare in Senato, si è fermata anche alla Pisana. Oltre al senatore Antonio Angelucci, accusato di traffico di influenze, tra gli indagati dell’inchiesta dei carabinieri del Nas c’è anche il consigliere regionale Pietro Sbardella, del gruppo misto.

Il figlio del padre e padrone della Dc romana, Vittorio, soprannominato “lo squalo”, avrebbe ricevuto, secondo la ricostruzione degli investigatori, un finanziamento di 20mila euro per promuovere una delibera regionale che agevolasse alcuni centri diagnostici. E tra questi, ovviamente, figurano quelli di Mario Dionisi, l’imprenditore finito in carcere ieri insieme a due dirigenti della Asl Roma 1: il suo centro, analisi, “Diagnostica Medica” di piazza Risorgimento, avrebbe avuto un ingiusto profitto di oltre 4 milioni di euro. Dovuto al giro di corruzione grazie al quale si procurava una fitta clientela.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pubblico ministero Corrado Fasanelli, conta 19 indagati, di cui nove colpiti da custodia cautelare (tre in carcere e sei ai domiciliari). Oltre all’imprenditore, a Regina Coeli, sono finiti anche Maurizio Ferraresi, presidente della commissione medica locale della Asl Roma 1, e Claudio Cascarino, direttore del servizio tecnico della stessa Azienda sanitaria. I due, si sarebbero fatti pagare mazzette per favorire alcuni interessi privati. Ferraresi, in particolare, dirottava tutti i “pazienti” della sua commissione medica da lui guidata (per lo più persone alle quali era stata ritirata la patente per abuso di alcol e droga) al centro medico di Dionisi. Una “pubblicità” per la quale l’uomo si faceva pagare 5000 euro al mese. Denaro in nero, «per forza! So’ mazzette», spiegava l’imprenditore alla figlia. Anche se il sospetto degli inquirenti è che non sia stato l’unico a prendere i soldi. E che forse quella stecca fosse da dividere con altri che, però, ancora non sono stati identificati.

Cascarino, invece, era l’uomo degli appalti. Uno che di denaro ne gestiva parecchio. Il gip Massimo Di Lauro, nell’ordinanza scrive che dalle intercettazioni «emerge una realtà sconcertante: è Cascarino che prende l’iniziativa con gli imprenditori». Tanto da suggerire a uno di loro «te devi comprà un biglietto per vincere alla lotteria». Un modo per insistere affinché l’imprenditore in questione, Alessandro Federici (ai domiciliari), accreditasse online la sua azienda per poter partecipare a una gara da 14 milioni di euro per lavori di edilizia e manutenzione della Asl Roma 1.

L’architetto sa che di potere ne ha parecchio, tanto da definirsi lui stesso «quello con il coltello dalla parte del manico» o «il re», È lui, stando alla ricostruzione degli inquirenti, a suggerire agli imprenditori di partecipare al tale bando, di dividere la torta con gli altri. Una spartizione che, come teorizzato da Cascarino, serve a non scontentare nessuno. «Poi c’ho
una ristretta cerchia di amici e a rotazione… una volta lo prendi te, una volta lo prende l’altro…quando uno lo prende, l’altro si prende una fetta di supporto».
Il quadro che viene dipinto della sanità laziale è desolante. Tra gli indagati c’è anche il direttore generale della Asl Rm 4: Giuseppe Quintavalle, accusato di traffico di influenze. E altri dipendenti della sanità sono ancora in fase di identificazione.

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