Guido Gusso, un testimone d'eccezione del Santo Giovanni XXIII - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Guido Gusso, un testimone d’eccezione del Santo Giovanni XXIII

guidogussoNon capita tutti i giorni di trovarsi a tu per tu con una persona che nella vita ha avuto l’onore di stare accanto ad un Papa, ancor meno capita di conoscere un testimone che ha vissuto momenti importanti, pubblici e privati di un Santo. Il papa in questione è il Santo Giovanni XXIII e la persona che lo ha conosciuto da vicino, Guido Gusso, Aiutante di Camera di Sua Santità. L’incontro è avvenuto grazie alla disponibilità e cortesia del Signor Gildo che ci ha messo in contatto. L’appuntamento è stato davanti al negozio di numismatica di quest’ultimo. Subito dopo essermi presentato, ho esternato la mia gioia e lui, con fare bonario e un gran sorriso, mi ha risposto: “Non sono mica Papa Giovanni!”. Abbiamo iniziato una conversazione molto amichevole e diretta. Ho raccontato al Signor Guido la mia meravigliosa esperienza fatta a Ca’ Maitino (Bergamo) con le suore che curano la Casa del Santo Giovanni e gli incontri avuti con Monsignor Capovilla, suo personale Segretario ed ancora, l’incontro con Papa Francesco a Santa Marta e l’emozione provata. Quando gli ho espresso il mio desiderio di conoscerlo attraverso un’intervista lui, molto apertamente, mi ha detto che avrebbe preferito che prima leggessi il suo libro e poi, eventualmente, lo contattassi per eventuali delucidazioni. “Tutto quello che avevo da dire l’ho scritto nel libro”, mi ha detto, ed io ho rispettato la sua volontà. Assieme al Signor Gildo siamo andati a prendere un caffè e tra i due sono cominciati ad emergere i ricordi di una vita passata tra le alte mura del Vaticano. Aneddoti che avrei continuato a sentire per ore ed ore. Nel suo libro “Il Santo che ha cambiato la mia vita – Angelo Giuseppe Roncalli”, Guido, classe 1931, ripercorre diverse tappe del suo percorso di vita assieme al Cardinal Roncalli e poi, dal 1958, a Papa Giovanni XXIII. Molti gli episodi scritti e che in parte mi sono stati raccontati durante l’incontro. Il primo riguarda la nomina a Vescovo del futuro Giovanni Paolo I, Don Albino Luciani. Giovanni XXIII, ha raccontato Guido, nella cerimonia di consacrazione, si mostrò con un volto provato, che di tanto in tanto si lasciava andare a smorfie di dolore. Avvicinatosi per sincerarsi di quanto stava avvenendo, venne con ferma gentilezza “rassicurato ed allontanato” da Papa Giovanni che rispose di non preoccuparsi e che lo avrebbe informato successivamente. A quel punto, reso partecipe anche Don Loris Capovilla, Guido non perse di vista lo sguardo del Santo Padre che continuava a lasciar trapelare momenti di dolore. Terminata la lunga funzione, arrivati davanti alla Pietà di Michelangelo, il Sommo Pontefice scese dalla sedia, continuando a manifestare uno stato di malessere. Né lui, né Don Loris furono in grado di capire cosa arrecasse tanto fastidio a Papa Giovanni, nonostante le ripetute domande che però non trovavano risposta alcuna tranne un “dopo te lo dirò, Guido!”. Giunti nell’appartamento, Guido tolse le scarpe al Pontefice e lì Giovanni disse: “Ecco, ora posso dirti cosa mi provocava tanto dolore. Metti la mano all’interno e arriva fino alla punta”. Con enorme stupore Guido si accorse che alla fine della scarpa era presente un chiodino, distrattamente lasciato dal calzolaio, che toccava il piede del pontefice arrecando una notevole sofferenza. “Peccato”, disse Papa Giovanni “questo dolore mi ha impedito di godere di una così bella cerimonia”. Un altro episodio raccontatomi in quell’arco di tempo breve ma intenso (e che è riportato anche nel libro) riguarda la consegna della macchina per il Papa da parte degli ingegneri della Mercedes-Benz. La vettura in questione, destinata a passare alla Storia in quanto spesso e volentieri fotografata o ripresa nei filmati dell’epoca, era la “Mercedes Benz 300”. L’autoparco del Vaticano era fornito di macchine estremamente lussuose e di notevole cilindrata, tutte tenute in ottimo stato. Non solo Fiat ma anche Chrysler e Cadillac. Il ricordo di Guido va a quando fu chiamato, qualche tempo prima della consegna ufficiale, da alcuni colleghi dell’autoparco per presa visione della nuova vettura. Presenti, come detto, anche diversi ingegneri della casa tedesca. L’auto era dotata delle tecnologie più avanzate dell’epoca: servosterzo, freni di modernissima concezione e addirittura il cambio automatico. Ma dopo una prima fase d’entusiasmo Guido scorse subito il difetto; la vettura era totalmente chiusa, con la poltrona papale posta sul fondo e ciò la rendeva inadeguata per le funzioni che avrebbe dovuto “svolgere”. Racconta sempre Guido: “Mi presi l’ardire di far notare ai dirigenti tedeschi lì presenti che una macchina così concepita, avrebbe soltanto ingrandito l’autoparco già in larga parte inutilizzato. Notato un certo stupore li accompagnai nella rimessa dove c’erano Fiat, Ford, Renault, tutte con tetto rigido. A quel punto i dirigenti, attraverso un rapido giro di telefonate con la casa madre, comunicarono che la consegna doveva considerarsi momentaneamente sospesa. I rappresentanti della Casa tedesca mi chiesero se fossi disponibile a collaborare con loro e così li resi partecipi di ciò che doveva realmente servire: un accesso comodo e sicuro che avrebbe richiesto una modifica indispensabile, ovvero il tettuccio apribile con possibilità di chiusura facile e rapida”. Fu così che la nuova “Mercedes 300” venne portata in Vaticano nel Natale del 1960. Questi sono solo due dei tanti ricordi scambiati tra Guido e il Signor Gildo e che ho potuto ascoltare con grande interesse a due passi dal Colonnato di Piazza San Pietro. Certo che sentire da chi ha vissuto in prima persona emozioni ed esperienze così forti è un vero privilegio! La realtà vaticana non è facile e non lo è mai stata nemmeno sotto Papa Giovanni e gli altri Pontefici fino all’attuale Papa Francesco. Sta di fatto che queste persone che sono state così vicine alla figura più importante del mondo, rappresentano una ricchezza enorme in termini di “memoria storica” e mi piacerebbe se in futuro ci fosse ancora modo di poter stringere la mano ad un testimone d’eccezione come il Signor Guido Gusso.  Stefano Boeris

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