Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Abbandonata dal governo e dalla politica la capitale è allo sbando

 Basta!… Non se ne può proprio più, in questa nostra città, dello stato di abbandono in cui è lasciata da chi dovrebbe guidarla. Dispiace dirlo, e lo stiamo ripetendo quasi ogni settimana con sempre più forza, ma la “rivoluzione grillina” nella quale i tre quarti degli elettori romani avevano riposto le loro speranza di veder rinascere la città non sta proprio dando i risultati sperati. Perché, diciamolo subito, quella “rivoluzione” non c’è stata né se ne vedono – a quasi un anno di distanza!!! – le premesse. Tutto come prima? No, almeno apparentemente è ancora peggio. Le buche, le auto in terza fila, la mancanza di posti negli asili, le code agli sportelli capitolini, gli autobus che non arrivano mai e le strade sporche erano da decenni una costante, quasi “una regola”. Accettata dai romani, volenti o nolenti, come una fatalità cui non si può sfuggire fino a quando non hanno creduto – e questo è stato il “miracolo”, o meglio la “speranza grillina” – che le cose potessero cambiare.

 

Una speranza alla quale molti non osavano all’inizio neppure credere, tanto appariva audace e rivoluzionaria. Poi, gettando il cuore oltre l’ostacolo, quasi tutti si sono sforzati di “crederci”. La giunta grillina faticava a nascere? Si concedeva la scusante dell’inesperienza. Gli assessori venivano scambiati come figurine? Si faceva notare che spesso le persone cambiate erano da anni in Campidoglio e nessuno aveva mai messo in causa le loro capacità e onestà. Il “no” alla candidatura alle Olimpiadi del 2024? Una scelta che molti romani non condividevano ma che hanno accettato sperando fosse l’inizio della “rivoluzione grillina”. Trasporti da terzo mondo e una pulizia delle strade – buche comprese – da quinto mondo? tutti hanno riconosciuto che ci voleva, ci vuole tempo. Del resto lo sanno tutti che Roma non fu costruita in un giorno.

 

Ora, però, le scusanti cominciano a diventare merce rara. Anche perché, quasi un anno dopo, non si colgono neppure i segnali premonitori di un cambiamento. O meglio, di cambiamento si parla in continuazione ma i progetti rimangono parole, non si trasformano nell’inizio di fatti concreti. Alzi la mano che può elencarne. Un giorno i centurioni sono scacciati dalle strade e il giorno dopo vi rientrano. Un giorno si garantisce che gli ambulanti dovranno rispettare delle regole precise e il giorno dopo si scopre che la realtà è tutta il contrario, che in certi quartieri (in testa Trastevere, ma la lista sarebbe lunga…) ci sono tanti ambulanti abusivi che non si   può neppure camminare.E le strade invase dai tavolini dei bar e dei ristoranti? Persino i “barbari”, e questo comunque non dipende dalla Giunta pentastellata, che oltraggiano monumenti (i tuffi di turisti nudi nella fontana di Trevi…)  sono in aumento.

 

Roma, insomma, perde i pezzi. E non soltanto in senso figurato. A Porta Portese sono state poste in vendita le lampade che illuminavano una volta le strade di Roma, ora sostituite da contrastatissime lampade a led, sparite non si sa come e perché dai magazzini del comune. Si è scoperto infatti che l’azienda incaricata di smontarle le vendeva direttamente, a chi le chiedeva, ad alcune decine di euro. A Porta Portese il prezzo è stato inizialmente di una settantina di euro poi  saliti a 200 euro quando il numero dei clienti è aumentato. Allertati dai dei cittadini, i vigili urbani sarebbero alla fine intervenuti , a quanto risulta, per sequestrare un certo numero di lampade. Ma non è incredibile che l’arredo urbano della città venga svenduto nei mercatini al primo che passa? Certo non si chiede a Virginia Raggi di fare la guardia di persona ai beni capitolini, ma la svendita delle lampade è soltanto l’ultimo segno, in ordine di tempo, del decadimento della città.

 

Un decadimento a cui le opposizioni guardano senza muove un dito, in nome di una politica del tanto peggio tanto meglio. Li abbiamo mai visti, i rappresentanti dei partiti che si erano presentati alle elezioni del giugno scorso in competizione con il M5S darsi da fare per elaborare un progetto di gestione della città alternativo a quello dei grillini? Assolutamente no. Alfio Marchini è desaparecido al 100 per 100, visto che pare ormai non giochi neppure più a polo. Giochetti, che pure in passato sembrava quello più attento al dramma di Roma, sembra ormai accasato nel Giglio Magico di un Matteo Renzi in procinto di ridiventare segretario del Partito Democratico e poi premier. Anche Rutelli, che “da fuori”, distribuiva in campagna elettorale consigli su come ”fare grande” Roma è scomparso, la sua alternativa sarebbe quella di diventare, grazie all’amico premier Gentiloni Silverj, direttore generale dell’Unesco.

 

A destra il vuoto è speculare, con un Tajani, ormai presidente del Parlamento europeo, sempre più disinteressato alla capitale e la destra ex fascista (?) ridotta a picco frammenti. In genere chi scrive un editoriale giunge poi una conclusione. In questo caso, lo confesso, non ho proprio cosa scrivere. Ci sarebbe soltanto da piangere, o da fare veramente la rivoluzione. Una rivoluzione culturale, di comportamenti. Basterebbe guardarsi intorno, cercare di capire perché Torino funziona (anche lì c’è una sindaca grillina, la Appendino), perché a Milano sui progetti strategici per la città  le diverse forze politiche lavorano insieme; e a Roma, invece, aspettano soltanto il crollo della Raggi.  Le colpe ci sono, sono tante, e da tutte e due le parti, maggioranza ed opposizioni. Speriamo soltanto che, se si andrà presto alle elezioni politiche, una situazione del genere non si riproduca a livello nazionale. Mentre Roma affonda sempre più.

Carlo Rebecchi

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