A tu per tu con un tassista - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

A tu per tu con un tassista

 Giornali e tg hanno parlato di tassisti che  stanno organizzando per protestare contro un sistema che sembra andare a vantaggio di pochi e a discapito di molti. Informazioni a valanga, spesso date in maniera confusa e superficiale possono portare ad una visione alterata del problema e ad un’ulteriore confusione nella mente di chi ascolta. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, ha proposto una bozza di decreto contro l’abusivismo che prevede il rientro in rimessa per gli N.C.C. (Noleggio con conducente) se non hanno prenotazioni. Ma lo “scontro” non è solo tra Tassisti ed Autisti NCC; esiste anche il problema “Uber” che sembra essere una vera e propria minaccia per chi con mille sacrifici ha acquistato una licenza. Per provare a fare un po’ di chiarezza, abbiamo pensato di dare voce ad un “addetto ai lavori”, Angelo Burchiella, che lavora come tassista a Roma con il “Pronto Taxi 6645” e che ci ha raccontato la sua storia.

Angelo, quanti anni hai?

44.

Quanti anni sono che fai il tassista?

18, il prossimo maggio.

Che cosa significa fare il tassista a Roma?

Fare il tassista a Roma per me è un piacere, è una cosa che mi soddisfa e mi emoziona. Colloquiare con la gente…è un bel lavoro!

E anche un lavoro faticoso…

Sì, specialmente nei periodi di maggior traffico e con le buche che ci sono.

Tu fai i turni anche di notte?

No. Faccio solamente la mattina ed è un turno abbastanza difficile. Mi spiego: noi lavoriamo intensamente dalle 8 alle 9, quando ci sono le scuole ed il traffico aumenta. L’estate un pochino meno e comunque gli incassi non sono mai quelli che vengono decantati in televisione dove si fa molta pubblicità ma gli incassi reali non vengono mai controllati.

A proposito di incassi, ottenere una licenza significa effettuare una sorta “d’investimento”. Ci sono tassisti che richiedono l’apertura di mutui alle banche. Ma l’acquisizione di una licenza è possibile solo attraverso questa “strada” o ci sono altri sistemi?

Allora, anzitutto per ottenere una licenza taxi bisogna avere la patente, aver superato i 21 anni d’età, conseguire il C.A.P. (Certificato di Abilitazione Professionale), dopodiché bisogna effettuare un esame alla Regione, il famoso “Ruolo” (la legge quadro 21/92) dove noi ci battiamo, e da lì si può fare richiesta per la licenza.

La licenza ha un costo?

Sì ed è un costo che io ho “affrontato” nel lontano 1998. Non ti dico il prezzo comunque il mutuo l’ho dovuto prendere.

Però se si parla di mutuo il costo non deve essere “lieve”…

Beh, in quegli anni erano bei soldini, adesso i prezzi sono un pochino calati a causa di tutta questa confusione che si sta creando addosso alla categoria e molte volte veniamo additate come persone “poco carine”.

Tu hai parlato di “confusione”. In questi giorni c’è uno scontro che porta a degli scioperi, tra voi, gli N.C.C. ed Uber, questa nuova realtà che sta prendendo piede anche qui in Italia. Voi che cosa chiedete?

Con la nuova regolamentazione che stiamo facendo noi chiediamo di non equiparare il servizio N.C.C. al Taxi. Il Taxi è un servizio da piazza, mentre il noleggiatore è un piccolo imprenditore e non è come il Taxi. Noi non vogliamo che l’N.C.C. possa svolgere lo stesso lavoro che svolgiamo noi che siamo “da piazza” perché altrimenti si creerebbe confusione tra la gente.

La differenza sostanziale tra voi e gli N.C.C. sta nel fatto che i Taxi possono prendere persone non solo nelle stazioni apposite ma anche per strada se qualcuno vi ferma, mentre il noleggio con conducente no, è così?

Il regolamento prevede che io, come taxi, debba stare allo stazionamento. Se sono in prossimità del parcheggio devo rispettare chi è fermo lì, dunque il cliente deve andare al posteggio. Per quanto riguarda gli N.C.C. c’è l’obbligo di rientrare alla rimessa, cosa che loro puntualmente non fanno, ma si posizionano davanti ad un albergo con la scusa di essere stati chiamati, consapevoli che non saranno mai passibili di controlli.

Voi avete un tassametro. Anche gli N.C.C.?

Sì noi abbiamo un tassametro omologato dal Comune di Roma e dai Vigili Urbani, la squadra 21. Per quanto riguarda l’N.C.C. si adotta la tariffa “predeterminata” ovvero l’accordo col cliente prima del viaggio.

La licenza che tu, in quanto tassista, devi possedere è quella del Comune di residenza, in questo caso Roma, ma questa regola vale anche per gli N.C.C. o invece questi possono operare anche con licenze rilasciate da altri comuni?

No, l’attuativa che stiamo contestando è proprio questa: il noleggiatore deve prendere la corsa nel suo comune di residenza per poi, col cliente, venire anche a Roma, ma una volta lasciato quest’ultimo, deve ritornare alla rimessa nel suo paese. Facendo un esempio: se un N.C.C. viene da Tivoli a Roma, può lasciare il cliente e magari anche aspettarlo se ha la corsa, altrimenti ha l’obbligo di rientrare alla rimessa. Con la normativa al vaglio del Governo tutto questo dovrebbe scomparire. Ciò significa che una volta lasciato il cliente, l’autista potrebbe essere libero di operare sul suolo cittadino ossia di stazionare sulla strada pubblica e questo non va bene.

Quindi può prendere i clienti che trova in città?

Esatto! E questo non va bene!

Abbiamo accennato poc’anzi ad un’altra realtà, quella di Uber. Di cosa si tratta?

Uber è una Società Californiana, insediatasi a Roma nel 2014 che sta cercando di espandersi. Va detto però che le tasse vengono pagate in California, pur stando in Italia e dunque non è una realtà che può continuare, almeno secondo il mio modo di vedere. Se le tasse vengono pagate all’estero, allora l’intera struttura deve operare in territorio Americano, dove è stata fondata e non qui in Italia.

Quali requisiti occorrono per diventare autista Uber?

Da quello che so io, Uber sostiene che sia sufficiente essere in possesso di una macchina normale e farsi dare i soldi. Ti premetto però che c’è stata una sentenza del tribunale di Torino, la scorsa settimana, che ha cancellato definitivamente il servizio “Uber Pop” ovvero il servizio che prevede la figura di un autista a bordo di una normale macchina, come potrebbe essere la tua, che prende una persona a bordo e si fa pagare. Questo in Italia non si può fare!

Mentre, prima di questa sentenza, chiunque poteva improvvisarsi autista?

In realtà c’è stata anche una precedente sentenza a Milano in cui si sottolineava l’illegalità di “Uber Pop”. E’ un servizio che non si può e non si potrà fare. Ciò che noi contestiamo è il servizio Uber in quanto tale. Le “Uber black” sono quelle macchine con noleggiatore, in possesso di licenza, che possono operare a patto che non stazionino per la strada. Su questo c’è una discussione anche tra noleggiatori con licenza del Comune di Roma e noleggiatori con licenze “esterne”. Le auto con licenza presa in altri comuni che operano nella nostra città sono veramente tante: si parla di quasi 4.500 licenze prese fuori Roma che tolgono il lavoro a noi e alla categoria N.C.C.

Quando si parla di tassisti c’è sempre chi storce un po’ la bocca, convinto che la vostra sia una categoria privilegiata in termini remunerativi e che ci sia la tendenza comune a gonfiare i prezzi delle corse. Va detto però che il vostro lavoro vi porta a correre dei pericoli anche seri, specialmente la notte, perché il cliente che sale in macchina è un illustre sconosciuto.

Ma i guadagni sono veramente così alti o è solo una leggenda metropolitana?

Cominciamo dai guadagni: io ho visto un servizio delle “Iene” e mia moglie – io sono sposato e ho due figli – mi ha domandato: “Ma tu guadagni tutti questi soldi e a me me mandi a lavorà?” Io le ho risposto che tutti questi soldi non li ho mai guadagnati. Poi sono venuto a sapere, tramite contatti, che questo servizio fatto dalle “Iene” è stato fatto appositamente per danneggiare la categoria dei taxi. Parlando invece della sicurezza, è notizia di una settimana fa che una nostra collega è stata rapinata in via Casilina e poi, un anno fa ci fu la notizia di un’altra collega che venne stuprata a “Piana del Sole” (frazione di Roma su via Portuense in zona “Ponte Galeria” n.d.r.) e lì veramente ci siamo tutti arrabbiati con questo “signore” che si è comportato in quella maniera, però non sappiamo mai a priori chi prendiamo in macchina. Io non sono mai stato vittima di rapine ma ti posso assicurare che la paura è tanta specialmente la sera quando escono dagli ospedali e non sai mai chi prendi. Ti posso raccontare un aneddoto che mi è capitato nel 2000: erano circa due anni che svolgevo questo lavoro, mi trovavo nella zona di San Pietro e ci fu la chiamata via radio per una corsa. Arrivato, trovai una pattuglia di vigili urbani che mi voleva obbligare a prendere una nomade che, detto alla romana, se l’era fatta sotto con tutti i gioielli e la dovevo riportare al campo nomadi della barbuta. Io mi rifiutai ed il vigile contestò questo mio atteggiamento in quanto, essendo servizio pubblico, non potevo non prenderla, pena un rapporto che poi, fortunatamente, non fece, anche grazie all’intervento di un poliziotto sopraggiunto in mia difesa. Questi spiegò che semmai il mezzo da chiamare doveva essere un’ambulanza non un taxi.

Esiste la possibilità nelle vetture di installare un sistema di sicurezza per voi autisti come ad esempio avviene sui taxi inglesi, per lo meno quelli storici, che hanno un vetro che separa il conducente dal cliente?

Guarda, in questo momento di studi ce ne sono tanti. Come avviene a Londra non è possibile perché, tu lo sai benissimo, noi abbiamo delle Multiple, delle Fiat 500, delle Toyota, che sono macchine non sufficientemente larghe da permettere l’installazione di un vetro. Abbiamo però dei sistemi per essere rintracciati tra cui il famoso GPS, in cui basta una spinta con il piede vicino alla frizione per far partire un segnale che contatta la centrale ed in tempo reale vieni localizzato. Nel giro di 3-4 minuti o anche prima, arriva la volante della Polizia.

Quanti taxi ci sono a Roma attualmente?

Al momento ce ne sono 8000.

Al momento le licenze sono “bloccate” oppure è possibile fare domanda? Penso ad esempio alla situazione che accadde sotto la Giunta Veltroni in cui ci fu una concessione di nuove licenze taxi.

Questo dipende dal Comune di Roma, non certamente dalla nostra categoria. Certo è che noi, quando furono rilasciate le licenze da Veltroni, avevamo chiesto una certa concertazione della categoria per far in modo di stabilire cosa fare con quelle 1000 licenze, se aumentarle in caso di una richiesta maggiore o fermarsi lì ed invece il Sindaco Veltroni disse di volerne 2.600 perché la cittadinanza ne aveva bisogno. E’ vero che la città si è espansa tanto negli ultimi vent’anni; è vero che la realtà non è più quella di una volta ma è vero pure che adesso, quando ci troviamo in momenti di poco lavoro, stiamo fermi anche un’ora o un’ora e venti ad un parcheggio e questo ci costa molto.

Quando la gente si lamenta perché il taxi non arriva o perché è costretta a stare minuti e minuti al telefono cosa ti senti di dire?

Io ti dico questo: io faccio parte di un radiotaxi noto a Roma (Pronto Taxi 6645 n.d.r.) che non è il più grande ma è la seconda centrale della Capitale e ti posso assicurare che quello che dice la gente in parte potrebbe essere vero, ma è altrettanto vero che noi combattiamo molto con il traffico. Se devo fare 200 mt di strada ed ho un furgone dell’AMA davanti che deve scaricare l’immondizia, non posso pretendere di avere il percorso libero perché quell’autista sta lavorando né più né meno come sto lavorando io, e da romano a romano quello mi risponderebbe “aoh io sto a lavorà come stai lavoranno te!”, perciò devi attendere ed è lì che il cliente perde la pazienza. La gente però non conosce il nostro regolamento interno: se io al cliente do 4 minuti di attesa ed arrivo al sesto, posso prendere rapporto dalla centrale perché non ho rispettato il tempo prestabilito. Quel rapporto si può trasformare in giorni che mi vengono tolti dal Radiotaxi. Attenzione però, bisogna fare una differenza: il radiotaxi è una cosa, il lavoro è un’altra. Radiotaxi vuol dire sospensione. Io per 4,5,3,2 giorni non posso ricevere chiamate via radio né annunciarmi perché sono sospeso. Questo forse è un aspetto che la gente non sa e che dovrebbe cominciare a conoscere.

Si può essere tassista senza fare parte di un radiotaxi o le due cose devono assolutamente andare di pari passo?

No assolutamente! Il Taxi può essere anche “isolato” come diciamo in gergo. Ci sono colleghi che non vogliono il radiotaxi ma pagano regolarmente le tasse. Attenzione, adesso ci sono realtà come Mytaxi, un’altra applicazione che ha circa un anno ed è gestita dalla Mercedes, però io non faccio parte di questo per cui non ti posso dire altro.

Quant’è unita la vostra categoria? Mi spiego meglio: voi in questi giorni avete fatto degli scioperi. Vi sentite uniti o anche tra voi ci sono delle persone che magari preferiscono continuare a lavorare anche in caso di sciopero?

Guarda, nell’ultimo sciopero fatto, fonti sindacali mi hanno parlato di un 95% di adesioni. Il 5% era dovuto al fatto che il Presidente del più grande Radiotaxi di Roma aveva deciso di rinunciare allo sciopero in quanto l’accordo sottoposto dal Governo ai Sindacati, secondo lui aveva una valenza. I colleghi però sono stanchi di queste chiacchiere. Ai tempi delle licenze avevano detto che ci avrebbero difeso ed invece siamo andati allo sbando. Devo dire però che il 95% è indice di una categoria compatta.

Come vedi il futuro?

Il futuro…eh (sorride)…bella domanda! Il futuro lo vedo incerto. Dal punto di vista lavorativo, incerto! Dopo vent’anni ti posso assicurare che ci sono troppe applicazioni e secondo me la questione andrebbe un po’ ridimensionata. Mi piacerebbe molto vedere più controlli da parte del gruppo intervento traffico mentre allo stato attuale quando magari chiamiamo per qualche motivazione, la risposta è sempre la stessa: “Richiama perché al momento non ci sono agenti in giro”.

Chiudiamo con una battuta: c’è IL tassista e c’è anche LA tassista. Chi è meglio dei due?

Beh guarda, ultimamente viene sempre presa di mira LA tassista perché sicuramente è una persona molto più educata a differenza del tassista (uomo) che passa invece per maleducato. Sai, noi tassisti quando lavoriamo abbiamo anche un nostro linguaggio. Le tassiste sono sempre più educate ma tieni presente che molte colleghe sono mogli di tassisti per cui anche loro ti rispondono a tono.

E al volante chi è che se la cava meglio?

Beh, ultimamente devo dire che ho visto alcune colleghe fare certe manovre che io non mi potrei neanche immaginare. Però siamo tutti bravi!

Grazie!

Prego!

Stefano Boeris

email


Leggi anche…




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *