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Rieti, fa caldo e l’Asl riduce i posti letto al de Lellis

RIETI - Ospedale San Camillo De Lellis

RIETI – Ospedale San Camillo De Lellis

Due mesi di solleone e temperature africane e al de Lellis – dove per dovere di cronaca non tutti i reparti sono ancora dotati di impianto di refrigerazione – si annuncia da domani una profonda riorganizzazione tra le divisioni ospedaliere per fronteggiare da una parte la necessità di garantire una degenza la più possibile confortevole ai malati e, dall’altra, la fruizione delle ferie al personale.

Temi, questi, oggetto ieri di una lunga riunione tra il commissario Mariella D’Innocenzo, il direttore sanitario Paolo Anibaldi e le organizzazioni sindacali. Un vertice dal quale è scaturita la necessità di spostare i posti letto di «Medicina fast» (la medicina di emergenza-urgenza) nel reparto di Geriatria e non a Pediatria, come in un primo momento prospettato dal commissario D’Innocenzo. Una decisione alla quale si è opposto con forza il direttore sanitario – la promiscuità di malati adulti con bambini è da codice rosso – ma che, di fatto, limita ugualmente la disponibilità dei posti letto al de Lellis di almeno 30 unità. Ciò significa che, se c’è la necessità di ricoverare persone e non ci sono posti letto sufficienti, il malato dovrà necessariamente essere spostato in altre strutture del Lazio o, secondo le capacità ricettive, a Terni o L’Aquila.

Ma il timore più grande di operatrori sanitari e sindacati, in questa storia, è che la necessità di «stringere» e accorpare reparti, tagliando posti letto perché Medicina non ha l’aria condizionata, possa andare oltre i due mesi estivi prospettati ed essere solo il primo passo – esplorativo possiamo definirlo – dell’introduzione in Medicina e, di riflesso, all’intero de Lellis di quel sistema chiamato «intensità di cura» che riunisce malati con varie problematiche, trattati e trattenuti in reparto ognuno secondo le priorità di assistenza.

Un sistema che garantisce soprattutto un minore dispendio di personale e risorse economiche (in linea con quanto Roma continua insistentemente a chiedere a Rieti) ma non certo la qualità della cura e dell’assistenza e che, solo per rimanere allo scorso anno, fu tenacemente rifiutato dall’ex direttore generale Laura Figorilli e dal direttore sanitario Marilina Colombo. Vedremo.

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